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Sabato 17 novembre 2018

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Casa madre Teresa a Saluzzo per accogliere i migranti più deboli

Al momento la struttura affidata a “Saluzzo Migrante” ospita 8 uomini che vi rimarranno fino all’8 dicembre

La Guida - Casa madre Teresa a Saluzzo per accogliere i migranti più deboli

Saluzzo – Casa madre Teresa di Calcutta è  punto di riferimento per l’emergenza dentro l’emergenza, per offrire dignità ai migranti più deboli.  Un luogo di accoglienza che ha voluto  il vescovo di Saluzzo, Cristiano Bodo, per rafforzare il ruolo “storico” di ospitalità  della chiesa locale. Una casa che può offrire un rifugio fino a 25 persone.
“Qui sono accolti – spiega  Carlo Rubiolo, coordinatore del centro di ascolto della Caritas Diocesana –  i soggetti più fragili tra quanti giungono a Saluzzo alla ricerca di lavoro: persone malate o bisognose di tutela legale o di assistenza amministrativa. L’intitolazione alla santa albanese – prosegue – allude in modo evidente a una vicinanza spirituale e operativa nell’azione a favore degli ultimi”. La gestione della Casa è affidata a “Saluzzo Migrante”, un’equipe di giovani entusiasti che si è raccolta  intorno al Progetto Presidio di Caritas italiana, finalizzato a creare servizi di accoglienza a favore dei migranti che si spostano da nord a sud lungo tutta la penisola alla ricerca di lavoro in agricoltura. Inaugurata lo scorso luglio, al momento Casa madre Teresa ospita 8 uomini che vi rimarranno fino all’8 dicembre, giorno in cui la casa sarà chiusa, per riaprire a fine aprile del prossimo anno.
“Se tra di loro – assicura Rubiolo – ci sarà qualcuno che avrà  ancora bisogno  di sostegno verrà ospitato in altri nostri luoghi di accoglienza”.  Sono gli stessi operatori Caritas ad individuare chi ospitare  tra coloro che sono più fragili. Un gesto concreto per i tanti migranti che  sono disposti a vivere accampati pur di lavorare anche solo qualche giorno. Le loro radici affondano nell’Africa subsahariana che hanno abbandonato in cerca di un futuro migliore. Arrivano a Saluzzo in tarda primavera, inizio maggio, in cerca di una occupazione nei frutteti,  questo angolo di Piemonte è  il centro principale di uno dei più importanti distretti frutticoli d’Italia. La produzione è abbondante e gli agricoltori per la raccolta ricercano stagionali.  Una forza lavoro che un tempo arrivava dal sud del Paese, poi dall’Est e ora dall’Africa. Si inizia con la raccolta dei mirtilli, si prosegue con le albicocche. La più importante, come quantità, è quella delle pesche da luglio in poi, dopo c’è la raccolta delle mele e e poi è la volta dei kiwi. Come cresce la raccolta, aumenta il numero di giovani in cerca di lavoro. C’è chi è più fortunato e viene assunto per tutto il periodo, da un anno all’altro. Ma per tanti di loro di concreto c’è solo la speranza di essere presi anche solo per qualche settimana. Numeri certificati non ci sono, ma gli operatori della Caritas parlano di oltre 700 giovani.  Sono tutti maschi,  solo da pochi mesi  è arrivata la prima famiglia con bambini. Quest’anno, non senza polemiche, per la prima volta l’amministrazione comunale ha deciso di allestire  in una caserma in disuso un dormitorio per circa 400, oltre ad altri posti in varie case sempre del comune e dei paesi vicini.

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