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La guerra delle parole: se anche il linguaggio può armarsi

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Lunedì 14 settembre, nell’ambito della rassegna “Cuneo per la pace”, in Sala San Giovanni un incontro con il linguista Federico Faloppa e la compagnia “Gli Episodi”

Sara Comba 11 settembre 2026

Cuneo

Prima ancora delle armi, arrivano le parole. Parole che definiscono un nemico, che costruiscono un “noi” e un “loro”, che trasformano una minaccia in qualcosa di concreto e la guerra in una risposta possibile, talvolta persino inevitabile. È anche da qui che parte “La guerra delle parole”, l’appuntamento in programma lunedì 14 settembre alle 21 in Sala San Giovanni di via Roma 4 a Cuneo, evento inaugurale della rassegna “Cuneo per la pace”, giunta alla sua seconda edizione.

A guidare la riflessione sarà Federico Faloppa, linguista e professore di Language and Discrimination all’Università di Reading, originario di Cuneo e da anni impegnato nello studio del rapporto tra linguaggio, discriminazione, potere e rappresentazione della diversità. Con lui, la compagnia teatrale Gli Episodi, con Vanessa Crudo, Silvia Satta e Mauro Toro, in un appuntamento che intreccerà riflessione e teatro. Il testo e la regia sono di Elide Giordanengo.

Il punto di partenza è il libro di Faloppa “Disarmare il discorso. Sulla militarizzazione del linguaggio”, un saggio che mette sotto osservazione le parole con cui raccontiamo i conflitti e, più in generale, quelle con cui interpretiamo il mondo contemporaneo. Perché la lingua non si limita a descrivere la realtà: può contribuire a costruirla.

Metafore belliche, slogan, titoli dei giornali, formule politiche, parole utilizzate nei social: il linguaggio può progressivamente abituare alla logica dello scontro, rendere l'altro una minaccia e far apparire la violenza come una conseguenza quasi naturale. Faloppa analizza, tra gli altri, i linguaggi della sicurezza e della guerra, ma anche il ricorso al lessico militare per raccontare fenomeni che con la guerra non hanno direttamente a che fare. È un meccanismo che può sembrare lontano dalla quotidianità e che invece passa attraverso parole apparentemente familiari. Parlare di “nemici”, di “invasioni”, di “battaglie”, di “fronti” o di “emergenze” non è sempre soltanto una scelta stilistica. Le parole selezionano ciò che vediamo, suggeriscono interpretazioni, stabiliscono chi appartiene a un “noi” e chi viene collocato dall'altra parte.

E se le parole possono contribuire ad armare il discorso, possono anche fare il contrario: disarmarlo. È questa la prospettiva che dà il titolo al libro e che rende il linguaggio uno degli strumenti possibili per costruire una cultura della pace. Interrogare gli slogan, riconoscere gli stereotipi, mettere in discussione le formule automatiche, restituire precisione ai nomi e alle persone significa infatti non accettare come inevitabile una sola narrazione del conflitto. La lingua può diventare così uno spazio di resistenza, di dialogo e di convivenza.

L'appuntamento cuneese propone una riflessione particolarmente attuale: come si può parlare di guerra senza finire per normalizzarla? Come raccontare il conflitto senza trasformare le persone in categorie? E, soprattutto, quali parole possono aiutarci a costruire una prospettiva diversa da quella dello scontro?

Domande che riguardano non soltanto chi scrive o fa informazione, ma tutti coloro che ogni giorno utilizzano e condividono parole, immagini e messaggi. Perché la pace, prima ancora di essere una condizione geopolitica, può essere anche un modo di guardare all'altro e di nominarlo.

“La guerra delle parole” è in programma lunedì 14 settembre alle 21 nella Sala San Giovanni, in via Roma 4 a Cuneo. L'incontro è a partecipazione gratuita, con ingresso libero.

Per informazioni: cuneoperlapace@comune.cuneo.it.

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