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Lunedì 27 maggio 2024

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“60.000 tonnellate di no al Biodigestore di Borgo”

I consiglieri di minoranza del Comune di Cuneo tornano a schierarsi contro il progetto, oggi allo studio di fattibilità

Borgo San Dalmazzo

La Guida - “60.000 tonnellate di no al Biodigestore di Borgo”

Dubbi, domande e tante criticità sul progetto del Biodigestore di Borgo sono state espresse ieri sera (giovedì 18 aprile) dai consiglieri di minoranza Paolo Armellini e Giancarlo Boselli (lista “Indipendenti”) e da Luciana Cagna (medico anestesista dell’ospedale Santa Croce) durante il convegno “Cuneo e il caso biodigestore – Cosa succede in Acsr e Cec organizzato presso la sede la sede della lista in via Meucci.

“La vicenda Biodigestore riguarda una delle tante questioni aperte che pesano sulla nostra città – ha sottolineato Luciana Cagna aprendo la serata -. Certamente è tra quelle più impattanti sul futuro di Cuneo e di Borgo San Dalmazzo e della grande Cuneo, l’insieme dei vasti territori che si aprono sulle valli e la montagna. Nei prossimi mesi affronteremo altre questioni e dopo l’estate inizieremo una serie di incontri in tutti i quartieri e in tutte le frazioni”.

“L’attuale progetto del Biodigestore di Borgo (oggi allo stadio di studio di fattibilità) avrebbe un forte impatto ambientale, con una quantità di rifiuti che si intendono raccogliere per farlo funzionare in modo economicamente conveniente, sovradimensionata rispetto al territorio. Esiste, non solo una criticità di conferimento, economica, ma anche una criticità nella tecnologia di questo impianto di biodigestione – ha detto Paolo Armellini -. Sino a ieri sentivamo dire, e anche noi dicevamo, di non essere contrari alla tecnologia della biodigestione, ma contrari a questo Biodigestore di Borgo. Oggi no! Perché la produzione di biometano non è finalizzata a una vera economia circolare dei rifiuti, ma è un sistema che consuma energia e richiede una grande spesa per impianti e trasporti, non è pulito perché inquina, ed è luogo di combustione. Quando si sostiene che il ciclo dei rifiuti va chiuso si dice una cosa sacrosanta: il ciclo dei rifiuti va chiuso, ma quella rappresentata dal Biodigestore di Borgo è una chiusura che ha delle falle. L’impianto del Biodigestore va visto con prudenza, è un impianto particolare che di per sè non chiude il ciclo dei rifiuti, perché genera rifiuti gassosi, liquidi e solidi. L’impianto, che è una riqualificazione tecnologica di un impianto di compostaggio esistente, ha in ingresso la frazione organica dei rifiuti solidi urbani: l’umido e il verde degli sfalci per 45000 tonnellate (che secondo fonti attendibili, confermateci in Commissione consiliare dai responsabili dell’Acsr, per essere economicamente conveniente, deve essere di 60000). La tecnica dell’impianto consiste in una digestione anaerobica (in assenza di ossigeno) dell’organico, che produce biogas poi trasformato in biometano. Non è semplice passare dal biogas, che si ottiene dal digestore anaerobico, al biometano. Avrò, pertanto, fatto un sacco di lavorazioni che inquinano e consumano energia per ottenere del metano per gli usi finali. Quindi: biogas più biometano e compost con tutta una serie di potenziali o reali problemi: pericolo di inquinamento delle falde; dimensioni e manufatti del progetto. Ci sono ciminiere? E’ necessaria una variante di piano? Occorre vedere la conformità urbanistica; viabilità: il traffico non è trascurabile. Ogni camion porta in media 10 tonnellate di rifiuti; per arrivare alle 45000 o 60000 tonnellate servono dai 4500 ai 6000 camion all’anno, come minimo, in andata e ritorno, i quali durante il loro tragitto emettono CO2 e PM10; il che si traduce in 20-25 camion e camioncini al giorno in andata e ritorno che si immettono in più nel traffico cuneese; il metano è un gas, quindi: rischi di esplosioni e incidenti legati all’idrogeno solforato. f) Consumo dell’acqua: 5 volte superiore rispetto a una lavorazione di discarica, tema non trascurabile in periodo di crisi idrica ormai stabilizzata e non danultimo il rumore. A questo punto la domanda sorge spontanea: perché produrre il biometano se ha tutti questi “svantaggi”? Perché ci sono agevolazioni fiscali, attraverso i certificati verdi per produrre biometano; dalla vendita del biometano si ha un guadagno economico. Questo non è vietato, né scandaloso in una logica di mercato, ma è un errore sistemico, rende antieconomiche le politiche virtuose di riduzione a monte”.
Dubbi somo stati avanzati dai consiglieri anche sul Piano d’ambito dei rifiuti che ancora non è stato redatto. “Manca una seria programmazione – cha continuato Armellini -. Noi stiamo subendo, non programmando. Si ha l’impressione che si decida al posto della politica, dal momento che la maggior parte dei cittadini l’impianto non lo vogliono. La cosa più grave è che la decisione sta passando sopra le nostre teste. All’Ato regionale, tra l’altro, ha aderito solo quello cuneese, gli altri 3 consorzi della provincia vanno un po’ per conto loro e manca un soggetto coordinatore e decisore. Quindi succede che, nel vuoto di politica dei rifiuti, si propone un gigantesco impianto di digestione anaerobica. Ci troviamo in una città, Borgo, di 12.000 abitanti (con una influenza sulla città di Cuneo di 56.000) che dovrà smaltire l’immondizia di 50 volte il suo fabbisogno. E’ un territorio che ha già dato (la discarica è presente dal 1982) e che dice no al fatto che Borgo diventi la pattumiera della provincia e che Cuneo, territorio contiguo, debba sopportare le conseguenze”.

Rimane da sciogliere – hanno sottolineato i consiglieri – anche il nodo conferimento da parte degli altre tre consorzi (Alba-Bra, Mondovì, Saluzzo-Savigliano-Fossano)  che non hanno ancora confermato la loro adesioni perchè attualmente confluiscono altrove a tariffe più vantaggiose. “In definitiva non c’è un no assoluto, ma parlare di alternative (dal punto di vista della tecnologia, del sito (Borgo non è baricentrico in provincia) e degli investimenti) è cosa buona e giusta. Il Biodigestore è una grande opportunità, ma il trattamento può essere fatto con due tecnologie, con fini diversi e conseguenze diverse” hanno ribadito.

“Il Comune di Cuneo, socio di riferimento di Acsr è stato determinante nella decisione di costruire il biodigestore – ha detto Giancarlo Boselli, capogruppo degli Indipendenti -. Si è deciso di costruire un biodigestore da 60.000 tonnellate che peserà sulle bollette rifiuti dei cittadini con aumenti pesanti  e creerà problematiche di inquinamento importanti come sostiene uno studio di una delle università più prestigiose d’Italia. Con assoluta approssimazione si è sostenuto in tutte le sedi che se il rifiuto da conferire non c’era sulla carta, sarebbe poi arrivato in concreto da fuori area da fuori provincia. E quindi i parametri per rendere compatibile finanziariamente l’operazione anche se in effetti non c’erano ci sarebbero comunque stati con il tempo. Ma il nuovo Presidente di autorità Piemontese lo ha escluso. Si è garantito che la tecnologia non comporta problemi di inquinamento. Che la sicurezza e’ assoluta. Ma la vicenda a nostro avviso ha messo in luce un’altra questione. Perché si arriva a questa situazione paradossale? Perché’ c’è un problema grave di governance delle società operative del settore. La domanda che faccio è molto chiara: sono i Comuni, in primis il capoluogo che come soci tracciano la strategia e la politica che le società devono seguire? Si ha come l’ impressione che invece vivano di vita propria e che la presenza dei soci venga vissuta come un fastidio. Sembrano essere le società che indicano la strada ai comuni che è scontato, devono adeguarsi. Noi pensiamo che il Comune di Cuneo, non eserciti con efficacia il suo ruolo di azionista su tutte le partecipate. Non bastano gl’incontri frettolosi e le audizioni veloci in commissione consiliare, su società operative di rilevanza servono amministratori con competenze specifiche e operativi. Le società non possono mai essere affidate alla dirigenza, devono rispondere agli indirizzi degli azionisti che però devono esserci ed essere forti e chiari”.

 

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