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Sabato 20 luglio 2024

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Fatturano ore in più per 107.000 euro: a processo i vertici della cooperativa Valentina

Accuse di truffa e infedeltà patrimoniale per presidente e amministratrici della società che a Caraglio gestisce una struttura di assistenza per disabili

La Guida - Fatturano ore in più per 107.000 euro: a processo i vertici della cooperativa Valentina
Toghe di avvocati in aula di tribunale

 

Caraglio – Prosegue al tribunale di Cuneo il processo a carico del presidente e delle due amministratrici della cooperativa Valentina che a Caraglio gestisce una struttura di assistenza per disabili. Al presidente del consiglio di amministrazione P.L.G. e alle due amministratrici R.R. e C.S. viene contestato il reato di truffa per aver fatturato all’Asl Cn1 e al Consorzio socio assistenziale del Cuneese più ore di quante effettivamente erogate ai dodici ospiti della struttura, 107mila euro ripartiti in 72mila euro per l’Asl Cn1 e 34mila al Consorzio. A carico del presidente e di una delle amministratrici anche l’accusa di infedeltà patrimoniale per aver deliberato a nome della coop la stipula di un contratto di affitto della struttura dove operava la cooperativa, con una società riconducibile al presidente e sua moglie. In aula ha testimoniato il maresciallo della Guardia di Finanza che su mandato della Procura, in seguito alla querela di un ex socio, aveva eseguito gli accertamenti sul funzionamento della cooperativa che prevedeva, a differenza delle altre cooperative che operano nel settore, l’impiego di un certo numero di operatori per i 12 ospiti, “di solito le convenzioni indicano il minutaggio da fornire ad ogni ospite – ha riferito il maresciallo Forneris – mentre nella convenzione della Valentina si parlava di operatori, 4 Oss e 4 educatori più 1 coordinatore. In base al contratto nazionale ogni operatore avrebbe dovuto lavorare 1548 ore all’anno, ma dal calcolo del monte ore di tutti gli operatori è venuto fuori che il saldo era sempre negativo, nessuno faceva il tempo pieno e in più c’era sproporzione tra il numero di Oss e di educatori, ed è un dato che emerge dagli elenchi forniti dai dipendenti lavoratori negli anni”. A questo si aggiungeva che dal 2017 gli Enti Gestori avevano deliberato delle ore aggiuntive per le esigenze particolari di alcuni ospiti, ore aggiuntive da svolgere individualmente che sarebbero state pagate e mai erogate, “operazioni di vestizione e somministrazione pasti erano l’ordinaria amministrazione – aveva spiegato un’educatrice – mentre per ore aggiuntive si intendeva qualcos’altro, come accompagnare l’ospite fuori dalla struttura per svolgere attività dedicate alla sua patologia. L’unica che ne ha usufruito era una signora che ne faceva sì e no 3 a settimana mentre aveva diritto a 3 ore al giorno”. Per la difesa hanno deposto in aula dipendenti dell’Asl Cn1 e del Consorzio socio assistenziale, enti costituiti parte civile in giudizio come atto dovuto in seguito all’indagine svolta dalla Procura della Repubblica ma che non avevano riscontrato anomalie nella gestione della cooperativa nei due bienni 2017/2018 e 2019/2020. In aula l’allora responsabile della Commissione di vigilanza sulle strutture di assistenza e ora responsabile del Distretto nord-est Eraldo Airale ha riferito di non aver mai ricevuto segnalazioni e di non aver notato anomalie nel corso dei due sopralluoghi eseguiti nel 2017 e nel 2019. Erano controlli fatti nel corso di una mattinata all’anno quando gran parte degli ospiti si trovava nei centri diurni e quindi non era possibile verificare se venivano erogate le ore individuali, “quando andavamo c’erano 4/5 ospiti; in base ai nostri calcoli il numero delle ore prestate era superiore a quelle pagate”. In merito all’accusa di infedeltà patrimoniale, nel corso dell’udienza il maresciallo Forneris ha confermato quanto già riferito dal querelante e cioè che l’edificio in cui opera la cooperativa Valentina, e per il quale pagava un mutuo di 2700 euro al mese, era stato ceduto alla cooperativa Apollo di proprietà di P.L.G.; da quel momento la cooperativa pagava un affitto di 4000 euro al mese alla cooperativa Apollo, cui si erano aggiunti altri 1000 euro di mutuo per la ristrutturazione di una porzione di quello stesso edificio. Secondo l’accusa la deliberazione per quest’ultima operazione sarebbe stata assunta in riunione di cui non era stato dato alcun avviso. In seguito alle rimostranze dei soci venne fatto un altro contratto di restituzione dei mille euro. L’udienza è stata rinviata al 14 giugno per ascoltare altri testi di difesa.

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