Muore lo scrittore americano Paul Auster, uno dei grandi della letteratura
01 maggio 2024
Cuneo
È morto nella sua casa di Brooklyn, per complicazioni dovute a un cancro ai polmoni, il grande scrittore americano Paul Auster, aveva 77 anni. Considerato uno dei più importanti autori mondiali della letteratura postmoderna, è conosicuto soprattutto per la "Trilogia di New York" ma la sua produzione è lunga varia. Nato a Newark, nel New Jersey il 3 febbraio 1947 da genitori ebrei originari dell’Europa orientale, dopo la laurea alla Columbia University Auster trascorse un periodo a Parigi vivendo dei lavori più disparati, lezioni private, saltuarie collaborazioni con giornali, traduzioni di opere dal francese, in una precarietà continuata anche dopo il matrimonio con Lydia Davis e la nascita del primo figlio, Daniel, morto qualche anno fa. Nel 1974 si stabilisce a New York e inizia a pubblicare ma è con L’invenzione della solitudine (1982), in cui il ritratto del padre, un uomo "caparbio, opaco, come immune dal mondo", si mescola a un complesso di voci di scrittori e artisti che lo hanno formato, che il suo nome si impone in modo decisivo nel panorama letterario statunitense prima e mondiale poi, seguito dalla pubblicazione della Trilogia di New York, che comprende Città di vetro (1985), Fantasmi (1986) e La stanza chiusa (1987). Qui di seguito riproponiamo alcune recensioni dei libri di Paul Auster tutti editi da Einaudi pubblicate su La Guida in questi anni.
Un clochard e il suo cane filosofo
Libro delle illusioni
Un mondo folle avanza nella fatica di un’idea di futuro
Siamo di fronte a uno dei mostri sacri della letteratura mondiale, che dedica il suo libro a un altro grandissimo come Grossman. Un libro straordinario con pagine, sono 150 in tutto, che lasciano senza fiato per il loro sguardo così vero e insieme così intenso e doloroso sul “male di vivere”. Al centro del romanzo c’è il dramma della sofferenza fisica e morale, la tragedia della vecchiaia, della malattia e della morte. L’uomo nel buio è August Brill, critico letterario in pensione, 72 anni, vedovo, che ha avuto un grave incidente automobilistico che gli ha lasciato una gamba fuori gioco, vive in una casa tranquilla con la figlia Miriam divorziata e la nipote Katya. Costretto per la maggior parte del tempo in casa e per molte ore a letto, è tormentato dai ricordi, dai drammi della sua esistenza e dalle infelicità delle due donne che più ama al mondo. Dorme poco e spesso nelle notti viene assalito da immagini che cerca di sfuggire raccontandosi delle storie, inventando personaggi, luoghi, vicende “altre” spesso allegre. Entriamo nella sua testa e seguiamo la surreale storia di Owen Brick, prestigiatore un po’ maldestro, che si ritrova in uno spazio-tempo parallelo a quello della sua abituale esistenza in un’America in preda alla guerra civile, una guerra che solo lui può fermare. Il racconto è spezzettato da immagini, pensieri, piccoli fatti della quotidianità fino a un punto in cui la storia nella storia si interrompe e prevale la vita vera. E qui Owen Brick cerca di costruire un’idea di futuro. E come entra l’11 settembre? Auster che si è sempre tenuto lontano dalla scrittura politica, immagina un mondo nel quale l’11 settembre del 2001 non sia successo niente ma l’America sia andata ugualmente a catafascio con una guerra fratricida da 13 milioni di morti. E questo scenario fa ancora più paura…
Uomo nel buio Paul AusterUn autore che scrive di un autore
Prima cosa da dire è che, per affrontare un libro come questo, serve tranquillità e amore alla lettura e anche una bella dose di curiosità. Un’opera monumentale, di ben 935 pagine, che sanno di straordinario: una biografia di un grande autore raccontata, in forma romanzesca ma non solo, da un grande autore. Stephene Crane è un giornalista, scrittore, corrispondente di guerra raccontato da Paul Auster, l’autore americano che è tra i più grandi scrittori viventi. Crane è stato un grandissimo, interessato, nella sua scrittura, soprattutto all’esperienza e alle sensazioni, che descrive con un linguaggio vivido, diretto e spesso metaforico. Morto nel 1900, quando aveva appena 28 anni, ebbe una vita breve ma vissuta a un ritmo frenetico. È l’immagine che Auster evoca con il suo titolo, quello di un giovane vita che brucia brillantemente prima di esaurirsi. Insomma uno stile che è il contrario di Auster, che però lo ama tantissimo e non ha dubbi sul genio di Crane. Era davvero un prodigio, e la sua voce e il suo stile, acuto, attento, privo di moralismo o sentimentalismo, erano qualcosa di nuovo di zecca nelle lettere americane. E oltre ad essere un grande scrittore, era un superbo reporter di guerra, molto più avanti dei suoi tempi per franchezza, raccontando le atrocità della guerra e sulla sua insensatezza. Lo straordinario libro di Auster, che non farete fatica a leggere, nonostante la corposità, è un atto d’amore, un omaggio a uno scrittore e alla scrittura. Una scrittura, quella di Crane, incredibilmente diversa da qualsiasi altra cosa fosse venuta prima, con il suo realismo grintoso, ridotto al minimo. Prosa ossea e nessuna morale ordinata. Da non perdere.
Ragazzo in fiamme Paul Auster