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18 luglio 2026

editoriale

Istituzioni e sviluppo economico negli studi dei Nobel 2024 per l’economia

26 ottobre 2024

Cuneo

premi noble (foto agenzia dire) (foto Agenzia Dire) Il Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche (questo il nome ufficiale del Premio Nobel per l’economia) quest’anno è stato assegnato ai Professori Daron Acemoglu, Simon Johnson (entrambi del MIT, il Massachusets Institute of Technology di Boston) e James A. Robinson, che insegna presso l’Università di Chicago. Il prestigioso riconoscimento è stato assegnato ai tre economisti “per gli studi su come le istituzioni si formano e influenzano la prosperità”. I tre studiosi sono partiti dalla constatazione che il 20 per cento degli Stati con le economie più floride al mondo sono circa 30 volte più ricchi del 20% degli Stati più poveri. La differenza dei redditi tende a rimanere: anche se le condizioni economiche dei Paesi più poveri migliorano, il divario con chi ha di più rimane profondo. Le ricerche condotte negli anni dai vincitori del Nobel hanno dimostrato una relazione tra le modalità con le quali il colonialismo si è affermato e sviluppato nei vari Paesi e le attuali condizioni economiche di quegli Stati. Il paradosso, infatti, è che alcuni Paesi che più faticano a raggiungere situazioni di benessere diffuso erano (e sono) ricchissimi di risorse al tempo del colonialismo (soprattutto in Africa e nel Sud America); al contrario, altri Paesi non erano così ricchi di risorse (ad esempio, in America del Nord e in Oceania) quando sono stati colonizzati e, oggi, sono tra gli Stati al mondo con le economie più solide. I tre studiosi hanno riscontrato un legame tra le istituzioni che si sono affermate e i processi economici. In particolare, è risultata significativa la distinzione tra istituzioni “inclusive” e istituzioni “estrattive”. Le prime sono nate e si sono sviluppate sulla base dei principi dello stato di diritto, del rispetto diffuso dei diritti di proprietà e di una tendenziale equità delle opportunità economiche. Le seconde sono quelle connotate da meccanismi predatori ai danni dei territori colonizzati, con l’unico scopo di trasferire la maggior quantità di ricchezza possibile a un gruppo ristretto di persone (ovviamente, i colonizzatori), nel più breve tempo possibile. Le due differenti tipologie di istituzioni, nel tempo, hanno determinato la prosperità oppure il declino economico dei territori che le hanno sperimentate. Purtroppo, la conversione delle istituzioni estrattive in inclusive non è così semplice; le svolte democratiche o quelle animate dal desiderio di maggiore equità, per avere successo, richiedono tempo e devono essere portate avanti attraverso un dialogo collaborativo con i cittadini. In molti casi, non è semplice superare la disabitudine ai processi democratici e la naturale diffidenza di chi, da generazioni, ha dovuto constatare comportamenti tutt’altro che edificanti in chi detiene il potere. I Professori Acemoglu, Johnson e Robinson hanno dato un prezioso contributo alla comprensione dei rapporti tra politica ed economia e non mancheranno spunti fecondi in molte discipline. L’auspicio è che, in generale, le riflessioni sulle modalità di agire “estrattive” possano portare a una seria revisione di pratiche e comportamenti, anche in contesti diversi da quelli istituzionali, non così dissimili da quelli descritti nella ricerca. La speranza è che le buone prassi delle istituzioni inclusive si diffondano in tutti gli ambiti del vivere civile e del mondo economico. Il primato della legge a tutela dei più deboli e come argine allo strapotere di chi è più attrezzato, un sistema che protegga (soprattutto) la piccola proprietà di famiglie, imprese e realtà produttive e commerciali di prossimità e l’alimentazione di processi a presidio di un’equità diffusa, rappresentano un autentico investimento che, nel medio e lungo termine, porta benefici a tutto il sistema. Il vero ostacolo pare essere la volontà, di chi hai mezzi per farlo, di arraffare l’arraffabile nel minor tempo possibile. Il trasferimento di risorse dai molti che non hanno strumenti per difendersi a élite economiche sempre più ristrette è una pratica che compromette il futuro di tutti. L’idea del mercato che si autoregola si è rivelata un’illusione, così come la speranza in una volontaria autolimitazione di chi ha già molto. La direzione indicata dalla storia e dall’esperienza è quella del rafforzamento del ruolo delle istituzioni democratiche, le sole che si sono mostrate efficaci nel perseguimento di politiche autenticamente inclusive.
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