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Venerdì 21 giugno 2024

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Salta l’accordo sulla carne sudamericana, troppi rischi

Secondo l’UE non ci sono le condizioni, potrebbero rientrare prodotti con sostanze vietate in Europa

La Guida - Salta l’accordo sulla carne sudamericana, troppi rischi

Ad inizio febbraio la Commissione europea ha annunciato che “non sono soddisfatte le condizioni” per raggiungere un accordo commerciale tra l’UE e il Mercosur (Mercado común del Sur), il mercato comune dell’America meridionale di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
“Un’ottima notizia” ha commentato Coldiretti, da sempre contraria all’accordo di libero scambio in discussione con i Paesi del Mercosur.
L’accordo UE-Mercosur dovrebbe abbattere i sistemi tariffari da entrambe le parti e promuovere da un lato le importazioni europee di prodotti agricoli e zootecnici dall’area Mercosur e dall’altro favorire le esportazioni europee di manifattura e chimica, in particolare rivolta all’agricoltura. “Con il paradossale risultato – sottolinea però l’associazione di categoria degli agricoltori -, di esportare verso questi Paesi più prodotti vietati nell’UE di quanto già si faccia oggi, per poi reimportarli, in qualità crescenti, nei prodotti agroalimentari che finiscono sulle nostre tavole”.
L’Argentina, ad esempio, risulta tra i Paesi con uso più intensivo di pesticidi a livello mondiale, con circa 240.000 tonnellate di glifosato utilizzate in un solo anno, in particolare per la produzione di soia.
Delle circa 300.000 tonnellate di carne bovina annualmente importate nell’UE, oltre il 90% arriva proprio dai Paesi Mercosur, in particolare da Argentina, Brasile e Uruguay. In tutti questi Paesi e, di conseguenza nella quasi totalità delle importazioni europee di carne bovina, i produttori locali possono utilizzare pratiche e sostanze proibite in Europa. In particolare, l’uso delle farine animali negli allevamenti, l’uso di antibiotici finalizzati a promuovere la crescita dei capi allevati, minori standard obbligatori per il benessere animale e minori, quando non assenti, limiti al tempo di trasporto degli animali, compongo i principali punti della lista.
Al di là delle implicazioni per la salute e l’ambiente, le differenze esistenti tra gli standard comportano un differenziale di costo per la produzione di un chilo di carne bovina pari a circa 2,3 euro. I significativi extra costi a carico degli allevatori europei potrebbero quindi rivelarsi insostenibili nel caso di una maggiore liberalizzazione degli scambi commerciali fatta a regole attuali.
“Siamo impegnati da tempo per fermare accordi scellerati come quello UE-Mercosur e per garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute” chiarisce Coldiretti.

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