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Mercoledì 19 giugno 2024

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Muore lo scrittore americano Paul Auster, uno dei grandi della letteratura

Aveva 77 anni, alcune delle recensioni pubblicate da La Guida in questi anni

La Guida - Muore lo scrittore americano Paul Auster, uno dei grandi della letteratura

È morto nella sua casa di Brooklyn, per complicazioni dovute a un cancro ai polmoni, il grande scrittore americano Paul Auster, aveva 77 anni. Considerato uno dei più importanti autori mondiali della letteratura postmoderna, è conosicuto soprattutto per la “Trilogia di New York” ma la sua produzione è lunga varia.
Nato a Newark, nel New Jersey il 3 febbraio 1947 da genitori ebrei originari dell’Europa orientale, dopo la laurea alla Columbia University Auster trascorse un periodo a Parigi vivendo dei lavori più disparati, lezioni private, saltuarie collaborazioni con giornali, traduzioni di opere dal francese, in una precarietà continuata anche dopo il matrimonio con Lydia Davis e la nascita del primo figlio, Daniel, morto qualche anno fa. Nel 1974 si stabilisce a New York e inizia a pubblicare ma è con L’invenzione della solitudine (1982), in cui il ritratto del padre, un uomo “caparbio, opaco, come immune dal mondo”, si mescola a un complesso di voci di scrittori e artisti che lo hanno formato, che il suo nome si impone in modo decisivo nel panorama letterario statunitense prima e mondiale poi, seguito dalla pubblicazione della Trilogia di New York, che comprende Città di vetro (1985), Fantasmi (1986) e La stanza chiusa (1987).

Qui di seguito riproponiamo alcune recensioni dei libri di Paul Auster tutti editi da Einaudi pubblicate su La Guida in questi anni.

Un clochard e il suo cane filosofo

Un cane filosofo e il suo padrone Willy, sognatore, poeta giramondo. Paul Au­ster, narratore, poeta e regista regala un racconto singolare, commovente e i- ronico nel cuore dell’Ame- rica, una storia che sembra autobiografica in cerca del paradiso.
La storia è quella di un cane, Mr Bones, capace di comprendere il linguaggio umano e di vivere i senti­ menti senza compromessi, e del suo padrone un poeta alla ricerca di un quanto meno improbabile succes­ so. Nel viaggio verso un pa­ radiso chiamato Timbuctù, proprio come la città del Mali che negli anni Ses­ santa fu uno dei luoghi i-deali degli hippy, i due cer­cano Tunica persona che abbia mai veramente ap­ prezzato l’arte e il talento di Willy, la sua professores­sa di liceo. Il loro viaggio però si divide: Willy appro­ da forse al vero paradiso e Mr Bones finisce in una nuova famiglia, ricca e bor­ ghese e inizierà per lui una vita diversa.”Mr Bones sollevò la zampa posteriore sinistra e incominciò a grattarsi la rogna che aveva dietro l’o­ recchio. Vide da lontano un uomo e una bambina che camminavano lentamente nella direzione opposta, ma non ci fece caso. Veni­ vano, se ne andavano, e chiunque fossero non cam­ biava niente. Ora la pioggia rinforzavate una leggera brezza incominciò a far vo­ lare nella strada le carte dei dolci e i sacchetti della spe­ sa. Annusò l’aria una, due volte, poi, senza alcun par­ ticolare motivo, sbadigliò. Infine si accoccolò vicino a Willy, diede un lungo respi­ ro e aspettò gli eventi”.
È la saggezza di un filosofo che “aspetta gli eventi” anche se calore, ricchezza e cibo non potranno mai restituirgli l’intimitàvissu­ ta con il suo padrone clo­chard.Auster, autore de “L’in­ venzione della solitudine” e della “Trilogia di New York”, ma anche di film co­ me “Smoke”, “Blue in the face” e “Lulu on the Brid­ge”, racconta un diverso eroe della strada americana “on the road”. In Kerouac per esempio ci sono sem­ pre amici, droghe e alcool, Willy invece è un uomo so­ lo, mentalmente instabile, con un grande talento e una grande sensibilità, è la più pura realizzazione del­ lo spirito dello scrittore, colui che scrive perché de­ ve farlo e non può fare niente di diverso.
E Auster dice “Scrivere. È il mio solo sogno, ma non è affatto un paradiso facile. Ogni volta che inizio un libro provo ancora la sensazione di non essere capace di affrontare una si­ mile prova e penso di esse­ re finito.? Ogni volta devo imparare come scrivere “quel” libro, e l’operazione richiede sforzi nuovi, sen­ sazioni diverse da quelle del passato. Però non ne posso fare a meno. Io esi­ sto solo se scrivo, anche se sono sempre preoccupato, sempre nervoso, sempre terrorizzato”.

Timbuctù
di Paul Auster

Libro delle illusioni

Paul Auster è uno dei più importanti scrittori americani viventi e ancora una volta dimostra le sue doti nel nuovo romanzo che Einaudi, che lo segue dai suoi inizi, ha dato alle stampe. “Il libro delle illusioni” è il titolo che già è significativo e che dimostra una lettura piena e intensa con una tra- ma complessa, intrecciata in modo magistrale, efficace che regge dalla prima al- l’ultima pagina. Protagonista dell’intera vicenda è un professore u- niversitario, David Zimmer, colpito da un gravissimo lutto familiare, la morte del- la moglie e dei due figli in un incidente aereo, che tro- va la forza di superare la tremenda depressione che lo colpisce dopo questo lut- tuoso evento raccontando la storia di un attore del ci- nema muto. Lui, il profes- sore, si lascia andare, beve, si consuma. Fino a quando, per caso, guardando un vec- chio film muto gli scappa un sorriso. Il primo dopo mesi. L’attore è un attore di B movies, Hector Mann, misteriosamente scompar- so da Hollywood. Zimmer decide di scrivere un libro su Mann e riprende a vive- re. Ma, quando il suo saggio viene pubblicato, riceve una visita. E scopre che cosa è davvero successo a Mann. Questa è solo una delle fac- ce della storia, perché della vita del protagonista non seguiamo unicamente la parte professionale: a onda- te la sua vita privata emerge e poi si ritrae per lasciare posto alle relazioni sociali, diventate così difficili, alla redazione della biografia, alla traduzione di Mémoi- res d’outre-tombe di Cha- teaubriand. È così si rac- conta la strana storia dell’attore del cinema muto, Hector Mann, misteriosa- mente scomparso dopo un periodo di relativo succes- so. Morto o ritirato a vita privata e contemplativa, per David ha poca importanza nel momento in cui decide di analizzarne la vita e l’o- pera per arrivare alla pub- blicazione de “Il mondo mu- to” di Hector Mann. Eppure via via diventano importan- ti anche particolari irrile- vanti, dichiarazioni in pas- sate interviste, brani di fil- mati che sembravano scom- parsi definitivamente e che invece ricompaiono all’im- provviso. Hector Mann sal- va involontariamente David il suo biografo, dall’autodi- struzione, e ora lui si trova a dover affrontare il mistero che circonda il vecchio at- tore, ripercorrendone le tracce in Vermont, accom- pagnato dalla sua guida, Al- ma Grund, figlia dell’opera- tore di tutti i film di Hector, la traghettatrice che porterà David definitivamente fuo- ri dal regno dei morti.
Ancora una volta Paul Auster si è dimostrato uno scrittore capace di cogliere le piccole cose senza impor- tanza che, talvolta, nella vi- ta sogliono ripetersi, cri- stallizzandosi in coinciden- ze apparentemente incredi bili.

Il libro delle illusioni
Paul Auster

Un mondo folle avanza nella fatica di un’idea di futuro

Siamo di fronte a uno dei mostri sacri della letteratura mondiale, che dedica il suo libro a un altro grandissimo come Grossman. Un libro straordinario con pagine,
sono 150 in tutto, che lasciano senza fiato per il loro sguardo così vero e insieme così intenso e doloroso sul “male di vivere”.
Al centro del romanzo c’è il dramma della sofferenza fisica e morale, la tragedia della vecchiaia, della malattia e della morte. L’uomo nel buio è August Brill, critico letterario in pensione, 72 anni, vedovo, che ha avuto un grave incidente automobilistico che gli ha lasciato una gamba fuori gioco, vive in una casa tranquilla con la figlia Miriam divorziata e la nipote Katya. Costretto per la maggior parte del tempo in casa e per molte ore a letto, è tormentato dai ricordi, dai drammi della sua esistenza e dalle infelicità delle due donne che più ama al mondo. Dorme poco e spesso nelle notti viene assalito da immagini che cerca di sfuggire raccontandosi delle storie, inventando personaggi, luoghi, vicende “altre” spesso allegre. Entriamo nella sua testa e seguiamo la surreale storia di Owen Brick, prestigiatore un po’ maldestro, che si ritrova in uno spazio-tempo parallelo a quello della sua abituale esistenza in un’America in preda alla guerra civile, una guerra che solo lui può fermare. Il racconto è spezzettato da immagini, pensieri, piccoli fatti della quotidianità fino a un punto in cui la storia nella storia si interrompe e prevale la vita vera. E qui Owen Brick cerca di costruire un’idea di futuro.
E come entra l’11 settembre? Auster che si è sempre tenuto lontano dalla scrittura politica, immagina un mondo nel quale l’11 settembre del 2001 non sia successo niente ma l’America sia andata ugualmente a catafascio con una guerra fratricida da 13 milioni di morti. E questo scenario fa ancora più paura…

Uomo nel buio
Paul Auster

Un autore che scrive di un autore

Prima cosa da dire è che, per affrontare un libro come questo, serve tranquillità e amore alla lettura e anche una bella dose di curiosità. Un’opera monumentale, di ben 935 pagine, che sanno di straordinario: una biografia di un grande autore raccontata, in forma romanzesca ma non solo, da un grande autore. Stephene Crane è un giornalista, scrittore, corrispondente di guerra raccontato da Paul Auster, l’autore americano che è tra i più grandi scrittori viventi. Crane è stato un grandissimo, interessato, nella sua scrittura, soprattutto all’esperienza e alle sensazioni, che descrive con un linguaggio vivido, diretto e spesso metaforico. Morto nel 1900, quando aveva appena 28 anni, ebbe una vita breve ma vissuta a un ritmo frenetico. È l’immagine che Auster evoca con il suo titolo, quello di un giovane vita che brucia brillantemente prima di esaurirsi.
Insomma uno stile che è il contrario di Auster, che però lo ama tantissimo e non ha dubbi sul genio di Crane. Era davvero un prodigio, e la sua voce e il suo stile, acuto, attento, privo di moralismo o sentimentalismo, erano qualcosa di nuovo di zecca nelle lettere americane. E oltre ad essere un grande scrittore, era un superbo reporter di guerra, molto più avanti dei suoi tempi per franchezza, raccontando le atrocità della guerra e sulla sua insensatezza.
Lo straordinario libro di Auster, che non farete fatica a leggere, nonostante la corposità, è un atto d’amore, un omaggio a uno scrittore e alla scrittura. Una scrittura, quella di Crane, incredibilmente diversa da qualsiasi altra cosa fosse venuta prima, con il suo realismo grintoso, ridotto al minimo. Prosa ossea e nessuna morale ordinata. Da non perdere.

Ragazzo in fiamme
Paul Auster

Baumgartner è un personaggio e un libro sorprendente di uno dei più grandi scrittori contemporanei. Sy Baumgartner è un professore di filosofia di 70 anni a Princeton, che è rimasto vedovo di una donna che ha amato e che ama tantissimo, Anna, poetessa. Siamo di fronte a un ritratto accattivante di un uomo che ha amato e perso e che si sta preparando per la sua ultima fase della vita, ma è un uomo per nulla noioso e per nulla scontato, si dimostra affascinante e accattivante per avere la capacità di esaminare la propria storia, da dove viene, cosa ha vissuto e dove ha vissuto.
Il libro si apre come una tragicommedia e una serie di piccoli incidenti domestici di un uomo che, non abituato, si ritrova a vivere da solo e che mentre si riprende dalla caduta e riflette su “questa giornata di infinite disavventure”, con una sequenza onirica surreale fa rivivere quel 1968, il momento a Manhattan in cui vide per la prima volta Anna, la donna che sarebbe diventata l’amore della sua vita. Ci sono tratti  toccanti ovunque, pieni di tenerezza e saggezza mentre Baumgartner scava nel passato.
È un Paul Auster molto diverso alle prese con una storia ridotta ed essenziale che traccia un’unica traiettoria di vita. Differente dal suo ultimo enorme e tentacolare romanzo di formazione, “4321” del 2017 che tracciava le quattro vite di un uomo. Non ci sono espedienti narrativi che distorcono la realtà, le sue narrazioni pirotecniche postmoderne e sperimentali, ma ci sono comunque alcuni temi e leitmotiv che nella sua produzione sono costanti, eventi fortunati e incontri casuali, missioni incredibili che non vanno da nessuna parte, storie all’interno di storie. Da leggere.

Baumgartner
Paul Auster

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