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Martedì 22 maggio 2018

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“Dopo Barcellona”: Coumboscuro sull’indipendenza della Catalunya

La Guida - “Dopo Barcellona”: Coumboscuro sull’indipendenza della Catalunya

Scriviamo perché l’attualità ci raggiunge cruda e inattesa dalle prime pagine dei giornali, dedicate all’azione condotta dal governo di Madrid con arresti di eletti e funzionari, con sequestri di materiale referendario sulla indipendenza della Catalunya dalla Spagna. Azione descritta “poco elegante” soprattutto perché prodotta dalle istituzioni di uno stato nazionale, ma che però ha sollevato in primo piano il tema delle culture ed autonomie territoriali, sentimento contrastante che da tempo cova sotto la cenere degli ormai logorati stati ottocenteschi.Il fatto sorprendente di Barcelona ci ha scossi, come ha sorpreso chiunque abbia caro riflettere sul valore del binomio popoli / identità territoriale in Europa. E maggiormente ne siamo stati colpiti come Coumboscuro Centre Prouvençal, associazione che sin dal dopo guerra si è prodigata attraverso l’opera pionieristica del suo fondatore Sergio Arneodo, pensatore illuminato, che ha posto cultura e identità quale valore assoluto alla base dell’evoluzione e il futuro storico naturale di una terra e della sua gente. Si tratta di percorsi secolari che in Europa hanno coinvolto anche la Catalunya con l’implicazione delle persone e delle azioni in un non facile equilibrio di convivenze, nessuna prevaricante.L’atto di forza della Guardia Civil a Barcelona, dunque, ci ha fatto riflettere su quanto la consapevolezza della propria cultura e la libertà di espressione sia soggetto prezioso e mai banale nella nostra apparente pacifica e democratica Europa. Oltremodo – per chi nelle valli del Piemonte occidentale si sente appartenere all’area linguistica provenzale – il fatto ci ha immediatamente richiamato il canto “La Coupo” composto da Frédéric Mistral (Nobel per la letteratura) e diventato poi inno dei provenzali e di cui quest’anno si  celebrano i 150 anni.La composizione è la consacrazione di amicizia tra catalani e provenzali che nel 1866 accolsero il poeta Balaguer, esiliato da Barcelona dalla Reyna Isabel II di Castiglia causa la sua azione “inopportuna” a favore della cultura e lingua catalana. Un’amicizia tra popoli e culture consacrata dalla “Coppa” dell’amicizia, a cui oggi, dopo i fatti di Barcelona, vorremmo volentieri attingere.E qui pensiamo all’attuale assetto del nostro territorio, dell’azione disattenta delle istituzioni locali, degli Stati sovrani, dell’Europa stessa figlia della pace di Westfalia, del Congresso di Vienna e di decine di accordi, che il tempo ha sbriciolato, tra frontiere che vengono e frontiere che vanno. E così pare che in questo percorso della “grande storia”, coloro che soccombono siano sempre le culture autentiche, le realtà storiche di cui i popoli sono custodi e rigeneratori, generazione dopo generazione.Patrimoni inalienabili che gli enti territoriali dovrebbero difendere in azioni mirate e oneste. Non è più sufficiente demandare a passionari delle culture locali, amanti dell’autentico.Giorno dopo giorno vediamo affievolirsi brandelli di storia contadina, storia montanara, di lingue ancestrali e memoria antica all’ombra di questi orizzonti alpini che proteggono le terre del Piemonte e che oltre nascondono realtà le cui vicende un giorno sicuramente verranno ad incrociare il nostro destino.Un giorno…, un momento che non ci concederà improvvisazione né fragilità, ma richiederà forza e consapevolezza della nostra identità che i “reire” – gli antenati – ci hanno tramandato e che noi avremmo dovuto saper trasmettere, far nostro.Non importa se tutto ciò ci giunge dopo Barcelona o da altrove; l’importante è essere consapevoli di agire pacifici nel giusto corso del tempo, forti di una cultura autentica, vera, lontani da miti e falsi simboli. Il resto è cronaca. Triste cronaca!Coumboscuro Centre Prouvençal

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