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17 luglio 2026

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Franco Bergese: “Per me, l’aquila reale incarna il simbolo della libertà, potenza ed eleganza”

29 marzo 2026

Cuneo

Franco Bergese Da 43 anni trascorre almeno 100 giorni all’anno ‘dove osano le aquile’: una passione impegnativa che ha attentamente documentato con dati degni di candidatura alla laurea ad honorem in Scienze Naturali. Franco Bergese (classe 1952) fin da ragazzino è stato attratto dall’ornitologia, da principio semplicemente osservando i volatili che nelle terre attorno a casa a San Rocco Castagnaretta beccavano il sorgo seminato dal papà. Intorno ai vent’anni acquistò un binocolo, trampolino di lancio per la sua passione: iniziò così l’osservazione, lungo le rive di Stura, dei più comuni esemplari di facile avvistamento, picchio muratore, picchio verde, rampichino, ciuffolotto maschio, ecc. Elettricista in Michelin dal ‘69 al ‘90, ha approfittato del tempo libero concesso dal lavoro di turnista, per dedicarsi a questa passione: nel ‘78, con gli amici ornitofili  e pionieri Ada Gazzola, insegnante e Tomaso Giraudo, avvocato, ha fondato la sezione Lipu di Cuneo, come racconta: “Gli esordi furono timidi: eravamo sempre noi tre compaesani con tante idee e voglia di fare, ma la sensibilità generale sul tema era ancora scarsa. L’oasi di Crava - Morozzo La nostra prima azione concreta fu nel ‘79 l’istituzione dell’oasi di Crava - Morozzo: ci occupammo della parte burocratica, dell’acquisto dei terreni e della casa, accendendo un mutuo a nome nostro, durato fino al 2003 e estinto grazie alla raccolta fondi promossa a livello nazionale dalla Lipu, oltre a donazioni di suoi soci e della Piaggio. Fu la prima oasi Lipu d’Italia, nell’87 riconosciuta riserva naturale speciale dalla Regione Piemonte, attualmente inserita all’interno dell’ente di Gestione delle aree protette delle Alpi Marittime, con cui la Lipu collabora per attività gestionali. Negli anni l’oasi si è ingrandita con l’acquisto di nuovi terreni e la realizzazione dei laghi artificiali di Crava e Morozzo, i cui scavi sono stati onerosi dal punto di vista economico, ma anche di progettazione al fine di creare profondità e flora palustre idonea all’attrazione e alla proliferazione del maggior numero di specie. Oggi la riserva ha una superficie di 300 ettari e le specie osservate sono oltre 200 tra nidificanti, migranti e svernanti. La zona umida e acquitrinosa favorisce la presenza di una flora ricca e diversificata, fondamentale per la nidificazione e la sosta di numerose specie di uccelli. Per quanto considerati allora visionari, non avremmo potuto farci scappare un simile habitat! Il giorno in cui perfezionammo il primo acquisto, avvistammo un tuffetto, che divenne quindi il simbolo dell’oasi. Il mio intero tempo libero in quegli anni fu dedicato a questo progetto, in cui coinvolsi la mia intera famiglia. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il fondamentale aiuto di mia moglie Liliana, che oltre ad appoggiarmi nella realizzazione del sogno, si è fatta carico di buona parte delle incombenze richieste per la cura e l’educazione delle nostre figlie Chiara e Serena. L’oasi di Crava - Morozzo fu un modello ispiratore per altri, come la non lontana oasi ‘La Madonnina’ di Sant’Albano Stura, inaugurata nel 2009, per la quale tanto si prodigò il compianto amico e sindaco di Morozzo, Mauro Fissore. I primi anni creammo capanni e palafitte per l’osservazione e la fotografia naturalistica e  dedicammo parecchio tempo ad iniziative per le scuole, volte a sensibilizzare e far conoscere l’oasi con diapositive e visite guidate. Frequentando l’ambiente, nel ‘90 mi si presentò l’occasione di essere assunto al parco Valle Pesio e Tanaro, come dipendente del servizio tecnico manutenzione e conclusi la carriera nel 2009 come guardiaparco. L’interesse per le aquile Le aquile rappresentano un capitolo a parte della mia passione per gli uccelli: ho sempre amato la montagna e l’aquila reale incarna, per me, il simbolo di libertà, potenza ed eleganza. Iniziai ad osservarle, con l’ausilio di binocoli e cannocchiali, in modo costante nel 1983, in tutte le valli cuneesi, consapevole del fatto che non esistevano dati su questi rapaci nelle nostre zone, ma solo un falso pregiudizio, che li considerava nocivi per l’ecosistema. Decisi così di azzardare un loro censimento e di tenerne traccia: l’aquila è un animale fedele e territoriale, che vive sopra i 1500 metri. Non è quindi così difficile individuare l’habitat delle coppie, che dominano circa 5000 ettari, pari a una vallata o parti di essa per quelle più lunghe e aperte. Questo super predatore, all’apice della catena alimentare, difende il territorio da intrusioni di altri simili e sostituisce il partner solo in caso di morte. Ogni anno registro su mappe e grafici di mia produzione, il numero di animali presenti in ciascuna valle, l’eventuale sostituzione di uno dei due esemplari, le cove e i nuovi involi. Ad oggi nel cuneese si contano oltre 40 coppie. L’osservazione L’osservazione avviene in tre periodi: il primo, cruciale, da marzo a maggio; in esso verifico tutte le coppie per registrare se vi siano state variazioni, per esempio se uno dei due esemplari è cambiato e al posto di due adulti trovo un subadulto o un immaturo, conseguenza del decesso del precedente. Inoltre, riporto per ogni coppia se sono state deposte le uova ed è in atto la cova e in quale nido, dal momento che le aquile hanno di norma più nidi. Il secondo periodo è giugno - luglio: ritorno a far visita a tutte le coppie che erano in cova e trascrivo se è in atto l’allevamento oppure se vi sia stato il fallimento della cova per cause naturali, come la deposizione di uova non fecondate o per la morte del piccolo. Nel terzo periodo, in autunno, vado a verificare se i nuovi nati si siano regolarmente involati. È  questo il momento in cui possono registrarsi nuove coppie. La prima fase è molto impegnativa e richiede un’osservazione pressoché giornaliera e prolungata anche fino al 10-12 al dì. Ogni volta non si sa che cosa si scoprirà e solo pazienza e perseveranza regalano grandi risultati: tutto questo ha, per me, un fascino indescivibile! Riproduzione e nidificazione L’aquila depone di norma 1 - 2 uova. Ogni anno non più della metà delle coppie depone le uova: sono animali che si autoregolano e non si moltiplicano se il territorio è saturo, in quanto avrebbero difficoltà a reperire il cibo. Da ciò si evince che, in qualche modo, questi predatori sono in grado di contarsi. La cova dura circa 45 giorni e l’aquilotto permane sul nido per circa 75 giorni, dopo di che decolla senza problemi, ma inizialmente fatica negli atterraggi essendo ancora malfermo, molto simile ad un bambino che muove i primi passi. Talvolta cade su cespugli e questo lo espone ad essere facile preda di lupi, volpi e faine. È prevalentemente la femmina a covare, anche se il maschio 2 o 3 volte al giorno le dà il cambio per consentirle di sgranchirsi e soprattutto per allontanarsi a mangiare il cibo che lui le procura in questa fase. È, invece, unicamente la mamma a nutrire il piccolo, sminuzzando il cibo da deporre nel becco. È incantevole osservare con quanta delicatezza e amorevolezza compie questo gesto, guardandolo sempre negli occhi. Le aquile nidificano su pareti rocciose e talvolta su abeti bianchi e cembri, portando rami strappati di norma da conifere. I nidi sono molto robusti e possono arrivare a 2 metri di diametro; ogni coppia ne possiede diversi, che ho censito e li utilizza in alternanza. Durante le osservazioni ho constatato che ogni anno le coppie rinforzano i loro nidi, o almeno alcuni di essi. L’alimentazione L’aquila si nutre di piccoli di ungulati, marmotte, mustelidi e uccelli; caccia unicamente a terra e non in volo, anche se in volo è in grado di strappare il cibo ad altri volatili. Entrambi i sessi cacciano e portano la preda nel nido dove comodamente la consumano. Il re dei predatori è dotato di una vista molto potente oltre ad una elevata velocità di volo ed una grande forza negli artigli, caratteristiche che gli permettono di cogliere il nemico di sorpresa. Varie volte mi è capitato di vedere una coppia di aquile atterrare in picchiata su piccoli di camoscio o stambecco e immobilizzarli per poi ucciderli con il durissimo becco. Sono scene molto dure, ma è la selezione naturale ed è ciò che permette l’equilibrio della catena alimentare. In inverno e al disgelo non è raro vedere aquile nutrirsi del corpo di ungulati travolti da valanghe. Come negli altri rapaci la femmina è più grande e potente del maschio, la sua apertura alare è di circa 2 metri e 20 cm e il peso è di 5-6 kg. Sono animali molto attenti e osservatori, che avvistano la preda e la osservano attentamente, per coglierla poi nel momento opportuno. Il fascino dell’aquila L’intelligenza, la potenza e l’eleganza di questo animale sono indiscusse. È certamente questo che mi ha spinto a perseverare negli anni, dedicando moltissimo tempo alla sua osservazione. Le aquile hanno atteggiamenti simili agli umani: il maschio e la femmina trascorrono molto tempo uno accanto all’altra; quando si formano nuove coppie si nota una certa diffidenza e una lieve distanza, che progressivamente  si riducono e si annullano dopo i primi accoppiamenti. In cattività l’aquila vive oltre 30 anni ma,  in natura, soggetta alla selezione naturale, la durata della vita è imprevedibile, anche se nei miei dati ho registrato parecchi esemplari ventenni. Purtroppo, bocconi avvelenati, gettati illegalmente per sterminare volpi e lupi, sono un pericolo anche per aquile e avvoltoi - gipeto, grifone e avvoltoio monaco - oltre al saturnismo, ossia l’avvelenamento da piombo attraverso l’ingestione di resti di cacciagione contenente pallini. Negli ultimi anni, infine, l’uomo ha incrementato i pericoli per questi animali: fotografi scriteriati o utilizzatori di droni rappresentano un notevole disturbo e pericolo per la specie che, se spaventata, può ricevere danni come per esempio il fallimento di una cova. La natura è perfetta e va rispettata evitando ogni tipo di interferenza invasiva”. Bergese detiene un vero e proprio registro anagrafico dettagliato per tutte le coppie, che sono ormai un po’ parte della sua famiglia! Aquila con la preda, un cucciolo di capriolo Franco Bergese
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