Esplosione costata la vita a Renato Bocchiola, sentenza attesa il 9 luglio
24 giugno 2026
Cuneo
È attesa per il 9 luglio la sentenza del processo per la morte di Renato Bocchiola, il 75enne deceduto a seguito delle ferite riportate nell’esplosione della cucina del suo appartamento. Secondo i vigili del fuoco che eseguirono una serie di accertamenti sullo stato dei luoghi, l’esplosione sarebbe stata causata da una perdita nel flessibile che portava il gas al piano cottura. Una perdita segnalata alcuni mesi prima dal figlio della vittima e che era stata controllata dall’idraulico D.M., il quale poi venne rinviato a giudizio con l’accusa di omicidio colposo: il suo intervento aveva dato esito negativo riguardo al rinvenimento di perdite di gas, ma secondo la Procura gli strumenti che aveva utilizzato erano inadeguati al tipo di intervento richiesto e per questo inefficaci. Nella notte fra il 3 e il 4 ottobre del 2021 l’esplosione nella cucina della cascina dove abitava il signor Bocchiola con uno dei figli (l’altro viveva nell’appartamento sottostante), aveva provocato anche il parziale crollo della camera da letto dove in quel momento dormiva un ospite, che fortunatamente riportò solo alcune ferite lievi. Le ustioni del Bocchiola invece furono gravi e l’uomo morì qualche giorno dopo in ospedale. Al centro dell’istruttoria proprio quella perdita segnalata da uno dei figli della vittima e controllata dall’idraulico. “Era luglio e sentivo continuo odore di gas provenire dall’alloggio di mio padre. Ma era estate, le finestre sempre aperte e l’odore poteva anche essere confuso con quello di biogas di un impianto vicino casa nostra”, aveva riferito in aula il testimone. Venne quindi chiamato l’idraulico che eseguì una verifica a partire dalla cantina fino all’alloggio con il naso elettronico, il rilevatore che secondo l’accusa sarebbe andato bene nel corso di un normale controllo di manutenzione ordinaria, non per quella specifica richiesta di intervento in cui il tecnico avrebbe dovuto eseguire una procedura più complessa consistente nella prova di caduta di pressione del gas da fare con altro tipo di strumentazione. Nel corso di quell’intervento il tecnico non avrebbe neanche spostato il forno dietro cui passava il flessibile deteriorato. Per l’idraulico, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna ad 1 anno di reclusione in considerazione del pieno risarcimento ai parenti della vittima. Di parere opposto la difesa sostenuta dall’avvocato Rinaldo Sandri che nel chiedere l’assoluzione del proprio assistito aveva sottolineato il fatto che venne usato il naso elettronico dal momento che tutte le persone presenti durante il controllo di quel luglio non sentirono odore di gas e che dai controlli sulla strumentazione dell’idraulico tutto risultò perfettamente funzionante. Secondo la difesa altre potevano essere le ragioni di quella esplosione, a partire dal fatto che la vittima quella sera aveva lasciato aperta la valvola del gas dopo essersi fatto un caffè e dove era solita fumare; anche una scintilla avrebbe potuto causare l’esplosione improvvisa. Per il pubblico ministero però poco importava se quel giorno non si sentisse odore di gas: l’intervento erra stato chiesto per quel motivo e il controllo doveva essere fatto con il massimo scrupolo, con l’uso del manometro e non del semplice naso elettronico. La contro replica del difensore è attesa per il 9 luglio, cui seguirà la sentenza.