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19 luglio 2026

montagna

Ivan Krutikov, il progetto di salvare la memoria di Narbona e di riportare alla luce i suoi passaggi interni

Studente russo al corso di laurea magistrale in Architettura presso lo Iuav di Venezia, sta lavorando a una tesi sulla borgata

Michela Castellino 18 luglio 2026

Valle Grana

Ivan Krutikov, studente russo frequentante il corso di laurea magistrale in Architettura presso lo Iuav di Venezia, ha trascorso le scorse settimane in valle Grana, più precisamente a Castelmagno, dove sta svolgendo il suo progetto di tesi.

Com’è nata la sua passione per l’architettura?

Io vengo dalla Russia, da una città chiamata Vologda che si trova nel centro-nord del Paese. Lì, ho svolto la mia laurea triennale in architettura, anche se, in realtà, in Russia il corso dura 5 anni. In seguito ho lavorato per qualche mese nella mia città, dove ho realizzato alcuni progetti che noi chiamiamo “comunitari”, ovvero piazze ed aree pubbliche. Un paio di anni fa ho deciso di spostarmi all’estero, per conoscere ed apprendere metodi e strumenti nuovi. Per questo motivo mi sono trasferito a Venezia, dove ho deciso di intraprendere il corso di laurea magistrale presso lo Iuav.

Come è venuto a conoscenza della storia di Narbona?

Una volta arrivato in Italia ho capito che i progetti di cui mi occupavo precedentemente non facevano più per me e che, invece, avrei voluto occuparmi di programmi più “piccoli”. Contemporaneamente, grazie a degli amici di Milano, ho avuto modo di venire a conoscenza dell’esistenza di alcune piccole borgate dell’arco alpino lombardo e mi sono innamorato della realtà di questi piccoli paesini di montagna. Quindi, quando è arrivato il momento di iniziare a pensare al mio progetto di tesi, ho subito capito che avrei voluto dedicare il mio tempo a questo, ma non sapevo come orientarmi. A Venezia avevo da poco conosciuto Michele, uno studente universitario proveniente da Cuneo, che mi ha parlato della provincia Granda e delle sue montagne, invitandomi a venire a visitarle. Quindi, l’anno scorso sono venuto a Cuneo e mi sono imbattuto nel libro “L’ Arbouna la nosta” di Renato Lombardo. Leggendo la storia descritta nel libro, che è il racconto di Narbona, mi sono innamorato di questa borgata, che da subito ho percepito “speciale” perché isolata da tutto e tutti.

Cos’è che l’ha colpito di questa borgata?

Prima di andare a Narbona avevo già visitato alcuni borghi in Lombardia, ma ciò che mi ha lasciato a bocca aperta di questo piccolo paesino piemontese è stato la sua struttura, ovvero il fatto che è costruito come se fosse un unico corpo. Le case, infatti, sono tutte localizzate una di fianco all’altra e, una volta, ospitavano circa 150 abitanti che vivevano in questo unico corpo. Mi ha stupito anche come questa borgata fosse “isolata dal mondo”, ad esempio senza accesso all’elettricità, e che queste persone vivessero in un posto così difficile da raggiungere. Per arrivare, infatti, ci vuole circa un’ora e venti di cammino da Campomolino, che è la frazione più vicina.

In Italia mi sembra che ci siano tante borgate simili a questa, che però, nel tempo, sono state restaurate e rese migliori. Nel caso di Narbona, però, non è stato possibile fare molto sia perché il posto è troppo isolato, sia perché la gente del luogo mi è sembrato di capire che non vorrebbe.

Ha avuto modo di parlare con alcuni abitanti della valle?

Sì, l’anno scorso, mentre guardavo il sito del museo “Casa Narbona” di Campomolino ho trovato il contatto mail del signor Angelo Artuffo, con il quale mi sono subito messo in contatto. Lui, poi, mi ha a sua volta messo in contatto con sua cugina, la signora Annamaria Luciano, nata a Narbona, che mi ha raccontato la sua storia e com’era vivere nella borgata. Poi, ho conosciuto anche il signor Dario, originario di Campomolino, che tutt’ora pulisce i sentieri della vallata, compresi quelli di Narbona e anche lui mi ha raccontato molto della sua esperienza in quell’ambiente. Parlando con diversi ex abitanti che nel 1970 avevano dovuto lasciare Narbona e con i parenti di coloro che una volta vivevano nella borgata mi sono reso conto che gli stessi hanno fatto davvero tanto per salvare la memoria di quel luogo: tra le altre cose, a Campomolino è stato creato un museo (Casa Narbona) ed è già stato rifatto il tetto della chiesa della borgata.

In cosa consiste, quindi, il suo progetto?

Il mio progetto di tesi ha avuto inizio la scorsa estate, quando sono andato per la prima volta presso la borgata a prendere le prime misure. La mia idea è quella di lavorare con tutta la memoria degli ex abitanti di Narbona, traslandola in un progetto architettonico ad hoc; l’anno scorso ho già fatto un primo passo in questa direzione fabbricando un gioco da tavola per bambini, che ho chiamato “Strema”, ovvero “nascondino” in occitano, che ho poi regalato al museo Casa Narbona, così che i bambini, giocando, possano imparare un po’ della storia di quel luogo.

Come proseguirà il progetto?

Ciò che voglio fare ora è ricostruire e riportare alla luce qualcosa, per fare sì che non vada dimenticato e salvarne, quindi, la memoria. In primis, mi piacerebbe ricostruire alcuni dei passaggi interni che una volta collegavano le case rendendole un corpo unico: infatti, per permettere agli abitanti della borgata di spostarsi liberamente all’interno della stessa in qualsiasi condizione atmosferica e meteorologica, Narbona era costituita da volte in pietra e passaggi coperti dai tetti delle case vicine. Alcuni di questi passaggi, ora, sono andati distrutti e mi piacerebbe riportarli alla vita. Oltre ai passaggi mi piacerebbe ricostruire il forno della borgata.

Le piacerebbe realizzare nel concreto il suo progetto di tesi?

Certamente. A me piace l’idea di fare qualcosa di utile e infatti, al momento mi sento felice nel realizzare questa planimetria con i rifacimenti previsti. Il mio obiettivo è quello di poter continuare a parlare di questo posto a più persone possibile, affinché nessuno si dimentichi della sua storia. Mi dovrei laureare ad ottobre e mi piacerebbe, dopo la laurea, poter continuare a lavorare al progetto e, idealmente, trovare qualche studio di architettura interessato a collaborare per la realizzazione di questi restauri.


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