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20 luglio 2026

editoriale

L’assistenza sanitaria territoriale nell’analisi della Banca d’Italia

28 luglio 2024

Cuneo

medici (foto Regione Piemonte) (foto Regione Piemonte) Il più recente studio della collana “Questioni di economia e finanza” della Banca d’Italia si intitola “L’assistenza sanitaria territoriale in Italia: un confronto tra macroaree”. Con la consueta ricchezza di dati e riferimenti bibliografici, l’indagine ha ad oggetto la domanda e l’offerta di servizi sanitari (con riferimento al Servizio sanitario nazionale) nel Nord Ovest, nel Nord Est, nel Centro e nel Sud dell’Italia nel periodo prima della pandemia (anni 2010 - 2019). L’analisi è condotta utilizzando categorie tipiche dell’economia e, quindi, a partire dalla descrizione delle componenti della domanda e dell’offerta. La domanda è di difficile misurazione poiché, ad esempio, non esistono banche dati che tengano conto delle rinunce, che possono essere determinate da varie ragioni, anche di tipo logistico o culturale, oppure possono essere indotte da sfiducia o diffidenza. Esiste, infatti, una differenza tra bisogno e domanda, che può assumere sfumature diverse nei vari territori. Il bisogno, inoltre, può anche essere inconsapevole o rimanere inespresso. I fattori che influenzano la domanda vengono individuati nel contesto demografico, in quello economico e sociale, negli stili di vita, nella possibilità di accesso alle cure, nell’ambiente (come l’esposizione a fattori inquinanti) e, ovviamente, nello stato di salute generale. Più semplice è lo studio dell’offerta, anche se permane qualche margine di incertezza a causa della mancanza di standard omogenei su tutto il territorio nazionale per la classificazione e la misurazione dei servizi. Gli elementi che compongono l’offerta sono: i servizi dedicati alla prevenzione, gli ambulatori, i consultori, i servizi offerti dal personale sanitario in convenzione (come i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta), i servizi di assistenza domiciliare integrata, l’assistenza residenziale (intesa in senso ampio), le nuove forme di assistenza territoriale (realizzate, ad esempio, con l’integrazione dei professionisti sanitari e sociosanitari e dei relativi servizi) e la digitalizzazione, utile anche per la raccolta e lo scambio di informazioni per individuare i percorsi di cura più idonei. Raffrontando le macroaree geografiche, nel periodo dell’indagine (2010-2019), risulta che gli indici che compongono la domanda sono in tendenziale miglioramento, ad eccezione del dato demografico (a causa dell’aumento dell’età media) e degli indicatori ambientali (sostanzialmente stabili). Per ciò che riguarda l’offerta, il Nord Est ha le migliori condizioni di assistenza territoriale; pur rimanendo ampio il divario con le regioni del Nord, soprattutto del Nord Est, Centro e Sud mostrano segni di miglioramento, soprattutto per ciò che riguarda il personale sanitario in convenzione e l’assistenza residenziale. Rispetto all’assistenza sanitaria di base e, dunque, i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, alcuni dati spiccano. In base alle risultanze dell’Annuario statistico del Ministero della Salute, tra il 20011 e il 2019 il numero di medici di medicina generale è diminuito di quasi il 10 per cento, con un rafforzamento di tale tendenza nella seconda metà del periodo considerato. In rapporto alla popolazione residente, si è passati da 9,6 a 8,2 medici per 10.000 abitanti, con una contrazione più intensa nelle regioni del Nord, dove i medici di medicina generale erano già di meno, rispetto alla media italiana, all’inizio del periodo osservato. Allo stesso tempo, è cresciuto il numero di assistiti per medico: su base nazionale, si è passati da 1.097 nel 2001 a 1.224 nel 2019. Anche in questo caso, il processo è stato più intenso al Nord, con un aumento del numero dei pazienti per medico pari al 20 per cento (contro il 2% del Mezzogiorno). Nel 2019, oltre un terzo dei medici di medicina generale aveva in cura più di 1.500 pazienti (era il 16 per cento nel 2001). Nel Nord quasi la metà dei medici supera questa soglia (oltre un quinto di quelli del Mezzogiorno). Inoltre, tra i medici di medicina generale, nel 2001, solo l’11 per cento aveva un’anzianità di servizio superiore a 27 anni, mentre, nel 2019 tale percentuale è salita al 78 per cento (con maggiore incidenza di questa tendenza nel Mezzogiorno). Si tratta di dati da leggere con attenzione, per organizzare il presente e programmare il futuro di uno dei pilastri irrinunciabili dello stato sociale.
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