editoriale
A settembre il Parlamento ha approvato a maggioranza la nuova legge italiana sulla montagna (Legge 12 settembre 2025, n. 131), un provvedimento che punta a rilanciare le aree montane attraverso una serie di incentivi economici, fiscali e sociali pensati per frenare lo spopolamento e stimolare lo sviluppo locale.
La legge mette sul piatto 200 milioni di euro l’anno per il triennio 2025-2027, risorse destinate ai Comuni d’alta quota con l’obiettivo di sostenere la crescita socio-economica e favorire il ripopolamento.
Il cuore del provvedimento è l’articolo 2, che introduce una nuova classificazione dei Comuni montani basata su criteri altimetrici e di pendenza. Accanto al Ministero degli Affari regionali e delle Autonomie lavorano sei esperti incaricati di definire la riclassificazione, tra cui il cuneese Mariano Allocco. Dalla loro analisi dipende l’accesso ai 200 milioni del Fondo per lo Sviluppo della Montagna, che finanzierà misure che vanno dagli sgravi per lo smart working agli incentivi per insegnanti, sanitari e giovani imprenditori, fino ai crediti d’imposta per agricoltori e operatori forestali.
Il countdown è già partito: i 90 giorni previsti per chiudere la riclassificazione scadono il 20 dicembre.
Secondo le prime indiscrezioni, uno dei criteri minimi potrebbe essere la quota dei 600 metri di altitudine, accompagnata dall’obbligo di avere almeno l’80% del territorio sopra questa soglia. Una scelta che, se confermata, rischierebbe di tagliare fuori diversi Comuni di bassa valle.
Il quadro definitivo si conoscerà solo dopo l’approvazione formale della nuova classificazione. Ma i rumors – da verificare – parlano già di un taglio di oltre 60 Comuni piemontesi, con una riduzione delle amministrazioni montane da 486 a circa 420. Le aree più esposte sarebbero l’Alessandrino, il Cuneese, il Canavese e le valli del Torinese. Nel Cuneese, tra i Comuni a rischio figurerebbero Bagnolo, Barge, Revello, Busca, Boves oltre a numerosi centri della Langa e del Monregalese. Un paradosso, denunciano gli amministratori: senza criteri socio-economici, territori come Sestriere o Bardonecchia continuerebbero a essere considerati montani, mentre diversi Comuni dell’Alta Langa ne resterebbero esclusi.
L’Unione Nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti Montani, da tempo in allarme, torna a ribadire le proprie perplessità. Il presidente regionale, Roberto Colombero, sottolinea: “Avevamo chiesto di evitare una nuova classificazione per stabilire che cosa è Comune montano e che cosa no: è sempre pericoloso definire che cosa sia montagna ‘vera’ e cosa sia montagna considerata ‘falsa’”.
Critiche arrivano anche dall’opposizione regionale. Per il consigliere PD Mauro Calderoni "La nuova legge nazionale sulle zone montane rischia di produrre effetti pesantemente negativi per il Piemonte e per decine di Comuni oggi classificati come montani. È indispensabile che la Regione si attivi immediatamente per evitare che criteri troppo rigidi e puramente orografici penalizzino territori già fragili dal punto di vista demografico, economico e dei servizi".
A pagare il prezzo più alto, secondo diversi osservatori, potrebbe essere l’Appennino. Non sorprende quindi che sulla definizione dei criteri sia in corso un braccio di ferro interno alla stessa maggioranza di governo, con posizioni differenti tra Fratelli d’Italia e Lega. A rendere il quadro più delicato c’è anche un cambio di metodo: i 200 milioni introdotti dal governo Draghi venivano trasferiti direttamente alle Regioni (per il Piemonte circa 22 milioni l’anno), mentre la nuova legge, puntando su incentivi diretti, potrebbe penalizzare numerosi enti locali.
A rassicurare sulla delicata e complessa problematica la posizione dell’Assessore regionale alla montagna Marco Gallo: “La Regione Piemonte, collaborando con le altre Regioni e con la Commissione degli esperti, sta sostenendo criteri che riducano al minimo la perdita di Comuni classificati come montani nella nuova definizione nazionale. La stessa posizione sarà portata in Conferenza delle Regioni. Entro dicembre sarà approvata una nuova classificazione dei Comuni montani basata solo su altimetria e pendenza. Entro i successivi 90 giorni sarà poi definito un secondo elenco che includerà anche criteri socio-economici. Solo i Comuni inseriti in questo secondo elenco potranno accedere alle agevolazioni previste per contrastare lo spopolamento e favorire i servizi e lo sviluppo nelle aree montane.”
L’interrogazione regionale
Il Consigliere regionale Mauro Calderoni ha presentato un’interrogazione sull’impatto della Legge nazionale n. 131/2025—entrata in vigore lo scorso 20 settembre—che ridefinisce la classificazione dei Comuni montani e introduce una nuova modalità di riparto del Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT). Calderoni oltre ad esprimere preoccupazioni sulla nuova classificazione che rischia di escludere molti comuni, evidenzia un altro elemento critico della nuova legge: "L’introduzione di una quota riservata agli interventi statali all’interno del FOSMIT, senza aumentare le risorse complessive, rischia di produrre un vero e proprio definanziamento delle politiche regionali per la montagna. Se una parte del fondo viene sottratta alle Regioni e gestita centralmente, anche attraverso la nuova Strategia per la Montagna Italiana, le comunità alpine e appenniniche piemontesi rischiano di perdere risorse preziose e autonomia progettuale. Per questo chiediamo alla Regione un’azione decisa e tempestiva, capace di difendere i diritti delle nostre comunità montane e di tutelare il futuro delle terre alte piemontesi".
Ambiti e interventi previsti dalla nuova legge
La nuova legge per le zone montane, a trent’anni dalla precedente “Legge Carlotto”, aggiorna il quadro legislativo dedicato alla montagna. Anche se la competenza in materia spetta in larga parte alle Regioni, la legge definisce principi e strumenti nazionali per sostenere lo sviluppo socio-economico delle aree montane e contrastarne lo spopolamento.
Le finalità sono ampie: tutela dell’ambiente, salvaguardia degli ecosistemi, miglioramento dei servizi pubblici, sviluppo delle attività produttive e rafforzamento della coesione delle comunità locali. Tra le novità vi è la nuova classificazione - che allarma buona parte dei comuni montani del cuneese - basata non solo sull’altitudine ma anche sulla pendenza, con elenchi che saranno definiti da decreti del Presidente del Consiglio.
La legge introduce la “Strategia per la montagna italiana”, un documento programmatorio per orientare le politiche nazionali del settore. Centrale sarà il ruolo del Fondo FOSMIT, la “cassaforte” della montagna, dal quale saranno finanziati numerosi crediti d’imposta e agevolazioni per personale sanitario e scolastico, agricoltori, giovani imprenditori e nuovi residenti. L’incognita è data dalla dotazione del Fondo che al momento appare largamente insufficiente.
La norma contiene interventi per potenziare i servizi educativi, borse di studio e misure per fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico. Ampio spazio è dedicato anche alla tutela ambientale, alla gestione delle foreste, agli ecosistemi montani e alla fauna, con riferimenti specifici ai grandi carnivori (i lupi in particolare) e misure sulla ricomposizione fondiaria e sui terreni silenti.
Soltanto sopra i 600 metri la montagna merita di essere aiutata e sostenuta dallo Stato?
07 dicembre 2025
Cuneo
A settembre il Parlamento ha approvato a maggioranza la nuova legge italiana sulla montagna (Legge 12 settembre 2025, n. 131), un provvedimento che punta a rilanciare le aree montane attraverso una serie di incentivi economici, fiscali e sociali pensati per frenare lo spopolamento e stimolare lo sviluppo locale.
La legge mette sul piatto 200 milioni di euro l’anno per il triennio 2025-2027, risorse destinate ai Comuni d’alta quota con l’obiettivo di sostenere la crescita socio-economica e favorire il ripopolamento.
Il cuore del provvedimento è l’articolo 2, che introduce una nuova classificazione dei Comuni montani basata su criteri altimetrici e di pendenza. Accanto al Ministero degli Affari regionali e delle Autonomie lavorano sei esperti incaricati di definire la riclassificazione, tra cui il cuneese Mariano Allocco. Dalla loro analisi dipende l’accesso ai 200 milioni del Fondo per lo Sviluppo della Montagna, che finanzierà misure che vanno dagli sgravi per lo smart working agli incentivi per insegnanti, sanitari e giovani imprenditori, fino ai crediti d’imposta per agricoltori e operatori forestali.
Il countdown è già partito: i 90 giorni previsti per chiudere la riclassificazione scadono il 20 dicembre.
Secondo le prime indiscrezioni, uno dei criteri minimi potrebbe essere la quota dei 600 metri di altitudine, accompagnata dall’obbligo di avere almeno l’80% del territorio sopra questa soglia. Una scelta che, se confermata, rischierebbe di tagliare fuori diversi Comuni di bassa valle.
Il quadro definitivo si conoscerà solo dopo l’approvazione formale della nuova classificazione. Ma i rumors – da verificare – parlano già di un taglio di oltre 60 Comuni piemontesi, con una riduzione delle amministrazioni montane da 486 a circa 420. Le aree più esposte sarebbero l’Alessandrino, il Cuneese, il Canavese e le valli del Torinese. Nel Cuneese, tra i Comuni a rischio figurerebbero Bagnolo, Barge, Revello, Busca, Boves oltre a numerosi centri della Langa e del Monregalese. Un paradosso, denunciano gli amministratori: senza criteri socio-economici, territori come Sestriere o Bardonecchia continuerebbero a essere considerati montani, mentre diversi Comuni dell’Alta Langa ne resterebbero esclusi.
L’Unione Nazionale dei Comuni, Comunità ed Enti Montani, da tempo in allarme, torna a ribadire le proprie perplessità. Il presidente regionale, Roberto Colombero, sottolinea: “Avevamo chiesto di evitare una nuova classificazione per stabilire che cosa è Comune montano e che cosa no: è sempre pericoloso definire che cosa sia montagna ‘vera’ e cosa sia montagna considerata ‘falsa’”.
Critiche arrivano anche dall’opposizione regionale. Per il consigliere PD Mauro Calderoni "La nuova legge nazionale sulle zone montane rischia di produrre effetti pesantemente negativi per il Piemonte e per decine di Comuni oggi classificati come montani. È indispensabile che la Regione si attivi immediatamente per evitare che criteri troppo rigidi e puramente orografici penalizzino territori già fragili dal punto di vista demografico, economico e dei servizi".
A pagare il prezzo più alto, secondo diversi osservatori, potrebbe essere l’Appennino. Non sorprende quindi che sulla definizione dei criteri sia in corso un braccio di ferro interno alla stessa maggioranza di governo, con posizioni differenti tra Fratelli d’Italia e Lega. A rendere il quadro più delicato c’è anche un cambio di metodo: i 200 milioni introdotti dal governo Draghi venivano trasferiti direttamente alle Regioni (per il Piemonte circa 22 milioni l’anno), mentre la nuova legge, puntando su incentivi diretti, potrebbe penalizzare numerosi enti locali.
A rassicurare sulla delicata e complessa problematica la posizione dell’Assessore regionale alla montagna Marco Gallo: “La Regione Piemonte, collaborando con le altre Regioni e con la Commissione degli esperti, sta sostenendo criteri che riducano al minimo la perdita di Comuni classificati come montani nella nuova definizione nazionale. La stessa posizione sarà portata in Conferenza delle Regioni. Entro dicembre sarà approvata una nuova classificazione dei Comuni montani basata solo su altimetria e pendenza. Entro i successivi 90 giorni sarà poi definito un secondo elenco che includerà anche criteri socio-economici. Solo i Comuni inseriti in questo secondo elenco potranno accedere alle agevolazioni previste per contrastare lo spopolamento e favorire i servizi e lo sviluppo nelle aree montane.”
L’interrogazione regionale
Il Consigliere regionale Mauro Calderoni ha presentato un’interrogazione sull’impatto della Legge nazionale n. 131/2025—entrata in vigore lo scorso 20 settembre—che ridefinisce la classificazione dei Comuni montani e introduce una nuova modalità di riparto del Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT). Calderoni oltre ad esprimere preoccupazioni sulla nuova classificazione che rischia di escludere molti comuni, evidenzia un altro elemento critico della nuova legge: "L’introduzione di una quota riservata agli interventi statali all’interno del FOSMIT, senza aumentare le risorse complessive, rischia di produrre un vero e proprio definanziamento delle politiche regionali per la montagna. Se una parte del fondo viene sottratta alle Regioni e gestita centralmente, anche attraverso la nuova Strategia per la Montagna Italiana, le comunità alpine e appenniniche piemontesi rischiano di perdere risorse preziose e autonomia progettuale. Per questo chiediamo alla Regione un’azione decisa e tempestiva, capace di difendere i diritti delle nostre comunità montane e di tutelare il futuro delle terre alte piemontesi".
Ambiti e interventi previsti dalla nuova legge
La nuova legge per le zone montane, a trent’anni dalla precedente “Legge Carlotto”, aggiorna il quadro legislativo dedicato alla montagna. Anche se la competenza in materia spetta in larga parte alle Regioni, la legge definisce principi e strumenti nazionali per sostenere lo sviluppo socio-economico delle aree montane e contrastarne lo spopolamento.
Le finalità sono ampie: tutela dell’ambiente, salvaguardia degli ecosistemi, miglioramento dei servizi pubblici, sviluppo delle attività produttive e rafforzamento della coesione delle comunità locali. Tra le novità vi è la nuova classificazione - che allarma buona parte dei comuni montani del cuneese - basata non solo sull’altitudine ma anche sulla pendenza, con elenchi che saranno definiti da decreti del Presidente del Consiglio.
La legge introduce la “Strategia per la montagna italiana”, un documento programmatorio per orientare le politiche nazionali del settore. Centrale sarà il ruolo del Fondo FOSMIT, la “cassaforte” della montagna, dal quale saranno finanziati numerosi crediti d’imposta e agevolazioni per personale sanitario e scolastico, agricoltori, giovani imprenditori e nuovi residenti. L’incognita è data dalla dotazione del Fondo che al momento appare largamente insufficiente.
La norma contiene interventi per potenziare i servizi educativi, borse di studio e misure per fronteggiare gli effetti del cambiamento climatico. Ampio spazio è dedicato anche alla tutela ambientale, alla gestione delle foreste, agli ecosistemi montani e alla fauna, con riferimenti specifici ai grandi carnivori (i lupi in particolare) e misure sulla ricomposizione fondiaria e sui terreni silenti.