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Venerdì 21 giugno 2024

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Una domenica a Scrittorincittà, viaggi, Costituzione, musica e tanto altro

L'ultimo giorno di Scrittorincittà, come in ogni domenica che si rispetti, si inizia dal caffè

La Guida - Una domenica a Scrittorincittà, viaggi, Costituzione, musica e tanto altro

Cuneo – L’ultimo giorno di Scrittorincittà, come in ogni domenica che si rispetti, si inizia dal caffè:.

Alle 9.30 all’Open Baladin l’evento “B&B. BOOK&BREAKFAST – AH CHE BELL’ ‘O CAFÈ”. Ivano Porpora (Nero & bollente. Autobiografia del caffè, UTET) ci porta a spasso tra le piantagioni di Arabica del Brasile o di Robusta del Vietnam, ci mostra l’essiccatura e la setacciatura dei chicchi, e annusiamo con lui la tostatura nelle torrefazioni. Quale sia la storia di un caffè prima della tazzina, non sarà più un mistero. Il ciclo del caffè, macchiato freddo, caldo, lungo, corretto, entra nell’immaginario collettivo e diventa un rito quotidiano. Il tutto durante la colazione proposta dell’Open Baladin. Con lui la redazione di 1000miglia.

Alle 10.30 al Centro Incontri, in Sala Falco, Stefania Chiavero, Dora Damiano, Piero Dadone, Roberto Martelli e Tiziano Tani, in un incontro curato dalla Biblioteca civica, intervisteranno i protagonisti di tante esperienze che, insieme, raccontano un anno della città di Cuneo.
Alle 11 al Centro Incontri in Sala Blu, poi, scrittorincittà ospita per la prima volta Donato Carrisi con L’educazione delle farfalle (Longanesi), per una riflessione che parte da una domanda: se davvero ci accorgessimo di amare profondamente qualcuno soltanto quando ci appare perduto per sempre? Con lui Saverio Simonelli.
In Sala Rossa, Claude AnShin Thomas (Una volta ero un soldato. Dall’orrore del Vietnam all’incontro con il buddhismo, Il Saggiatore) trasforma i segni della guerra in un viaggio umano e spirituale. Se sei stato soldato in una delle guerre più dure del Novecento, la pace per te non è qualcosa di teorico ma diventa un desiderio da cercare per tutta la vita. Lo introduce Giorgio Scianna.
All’Open Baladin Federico Taddia ed Elisa Palazzi (Bello Mondo, Mondadori) parlano del loro podcast di successo in cui si interrogano sul destino di Terra e ghiacciai e su chi, giorno per giorno, fa qualcosa per migliorarne la situazione. Insieme al rocker Omar Pedrini è tempo di voler bene alla terra insieme, e non solo col cuore ma anche con la testa.
Si riprende alle 14.30, con una carrellata di appuntamenti avviati in simultanea.
Al Centro Incontri, in Sala Blu, Annamaria Testa (La trama lucente, Garzanti) riflette sulla Creatività – che cos’è, dove e quando fiorisce, come funziona, perché ha valore -, intreccia teorie ed evidenze scientifiche, storie di vita, dati ed esempi concreti fino a delineare le origini, gli ambiti e le forme del fenomeno che chiamiamo creatività. Il percorso che costruisce si snoda dalla filosofia classica alla psicologia, alle neuroscienze, all’economia, all’impresa e partendo dagli albori della specie umana e dalla creazione del linguaggio arriva ai più recenti sviluppi dell’intelligenza artificiale. Dialoga con lei Livio Partiti.
In Sala Rossa Luigi Farrauto presenta Geografia di un viaggiatore pavido (Laterza) e ci parla del viaggio come di un’occasione imprescindibile per liberarsi dei fantasmi, per spogliarsi di sovrastrutture e pregiudizi e provare ad addentrarsi nei segreti del contemporaneo. Lo intervista Pietro Vertamy.
Da inviato speciale Marco Ansaldo (La marcia turca. Istanbul crocevia del mondo, Marsilio) costruisce un viaggio coinvolgente alla scoperta di un paese che nel 2023 è stato l’epicentro di tanta geopolitica contemporanea tra elezioni interne e politica internazionale. A cento anni dalla sua fondazione, la Turchia è una nazione crocevia, una terra dove Erdogan, il “Sultano di Ankara”, si sta giocando il ruolo di unico negoziatore tra Putin e Zelensky, mettendo in scena la strategia di un leader con cui non si possono non fare i conti. In Sala Falco, con lui, Gigi Garelli.

Al Cinema Monviso, l’incontro realizzato nell’ambito del Progetto acqua “Il giro del mondo in quaranta mappe”. Immaginate che l’umanità non faccia nulla, ma proprio nulla, per mitigare il riscaldamento climatico nei prossimi decenni. Il tempo passa e lo scenario peggiore si materializza. Prima si fonde completamente la calotta artica e dopo alcuni secoli anche quella antartica. I mari salgono di 65 metri. È già successo nel tempo profondo del pianeta Terra, succederà ancora. I geografi e i cartografi dell’Università di Padova hanno allora disegnato le mappe esatte di come apparirebbe il globo (dall’Italia a tutti i continenti) con il livello dei mari superiore di 65 metri. Guardarle è un viaggio, una rivelazione su un futuro che nessuno auspica, ma nel quale dovremmo adattarci a condizioni climatiche assai diverse da quelle attuali. In realtà, sembra un futuro remoto, ma a ben vedere quelle mappe ci parlano del presente e dei segni inascoltati di un mondo che già da tempo sta cambiando sotto i nostri piedi. Lectio di Telmo Pievani (Viaggio nell’Italia dell’Antropocene, Aboca edizioni; Il giro del mondo nell’Antropocene, Raffaello Cortina).

In Sala Polivalente, al CDT, si parla di grandi sfide per l’Italia – calo delle nascite, invecchiamento della popolazione e una società che pensa troppo poco ai giovani – e ci si interroga su come “fare rotta verso acque migliori”. Il futuro dipenderà da come gestiremo le sfide e le opportunità dell’immigrazione, dell’integrazione, della rivoluzione digitale e delle minacce che possono assumere le sembianze di una pandemia o di una guerra alle porte di casa, di acuti disagi sociali o di un ambiente ormai fragile. Il tempo sul nostro orologio passa anche quando non lo tocchiamo, possiamo però agire, spostando le lancette. Francesco Billari (Domani è oggi, Egea) ci parlerà di come si deve agire per costruire un futuro sostenibile per la nostra società. Con lui Federico Faloppa. Introduce Fabrizio Testa.

Sempre alle 14.30, all’Auditorium Foro Boario, Viola Ardone con Grande meraviglia (Einaudi) ci porta negli anni Ottanta e ci fa conoscere Elba, cresciuta in manicomio con la mamma, fatta internare dal marito. Alla scomparsa della madre Elba resta lì, a compilare il suo Diario dei malanni di mente, senza averne, di suo, neppure uno di malanno. Almeno finché un giovane medico, il dottor Meraviglia, non si ficca in testa di tirarla fuori dal manicomio, anzi di eliminarli proprio, i manicomi; del resto, è quel che prevede la legge Basaglia, approvata pochi anni prima. Il dottor Meraviglia porta Elba ad abitare in casa sua, come fosse una figlia. In questo rapporto d’elezione tra una ragazza senza colpe e un uomo che ha parecchio da farsi perdonare, c’è il bisogno tutto umano di essere riconosciuti dall’altro, per sentire di esistere. Con lei, Saverio Simonelli.

A Casa Galimberti, scrittorincittà festeggia i suoi venticinque anni di pensiero vivo e libero: un’occasione anche per il Concorso Lingua Madre di celebrare il movimento, la pausa e lo slancio in un percorso fatto di molte tappe. È infatti un atteggiamento riflessivo e propositivo quello delle giovani attiviste e vincitrici della XVIII edizione del Concorso Patrycja Holuk, Hasti Naddafi e Chiara Nifosì. Donne che condividono la volontà di esprimersi, in un discorso complesso e multidisciplinare, capaci di narrare al contempo le loro fragilità e la loro determinazione. Modera Daniela Finocchi.

All’Open Baladin si tiene invece l’incontro “Con lo splatter si ottiene tutto”. Diciamoci la verità: i libri più splatter in assoluto sono i libri di storia. Dalle antiche popolazioni ai romani, dai celti alle crociate, ogni volta che facciamo un salto nel tempo ci troviamo violenza di qua e violenza di là. Violenza inutile? Tutt’altro! Il pensiero occidentale moderno vuole che sia il dialogo a risolvere le cose, eppure nel corso della storia abbiamo visto che gli episodi violenti hanno davvero portato a una svolta e cambiato le sorti del mondo. Con umorismo e sarcasmo, e varie imitazioni per le quali è celebre online, Renato Minutolo (Con la violenza si risolve tutto, DeAgostini) accende una stranissima lezione di storia, gettando una luce nuova sul nostro passato. Con lui Matteo Corradini.

Diversi eventi previsti anche per le 16.30. Al Centro Incontri, in Sala Blu, Claudio Vercelli (Israele. Storia dello Stato, Giuntina) ci fa da guida tra storie, personaggi e luoghi, per capirci qualcosa del pensiero sionista, dell’immigrazione, dei mutamenti sociali ed economici, con un occhio attento alla pluralità. Tra quel che Israele era, quel che Israele sarebbe stato, quel che Israele è. Con lui Marco Bernardi.
In Sala Rossa, intanto, tra scienza, esperienza personale e ricerca, Annabel Streets (Sul camminare. 52 modi per perdersi e ritrovarsi, add) ci porta a riflettere sul gesto più quotidiano, affrontato in modo speciale: il fango stimola la serotonina, il vento accelera il metabolismo, un animale domestico accresce l’autostima, e sono solo alcuni dei tanti benefici che ogni camminata, sia essa veloce, in solitaria, lungo un fiume, a piedi nudi o in salita, porta con sé: camminare aggiunge molto alle nostre vite. Con lei Chiara Codecà.

“La vita delle parole” è l’evento previsto invece in Sala Falco. Comunicare è come respirare: lo facciamo tutti, in ogni momento. Ma le trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche dell’ultimo decennio hanno cambiato le carte in tavola: tutto quello che diciamo e scriviamo può essere usato contro di noi, talvolta a ragione. Con una parola, infatti, oggi possiamo offendere (un solo individuo, se va bene, o un milione di persone in una volta sola, se va malissimo); possiamo compromettere per sempre la nostra immagine pubblica, renderci ridicoli o essere considerati dei mostri. Insomma, comunicare è diventato un gioco molto molto serio. Ci aiuta a fare chiarezza Raffaele Alberto Ventura (La regola del gioco. Comunicare senza fare danni, Einaudi). Modera Raffaele Riba.

Al Cinema Monviso, sempre alle 16.30, si parla di Costituzione. Esistono i costituzionalisti? Cosa sono? Si danno ancora come compito la Costituzione stessa? Da uno dei più autorevoli giuristi, già giudice costituzionale e presidente della Corte, una riflessione sulla sostanza profonda della Costituzione e sullo smarrimento attuale dei costituzionalisti. La Costituzione sulla quale lavorano e che interpretano è un disegno generale e duraturo della vita civile e politica, relativamente indipendente dalle vicende storiche concrete da cui è nata? Oppure, al contrario, è il prodotto d’un insieme di compromessi particolari e contingenti tra forze politiche ormai scomparse, le quali hanno operato in un’epoca che ha poco o nulla a che vedere con la nostra? Sono molte le domande che fanno parte del compito dei costituzionalisti, ‘politico’ nel più vasto significato della parola, come la Costituzione è, a sua volta, il documento più politico di tutti. Le affronta anche per noi Gustavo Zagrebelsky in Tempi difficili per la Costituzione. Gli smarrimenti dei costituzionalisti (Laterza). Con lui Cristina Clerico.

In Sala Polivalente al CDT, invece, “Amica per la pelle”. Se hai origini senegalesi e nasci in Italia, crescerai assorbendo così bene pregiudizi e rifiuti fino a convincerti di essere sbagliata. È quello che pensava Nogaye Ndiaye (Fortunatamente nera. Il risveglio di una mente colonizzata, HarperCollins), che si faceva chiamare con un altro nome e rifiutava di visitare in Senegal la sua famiglia allargata. Fino al giorno in cui iniziò un percorso di ispirazione e slancio sulla propria identità, sulla bellezza della diversità, un percorso fatto di ripensamento e di ricostruzione, così facile da dire ma così dura da conquistare. Il suo percorso diventa il percorso di tutti e di tutte, alla ricerca di se stessi, contro il razzismo. Per guarire insieme. Con lei Federico Faloppa.

In Confindustria, Sala Ferrero, La tinca non è solo un pesce d’acqua dolce. Dal 1962 al 2011 Bruno Gambarotta ha lavorato in Rai districandosi, con il suo ironico aplomb, tra stelle dello spettacolo, grigi funzionari e maestranze. È stato cameraman, poi programmista fino ai riflettori delle prime serate, accompagnando tutta la parabola del servizio pubblico. In questo libro racconta gli incontri di una vita: da Celentano a Paolo VI, da Gore Vidal a Pasolini a Camilleri, da Nanni Loy, a Simenon, a Carmelo Bene, a Maurizio Costanzo. E poi la Cooperativa scrittori e il ruolo di tinca, ossia di attore che compare solo una volta, in film con i maggiori attori e registi italiani… In Fuori programma (Manni) ci restituisce tutto questo e molto di più. Con lui Davide Rossi.

All’Auditorium Foro Boario, sentiamo raccontare una delle voci più amate d’Italia. «Non dimenticare mai che sei diversa da tutte le altre» le disse il produttore discografico Piero Sugar quand’era ancora giovanissima, poco dopo il successo imprevisto e incontenibile di “Non ho l’età”, che poi venderà 4 milioni di copie. In attesa del biopic in streaming su di lei, è la stessa Gigliola Cinquetti (A volte si sogna, Rizzoli) a raccontarci la sua storia, la sua musica, le vittorie per due volte al festival di Sanremo e una all’Eurovision, i viaggi straordinari per cantare ovunque, gli incontri e il suo carattere sempre dolce e agguerrito. Con lei Matteo Corradini.

Lorenzo Baglioni (La leggenda delle divisioni e altre sfide matematiche, Mondadori), il professore/cantautore più amato del web, sa fare tante cose ma una gli riesce benissimo: raccontare la realtà in musica. Per scrittorincittà lo fa al Teatro Toselli dove, accompagnato dalla sua band (Alessandro Cianferoni al basso e Daniele Cianferoni alle percussioni), alterna monologhi e canzoni, riproponendo tutti i suoi maggiori successi (oltre 100 milioni di visualizzazioni) – da Il Congiuntivo (al Festival di Sanremo) all’Arome Secco Sè, passando per gli stornelli e i giochi musicali che si rifanno alla tradizione popolare – che parlano di scuola, didattica, tematiche sociali e quotidianità. “Canzoni a Teatro” è un concerto-spettacolo dove si ride, si piange, si riflette e da cui, alla fine di un viaggio sorprendente, si esce arricchiti.

Alle 17.30, all’Open Baladin, scrittorincittà festeggia le nozze d’argento con la città a suon di musica.
Care invitate e cari invitati alle nozze, ecco a voi la band giusta: The Link Quartet. Pezzi pieni di ritmo, con il suono Hammond di Paolo “Apollo” Negri più groove che c’è, e la voce calda e suadente di Silvia Molinari. Trent’anni di live internazionali grazie a un’esplosiva miscela di funk, rock e soul interpretata in maniera unica, moderna e originale, che convergono in un concerto best of, con un suono continuamente rinnovato e un occhio rivolto al futuro a partire dalla lunga e prestigiosa tradizione dell’organo Hammond.

Il balcone da cui Duccio Galimberti pronunciò il famoso discorso del 26 luglio 1943 a Cuneo; la pietra-poesia di Primo Levi ritrovata sul bordo del divano di Nuto Revelli; i vagoni merci per gli ebrei destinati ad Auschwitz alla stazione di Borgo San Dalmazzo… Spesso oggetti, edifici e luoghi entrano nel nostro sguardo divenendo elementi importanti per riscoprire un tempo – quello dell’antifascismo e della resistenza in azione – fattosi pericolosamente remoto (tanto più per le giovani generazioni), e valori fondativi ancora oggi che siamo di fronte alle pesanti incognite del futuro. Li ha raccolti e raccontati per noi Antonella Tarpino (Memoranda. Gli antifascisti raccontati dal loro quotidiano, Einaudi) e, con Cristina Giordano, ce ne parla durante l’incontro “Ricordi vivi” a Casa Galimberti.

Al Rondò dei talenti, poi, “Quarto Savona quindici”. Antonio Montinaro crede nella giustizia e vuole fare la sua parte. Entra in polizia, è innamorato del suo lavoro e accetta un incarico davvero particolare: proteggere il giudice Giovanni Falcone. Diventerà uno dei suoi agenti più fidati e lo accompagnerà ovunque, come caposcorta, negli anni più difficili e violenti della lotta alla mafia e anche in quell’ultimo giorno a Capaci, il 23 maggio del 1992. Tina Montinaro (Non ci avete fatto niente, DeAgostini) lo aveva conosciuto proprio in Sicilia ed era diventata sua moglie. Da allora è una delle più combattive testimoni della strage, la creatrice del Giardino della Memoria “Quarto Savona Quindici” e volto di primo piano nella lotta alla mafia. Con lei Andrea Valente.

Dalle 18.30, al Centro incontri, in Sala Blu si riflette sulla famiglia – zavorra e libertà. Dicono che la famiglia sia il nostro punto di partenza, poi di fuga e alla fine di ritorno. Quando pensiamo alla famiglia, la prima immagine che ci viene in mente è probabilmente quella di due genitori e dei relativi figli. Oggi il concetto di famiglia è talmente interiorizzato e cristallizzato che quasi mai si riflette sul suo reale significato e sul ruolo che gioca nella vita di ognuno di noi. Riflettere sulla famiglia significa riflettere sulla propria storia e sulle storie che l’hanno preceduta, e questo fa Ameya Gabriella Canovi (Di troppa (o poca) famiglia, Sperling & Kupfer), guidandoci in un percorso che ci libera dalle zavorre per farci riscoprire le radici della famiglia, tra relazioni affettive, nella libertà. Con lei Edoardo Tallone.
In Sala Rossa, Aleksandar Hemon è intervistato da Giorgio Scianna e presenta Il mondo e tutto ciò che contiene (Crocetti). Il Guardian lo ha definito un romanzo immenso. Decenni. Continenti. Viaggi. Imperi che si dissolvono e amori che durano per sempre. Tutto ha inizio nella Sarajevo del 1914 quando il giovane Rafael Pinto è lì a trafficare con le sue erbe medicinali e il mondo sta per esplodere. Una cavalcata che attraversa orrori e sorrisi creando un caleidoscopio di vite e di sguardi. Un’avventura che ci ricorda che le nostre esistenze sono ingranaggi piccoli piccoli della Storia ma vanno vissute fino in fondo in un’epica tutta loro.

In Sala Falco, “Cuore Nero d’Italia”: ci sono casi di cronaca nera che tutti ricordiamo: l’undicenne Hagere Kilani, la contessa Vacca Agusta, l’omicidio di Novi Ligure, il caso di Cogne, il rapimento e l’uccisione del piccolo Tommaso Onofri, la strage di Erba, l’affaire di Garlasco, la morte della giovane Meredith Kercher a Perugia, il dramma familiare di Sarah Scazzi ad Avetrana e il caso della giovane Yara Gambirasio. Eventi di cronaca nera che hanno mostrato il versante più violento e oscuro del Paese. Vittime e carnefici, assassini veri e presunti, magistrati, anatomopatologi, carabinieri del Ris sono diventati attori, consapevoli e non, di paginate a nove colonne sui giornali, interviste strappalacrime, trasmissioni televisive, dirette dai luoghi del delitto, ricostruzioni in studio, quasi come un grande reality show. Ce ne parla Marco Imarisio in Tenebre italiane (Solferino). Con lui Massimo Mathis.

Al CDT in Sala Polivalente, incontriamo Agnese Pini che nel suo Un autunno d’agosto (Chiarelettere), attraverso la storia della sua famiglia, ha realizzato un grande romanzo civile, che parla anche di noi e del presente. Perché certi orrori restano sempre identici al di là delle latitudini e degli anni. Dialoga con lei Gigi Garelli.

In Sala Ferrero, Confindustria, si riflette sul Regno Unito dopo la Brexit e la Regina Elisabetta. Come ci dice Marco Varvello (Passo falso. Come cambia l’Inghilterra fuori dall’Unione Europea, RAI libri) la Brexit si sta rivelando sempre di una scelta di autolesionismo collettivo. Lo spirito pragmatico e concreto dei britannici lo ha già capito, spetta ai politici ora riconoscerlo. Con lui Livio Partiti.

Mentre all’Auditorium Foro Boario, Linton Johnson (Get in the game. Come diventare la versione migliore di se stessi in 5 mosse, Cairo) ci parla di life hacks, stimoli e ispirazioni che possono contribuire a migliorarsi. Perché Johnson è un ex campione dell’NBA, ha giocato nei mitici Chicago Bulls, diventando famoso come «The Energy Guy» e come eccezionale rimbalzista e difensore. Oggi si occupa di coaching e si prende cura di atleti giovani. Si prenderà cura di noi, ma non portate il pallone. Lo intervista Davide Rossi.

A conclusione della XXV edizione di scrittorincittà, al Teatro Toselli alle 21.15: “DA SECOLI VIVO. RIFLESSIONI DEL CASTAGNO DEI CENTO CAVALLI”.
Sono un albero, non il direttore di un giornale. Non tengo un diario, non faccio cronaca e tuttavia mi rimangono dentro ricordi e incontri. Appesi ai rami come foglie, suggestioni, rumori e voci che disegnano corpi e figure. Se potessi chiudere gli occhi mi piacerebbe raccoglierli in un sogno, dar forma a certi eventi che più di altri mi sono rimasti scolpiti nella corteccia. Gek Tessaro racconta L’albero dei cento cavalli (Lapis). Regia di Lella Marazzini.

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