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Martedì 27 febbraio 2024

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Picchiò e derubò un amico, condannato a due anni e 10.000 euro

Il fatto avvenne nel giugno 2021 nella zona dei Giardini Fresia, dopo una chiacchierata al bar e un passaggio in auto

La Guida - Picchiò e derubò un amico, condannato a due anni e 10.000 euro

Cuneo – Si è concluso con una condanna a due anni di reclusione e 400 euro di multa il processo a carico di F. A. B., il giovane della Costa d’Avorio che la sera del 18 giugno 2021 picchiò selvaggiamente e derubò un suo amico col quale fino a pochi minuti prima aveva tranquillamente chiacchierato e bevuto al bar. I fatti di quell’assurda aggressione sono stati raccontati dalla stessa vittima, M. Z., giovane di origine marocchina, dipendente di un locale in centro Cuneo: “Ero uscito dal lavoro e avevo incontrato F. A. B. con la sua ragazza in un bar vicino ai Giardini Fresia, mi sono fermato a bere qualcosa con loro e poi si sono offerti di accompagnarmi a casa a Borgo Gesso perché loro abitavano a Peveragno ed ero di strada”. Mentre salivano in auto però la coppia iniziò a discutere, i due scesero dalla vettura e F. A. B. iniziò a colpire la fidanzata inducendo l’amico a intervenire per proteggere la ragazza: “Cercai di fermarlo ma lui mi diede due pugni in faccia”, ha riferito il giovane che a causa di quei due pugni in pieno volto riportò un trauma cranico nella parte frontale, con un ricovero di otto giorni e prognosi di 30 giorni. Il giovane svenne e quando si riprese i due non c’erano più ed era sparito anche il suo marsupio con dentro cellulare, carta Postamat, permesso di soggiorno e 20 euro. Ancora confuso si recò alla fontanella a lavarsi via il sangue: lì lo trovarono gli agenti della Questura intervenuti su chiamata di alcuni residenti che non avevano visto nulla ma avevano sentito le urla in strada. “Era confuso e ci chiese se avevamo trovato il marsupio, abbiamo pensato a una rapina”, riferì uno degli agenti. Nel frattempo in Questura era arrivata anche la telefonata della sorella della vittima che non vedendo tornare il fratello lo aveva chiamato sul cellulare sentendosi rispondere da un’altra persona che si presentò con nome e cognome. La ragazza, saputo di quello che era accaduto al fratello, richiamò F. A. B. invitandolo a riconsegnare il marsupio e quello le rispose che lo avrebbe riconsegnato a tempo debito, cosa che avvenne circa una settimana dopo al comando di Polizia municipale di Peveragno. Secondo l’accusa sostenuta dal pubblico ministero Alessandro Borgotallo dall’istruttoria era emerso che in realtà non si era trattato di una rapina ma di un furto aggravato di particolare gravità perché quei pugni sferrati da un giovane di particolare robustezza avrebbero potuto causare conseguenze ben peggiori e per questo l’accusa ha chiesto la condanna a due anni e sei mesi per il furto e sei mesi di lavori di pubblica utilità per le lesioni. A questa richiesta si è associata la parte civile che ha chiesto un risarcimento di 10.000 euro per il proprio assistito. L’assoluzione è invece stata chiesta dalla difesa sulla base del fatto che l’intera istruttoria, dalle lesioni al furto, si basava solo sulla testimonianza della parte offesa, senza nessun testimone in grado di confermarla. La giudice ha accolto però la richiesta dell’accusa e quella del risarcimento, condannando l’imputato a pagare alla parte civile 10.000 euro oltre le spese processuali.

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