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Mercoledì 21 febbraio 2024

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Truffavano online fingendo di vendere robot da cucina, due incriminati

L'accusa è di aver sottratto 650 euro a una signora cuneese, ma i due avevano anche dati anagrafici rubati

La Guida - Truffavano online fingendo di vendere robot da cucina, due incriminati

Cuneo – Seguire i soldi e le tracce informatiche degli annunci: è questo in sintesi il lavoro che gli investigatori svolgono ogni volta che un cittadino denuncia una truffa online. Che la persona abbia cercato di vendere o acquistare un bene, le forze dell’ordine cercano da subito di ripercorre la strada che hanno fatto i soldi versati, in cambio di niente, e cercano di incrociare i dati informatici relativi alle utenze usate per mettere a segno la truffa. Lo ha spiegato in aula l’assistente capo della Polizia Postale Michele D’ Alfonso che ha seguito le indagini che hanno portato all’incriminazione di A.E. e F.G. accusati di aver sottratto 650 euro ad una signora cuneese con un finto annunciato di vendita di un robot da cucina nel marzo del 2019. In questo caso l’annuncio era comparso sul sito bacheca.it e la signora aveva preso accordi telefonici con una donna che le aveva fatto versare i soldi senza però effettuare la consegna. Dai controlli della Polizia è emerso che i soldi della parte offesa erano finiti su una carta postepay attivata a Terracina da A.E. e da qui, nel giro di poco, erano stati versati sulla carta intestata F.G. residente a Palmi; gli investigatori hanno contato ben 38 movimenti di questo genere da quando era stata attivata la carta di A.E. nel dicembre del 2018. Per quanto riguarda l’annuncio sul sito bacheca.it era stato fatto utilizzando la carta d’identità di una anziana signora residente in provincia di Foggia, la quale,  in seguito a questi episodi sporse denuncia per sostituzione di persona. Anche la scheda sim del telefono usato per mettere a segno la truffa era intestata all’ignara signora pugliese, ma la Polizia ha verificato che questa scheda era stata attivata a Palmi, così come di Palmi era la cella telefonica agganciata in occasione delle telefonate con la vittima della truffa. In questo caso quindi, a rendere ancora più complicata l’identificazione dei responsabili, c’era anche l’utilizzo di dati anagrafici sottratti in rete ad una inconsapevole signora. Dopo il preciso resoconto fornito dalla Polizia per ricostruire l’identità dei due imputati, il processo è stato rinviato al 16 dicembre per la discussione.

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