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Martedì 16 ottobre 2018

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Visto con voi: “Cold Blood” di De Mey & Van Dormael

La Guida - Visto con voi: “Cold Blood” di De Mey & Van Dormael

Lui (Jaco Van Dormael) è un regista cinematografico belga, autore di film molto diversi l’uno dall’altro e difficilmente catalogabili come “L’ottavo giorno” (protagonista uno straordinario attore Down), “Mr. Nobody” (un mix tra la fantascienza e la filosofia di Kierkegaard) e recentemente “Dio esiste e vive a Bruxelles”. Presentato a Cannes nel 2015, interpretato – tra gli altri – da Catherine Deneuve e finito tra le nominations per l’Oscar per il miglior film straniero del 2016, ha ricordato a molti la surreale irriverenza religiosa dei Monty Python. Lei (Michèle Anne De Mey) è una stimatissima ballerina e coreografa, formatasi all’”École Mudra” di Maurice Béjart a Bruxelles. Dopo aver partecipato a molti lavori di Anne Teresa De Keersmaeker, ha creato con successo una sua compagnia (Astragale), per divenire poi, dal 2005, la direttrice artistica di Charleroi/Danses (già Ballet royal de Wallonie), il principale centro coreografico della comunità francofona del Belgio. La loro collaborazione è diventata famosissima grazie ad uno spettacolo magico, “Kiss & Cry” (di cui la versione cartacea di questa rubrica ha parlato nel settembre 2015): la rievocazione in forma di danza da parte di una donna anziana del suo primo e brevissimo amore, la cui intensità ella cerca invano di ritrovare per tutta la vita. La straordinarietà del lavoro consisteva nel fatto che a danzare non fossero i corpi dei ballerini, ma le loro mani, che si muovevano in ambienti ricostruiti in miniatura e che venivano riprese dalle telecamere per essere proiettate in grande alle spalle della compagnia, indaffarata nelle tante operazioni necessarie per creare un incanto allo stesso tempo coreografico e cinematografico. A un anno distanza De Mey e Van Dormael sono tornati al festival “Torinodanza”, per presentare il nuovo spettacolo “Cold Blood” (che ha debuttato nel giugno scorso a Montpellier). Chi si è recato alle Limone Fonderie di Moncalieri il 22, il 23, il 25 o il 26 ottobre ha potuto scoprire che non solo la magia si è ricreata ma che, anzi, le sorprese si sono moltiplicate.  La struttura della messinscena è rimasta la stessa: quel che vede lo spettatore è di fatto la costruzione in diretta di un film e spetta a lui decidere se guardare di più il processo produttivo sul palcoscenico o il risultato sullo schermo in alto. Il tema che ispira il tutto è far vivere – ovviamente “senza pericolo” – sette diverse morti al pubblico il quale, all’inizio dello spettacolo, viene teoricamente ipnotizzato. Ecco quindi un susseguirsi di storie e situazioni, ironiche e malinconiche, ciniche e poetiche, surreali e plausibili, con al centro il decesso del protagonista. Un po’ come nelle “tanatografie” raccontate con intelligente leggerezza da quel delizioso libro che è “Mosche d’inverno. 271 morti in due o tre pose” di Eugenio Baroncelli (Sellerio, Palermo 2010). Il filo conduttore di “Cold Blood” offre alla compagnia belga lo spunto per sbizzarrirsi in una successione d’immagini sorprendenti che, se da una parte sono spesso omaggi più o meno espliciti alla storia del cinema (il tip-tap di Ginger Rogers e Fred Astaire, i musical acquatici con Esther Williams, “2001 Odissea nello Spazio” e così via), sembrano soprattutto  il risultato delle straordinarie associazioni visive e tematiche create dalla sola fantasia degli autori. Le dita danzanti e qualche volta anche i corpi degli stessi ballerini (come nella struggente scena in cui la De Mey sembra volare) si muovono al ritmo di una colonna sonora davvero notevole che mescola Schubert e Lou Reed, Alessandro Scarlatti (“Caldo sangue”) e Janis Joplin, Wagner e Doris Day, Shostakovich e Nina Simone (la bellissima “Little Girl Blue”), Chico Barque e il David Bowie di “Space Oddity”. Tra un drive in e un autolavaggio (teatro di una delle sette morti), città bombardate nella seconda guerra mondiale, locali per lo strip tease e viaggi interplanetari, tutti costruiti senza effetti particolarmente speciali e con oggetti tutto sommato quotidiani, De Mey e Van Dormael stupiscono, emozionano e divertono, conquistando l’intero pubblico: dai bambini agli appassionati di teatro sperimentale.“Torinodanza” si conclude nei prossimi giorni con due spettacoli importanti: prima “Annonciation e altri pezzi” del celebre coreografo d’origini albanesi Angelin Preljocaj (Limone Fonderie, Moncalieri, 28-29 ottobre) e infine  il visionario “Bones In Pages” di una superstar della danza contemporanea, il giapponese Saburo Teshigawara (Teatro Carignano, Torino, 3 novembre).

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