editoriale
I vari attori della guerra in atto stanno, uno dopo l’altro, gettando la maschera e svelando il vero volto del conflitto. In primo luogo Putin che, dopo aver a lungo derubricato l’invasione dell’Ucraina a mera “operazione speciale”, ne ha infine riconosciuto il carattere effettivo di guerra ormai rivolta all’intero blocco occidentale rappresentato dalla NATO: “L’Occidente, che soffre di una cecità da superiorità, ha fatto un gioco sporco, un gioco sanguinoso, senza considerare gli interessi degli altri paesi. Le proposte della Russia sono state negate, buttate via. Non possiamo far finta di niente, chi semina vento raccoglie tempesta”. Perché dunque stupirsi se, alla dichiarazione del non senso sia politico che militare di un utilizzo dell’atomica, si accompagna l’ammonimento sui rischi che ci aspettano in quello che sarà “il decennio più pericoloso, imprevedibile e al tempo stesso più importante dalla fine della seconda guerra mondiale”?
La posizione espressa da Putin è del tutto in linea con la sua propaganda. Un dubbio tuttavia, sul fatto che l’Occidente giochi un ruolo ben più rilevante di quello formalmente neutrale e attendista di chi ufficialmente non vuole la guerra, in fondo rimane. E questo in quanto i paesi legati alla NATO hanno deciso di sostenere indirettamente l’Ucraina sul piano sia militare che strategico: fornendole cioè, quanto al primo aspetto, armi mirate a consentire all’ex repubblica sovietica di difendersi da attacchi destinati altrimenti a farla soccombere rapidamente; e supportandola, quanto al secondo, attraverso esperti il cui compito è stato ed è quello di addestrare le forze armate ucraine. Senza dimenticare che il contrattacco in atto da parte della nazione aggredita, a monte, è guidato dal raffinato servizio di intelligence messole a disposizione dal Patto atlantico.
Se l’Europa è la culla dell’Occidente, quest’ultimo ha ormai il suo baricentro altrove: e cioè in quegli Stati Uniti d’America che guidano il Patto atlantico nel quale, dopo la seconda guerra mondiale, nazioni vincitrici e vinte del vecchio continente trovarono un baluardo comune. Il tratto dinamico assunto nel tempo dal legame tra i due mondi al di qua e al di là dell’Atlantico, pur garantendo appieno un’autonomia dell’Europa, di fatto non ha mai sottratto quest’ultima all’influenza americana. E se è sicuramente eccessivo affermare che gli Stati Uniti e l’Europa siano, nella gestione della reazione occidentale all’invasione russa, l’uno il burattinaio e l’altra il burattino, sarebbe ingenuo non scorgere che in questa vicenda la strategia delle nazioni del vecchio continente sia in qualche modo orientata, attraverso la NATO, dagli Stati Uniti stessi. Che, in solidum con l’Europa, non hanno certo favorito una qualche trattativa degna di questo nome.
Sebbene le profferte di trattativa russe siano inficiate sul nascere dalle condizioni poste da Putin, nessuno in Occidente ha mai tentato di trasformarle in un effettivo percorso volto a produrre perlomeno un cessate il fuoco. La conseguente escalation ha così impedito, finora, il decollo di una reale azione diplomatica. Del resto, se nel momento in cui Putin dichiara il non senso dell’utilizzo della atomica, Biden annuncia lo svecchiamento dell’arsenale nucleare NATO rimarcandone un possibile utilizzo anche a fronte dell’incertezza dell’esito di una guerra condotta sul piano convenzionale, l’inasprimento dello scontro appare garantito. La volontà di guerra occidentale, pur ipocritamente negata, viene così di fatto perpetuata. E non solo per ragioni politiche, ma anche economiche, visto che – alla faccia delle sanzioni – sembra ormai appurata la provenienza di una parte della componentistica dei droni e missili russi lanciati sull’Ucraina proprio dall’Europa. La stessa che, a livello istituzionale, nella formula della “pace giusta” ha trovato l’alibi perfetto per non far nulla per fermare la guerra in atto.
La dipomazia assente e la grande ipocrisia della “pace giusta”
13 novembre 2022
Cuneo
I vari attori della guerra in atto stanno, uno dopo l’altro, gettando la maschera e svelando il vero volto del conflitto. In primo luogo Putin che, dopo aver a lungo derubricato l’invasione dell’Ucraina a mera “operazione speciale”, ne ha infine riconosciuto il carattere effettivo di guerra ormai rivolta all’intero blocco occidentale rappresentato dalla NATO: “L’Occidente, che soffre di una cecità da superiorità, ha fatto un gioco sporco, un gioco sanguinoso, senza considerare gli interessi degli altri paesi. Le proposte della Russia sono state negate, buttate via. Non possiamo far finta di niente, chi semina vento raccoglie tempesta”. Perché dunque stupirsi se, alla dichiarazione del non senso sia politico che militare di un utilizzo dell’atomica, si accompagna l’ammonimento sui rischi che ci aspettano in quello che sarà “il decennio più pericoloso, imprevedibile e al tempo stesso più importante dalla fine della seconda guerra mondiale”?
La posizione espressa da Putin è del tutto in linea con la sua propaganda. Un dubbio tuttavia, sul fatto che l’Occidente giochi un ruolo ben più rilevante di quello formalmente neutrale e attendista di chi ufficialmente non vuole la guerra, in fondo rimane. E questo in quanto i paesi legati alla NATO hanno deciso di sostenere indirettamente l’Ucraina sul piano sia militare che strategico: fornendole cioè, quanto al primo aspetto, armi mirate a consentire all’ex repubblica sovietica di difendersi da attacchi destinati altrimenti a farla soccombere rapidamente; e supportandola, quanto al secondo, attraverso esperti il cui compito è stato ed è quello di addestrare le forze armate ucraine. Senza dimenticare che il contrattacco in atto da parte della nazione aggredita, a monte, è guidato dal raffinato servizio di intelligence messole a disposizione dal Patto atlantico.
Se l’Europa è la culla dell’Occidente, quest’ultimo ha ormai il suo baricentro altrove: e cioè in quegli Stati Uniti d’America che guidano il Patto atlantico nel quale, dopo la seconda guerra mondiale, nazioni vincitrici e vinte del vecchio continente trovarono un baluardo comune. Il tratto dinamico assunto nel tempo dal legame tra i due mondi al di qua e al di là dell’Atlantico, pur garantendo appieno un’autonomia dell’Europa, di fatto non ha mai sottratto quest’ultima all’influenza americana. E se è sicuramente eccessivo affermare che gli Stati Uniti e l’Europa siano, nella gestione della reazione occidentale all’invasione russa, l’uno il burattinaio e l’altra il burattino, sarebbe ingenuo non scorgere che in questa vicenda la strategia delle nazioni del vecchio continente sia in qualche modo orientata, attraverso la NATO, dagli Stati Uniti stessi. Che, in solidum con l’Europa, non hanno certo favorito una qualche trattativa degna di questo nome.
Sebbene le profferte di trattativa russe siano inficiate sul nascere dalle condizioni poste da Putin, nessuno in Occidente ha mai tentato di trasformarle in un effettivo percorso volto a produrre perlomeno un cessate il fuoco. La conseguente escalation ha così impedito, finora, il decollo di una reale azione diplomatica. Del resto, se nel momento in cui Putin dichiara il non senso dell’utilizzo della atomica, Biden annuncia lo svecchiamento dell’arsenale nucleare NATO rimarcandone un possibile utilizzo anche a fronte dell’incertezza dell’esito di una guerra condotta sul piano convenzionale, l’inasprimento dello scontro appare garantito. La volontà di guerra occidentale, pur ipocritamente negata, viene così di fatto perpetuata. E non solo per ragioni politiche, ma anche economiche, visto che – alla faccia delle sanzioni – sembra ormai appurata la provenienza di una parte della componentistica dei droni e missili russi lanciati sull’Ucraina proprio dall’Europa. La stessa che, a livello istituzionale, nella formula della “pace giusta” ha trovato l’alibi perfetto per non far nulla per fermare la guerra in atto.