L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

17 luglio 2026

paesi

Maurizio, da vent’anni porta i turisti ai piedi del Chersogno

06 luglio 2025

Cuneo

Maurizio Barbagallo La valle Maira ha conquistato il suo cuore. Maurizio Barbagallo è nato a Torino nel luglio 1967 e vive in Toscana dal 1990, in provincia di Arezzo. I suoi genitori?  “Mio papà era un siciliano immigrato a Torino, per lavorare alla Fiat, dove aveva conosciuto mia mamma, che era di Bussoleno, in val di Susa. Sono stati entrambi molto sfortunati perché mio padre è morto a 45 anni di sclerosi multipla e mia mamma ha convissuto per tutta la vita con una patologia invalidante. Da bambino nel periodo scolastico i miei giochi erano con gli amici di classe ai giardinetti a Torino. In estate mi trasferivo nella casa dei nonni in val di Susa dove giocavo molto nei boschi e prati e ho iniziato a fare le prime gite sui monti. Ho poi avuto un periodo importante negli scout...”. Le scuole?  “Mi sono diplomato all’Itis a Torino in arti grafiche dopo aver provato con costruzioni aereonautiche, ho fatto fatica il terzo anno, spesso ‘tagliavo da scuola’ per andare ad arrampicare con gli amici più grandi che avevano l’auto, a volte proprio in val Maira alla Castello Provenzale!”. Cosa sognava di fare da bambino? “Sognavo di pilotare gli aerei, passione che ho in qualche modo sublimato volando per una decina di anni in parapendio! Da adolescente mi immaginavo a fare un qualsiasi lavoro in montagna, come la guardia forestale. Subito dopo il diploma ho svolto il mio servizio civile nella Caritas a Torino e poi mi sono poi trasferito a Firenze, per amore, dove ho iniziato a lavorare in tipografia”.  Che lavori ha fatto? “Ho lavorato per 16 anni in tipografia. Un anno sono riuscito ad ottenere un part time e così collaboravo con una scuola di parapendio come aiuto istruttore. Nel 2005 sono diventato guida ambientale escursionistica. Nel febbraio 2006 mi sono licenziato dalla tipografia. Ho avuto fortuna di lavorare sin da subito con associazioni e tour operator che erano leader nel settore, con una media di 10/12 viaggi lunghi da accompagnare più le attività con le scuole. Nel 2015 insieme a due amici guide abbiamo fondato la ‘nostra’ organizzazione, che si chiama Trekkilandia. Al momento abbiamo più di 100 trekking organizzati in tutto il mondo con 13 liberi professionisti tra guide ambientali, turistiche e guide alpine. Dal 2013, per non annoiarmi quando sono a casa, faccio lavori agricoli per aziende biologiche della zona in cui abito”. Perchè lei è innamorato della valle Maira? “Perchè per me è un luogo dell’anima. Quando sono in valle è come fossi a casa! Inoltre in valle mi è venuta l’idea di fare questo lavoro. Era il 1999, stavo percorrendo la GTA e avevo trovato una accoglienza particolarmente attenta verso gli escursionisti, grazie alle Locande occitane. In una struttura trovai dei cataloghi di tour operator francesi e tedeschi che organizzavano viaggi a piedi. Così iniziai a interessarmi al settore del turismo a piedi in Italia”. Cosa trova di particolare in questa Valle e nella sua gente? “In valle ci sono state personalità eccezionali, grandi visionari. Penso ai compianti coniugi Schneider e a Bruno Rosano, penso alle comunità montane di molti anni fa che crearono i percorsi occitani, a Nino Perino che si inventò il campeggio senza frontiere, oggi penso a Enrico Collo, Donatella Guerrini, Simonetta Baudino, Rolando e Maria Luisa a Chialvetta, Demetrio Zema e moltissimi altri. C’è stata una resistenza (e anche fortuna) che ha evitato modelli di edilizia e turismo che hanno deturpato altre valli, rendendola unica”. I montanari visti da vicino che ha conosciuto come sono? “In questi anni ho conosciuto molto i gestori delle strutture ricettive dei miei tour. Molti vengono da fuori e non sono nati in valle, molti ci rimangono solo nel periodo della stagione. Nelle borgate in agosto spesso ci sono i ‘villeggianti’. Montanari intesi come chi vive tutto l’anno in montagna ne ho conosciuti alcuni e provo per loro una grande ammirazione!”. Da quanti anni porta gruppi di turisti da noi? “Dal 2005. Ogni anno sono sempre tornato con gruppi, spesso anche a Capodanno”. Che soddisfazione prova nell’accompagnare le persone e che cerca di trasmettere a loro? “Come racconto spesso, è il mio viaggio del cuore, per partecipanti attenti e curiosi interessati agli aspetti culturali. Mi piace moltissimo il momento in cui i partecipanti riescono a capire e si appassionano alla diversità della valle Maira rispetto a tanti luoghi di montagna che conoscono”. La cultura occitana, per lei, cosa è? “La cultura occitana è stata per me una grande riscoperta, i miei nonni parlavano tra di loro in ‘patois’ (di Mattie della val di Susa) che ora viene classificato come franco provenzale ma, come dice Valeria Tron la scrittrice delle Valli valdesi (altra zona che amo molto), sono tutte ‘lingue di terra’: e mia mamma non voleva che lo imparassi per quella paura degli anni ‘70 che poi non parlassi più bene l’italiano! Nelle valli del cuneese grazie al lavoro di pochi è avvenuto l’esatto contrario. Si è voluto riscoprire e si è riuscito a dare una identità molto forte. In questi anni ho conosciuto molti esponenti della cultura occitana (Dario Anghilante, Sergio Berardo e molti giovani) e sono rimasto affascinato dal grande lavoro fatto in questi anni e dal fatto che non è una tradizione immobile ma si rinnova continuamente”. Ha suggerimenti da dare agli amministratori? “Agli amministratori posso dire che dal punto di vista turistico sono seduti su un tesoro, le persone cercano sempre di più luoghi come la valle Maira ma il turismo anche virtuoso può non bastare, sarebbe bello che alcune borgate fossero abitate tutto l’anno e forse la nascita di alcune realtà artigiane potrebbe offrire qualche opportunità in più. Valorizzerei anche i percorsi occitani nella parte più bassa per cercare di destagionalizzare l’arrivo degli escursionisti. Ripristinerei la politica delle Locande Occitane come quando era nata, anni in cui si somministravano prodotti del territorio e piatti locali, oltre a fornire informazioni culturali”. Il mondo di oggi le piace? “Io e mia moglie siamo sempre stati ottimisti e aperti alla vita, altrimenti non avremmo messo al mondo tre figli: ma devo dire che nonostante questo il mondo di oggi non mi piace, le guerre ci sono sempre state ma andavano in piazza milioni di persone per chiedere la pace, oggi siamo un po’ tutti anestetizzati e rincoglioniti con i nostri smartphone”. Cosa è importante per lei nella vita? “I miei figli sono la cosa più importante!”. Quando ritornerà ai piedi del Chersogno? “Il 21 giugno con il primo viaggio e poi l’8 agosto e il 1° settembre”.
Valle Maira Cielo stellato valle grana maurizio barbagallo guida ambientale escursionistica