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Lunedì 10 dicembre 2018

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Fondazione Crc, chiesta audizione in Comune con il presidente Genta

Il gruppo di minoranza Cuneo per i Beni Comuni chiede l'audizione urgente del presidente della Fondazione e dei membri del consiglio nominati su indicazione del Comune

La Guida - Fondazione Crc, chiesta audizione in Comune con il presidente Genta

Cuneo – Proseguono le polemiche in seguito alle dimissioni di Antonio Degiacomi dal consiglio generale della Fondazione Cr Cuneo. Nella giornata di giovedì 11 ottobre, il gruppo di minoranza “Cuneo per i Beni Comuni” ha chiesto al sindaco l’audizione urgente nella conferenza dei capigruppo del presidente della Fondazione Crc e dei membri del consiglio generale nominati su indicazione del Comune di Cuneo, con l’obiettivo di cercare di “fare un minimo di chiarezza sulla vicenda”.

“Le dimissioni di Degiacomi – spiega Ugo Sturlese, capogruppo di Cuneo per i Beni Comuni – enfatizzate dalla dura presa di posizione in suo favore dell’ex-sindaco Valmaggia, mettono in evidenza che qualcosa di profondo non funziona in Fondazione Crc, come peraltro nel sistema complessivo delle Fondazioni. Si tratta del secondo episodio di dimissioni dal consiglio generale dopo quelle date dal sottoscritto nel 2011 in polemica con la presidenza Falco, del quale Degiacomi era stato collaboratore e candidato alla successione prima dell’affermazione del gruppo di Genta”.

“I fatti – prosegue Sturlese – dimostrano che avevamo ragione a sostenere che le Fondazioni Bancarie sono diventate soprattutto strumenti di esercizio del potere, talora per fini personali talora per interessi di parte politica. Le dimissioni di Degiacomi seguono le vicende, da noi sollevate con un’interpellanza nell’ultimo consiglio comunale, relative al “Conflitto etico di interessi” in capo a Giandomenico Genta, presidente della Fondazione e nello stesso tempo dell’organismo di garanzia del maggior azionista della società Autostrade, partecipata dalla Fondazione CRC con 50 milioni di azioni. Avevamo in quell’occasione sottolineato come “il regime privatistico, che sta alla base degli Statuti delle Fondazioni, le espone al rischio di conflitti di interesse, tutelati ed anzi favoriti dall’attuale ordinamento giurisdizionale, che derubrica tali situazioni nella sfera dell’ inopportunità etico-politica”. In questo contesto, non facilmente decifrabile, vanno collocate le dimissioni di Degiacomi e la presa di posizione di Valmaggia, motivate da una giusta critica alla scarsa trasparenza dell’attuale gruppo dirigente della Fondazione (e del suo sistema di riferimento) e al cumulo di incarichi insostenibile sulla persona del Presidente, ma nel contempo forse anche rivolte a prevenire eventuali collocazioni non gradite in occasione delle prossime consultazioni regionali”.

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