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Sabato 18 maggio 2024

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Pugno in faccia e conseguenze molto gravi: giovane a processo

Il fatto avvenne a Garessio la sera del 25 luglio 2021: in aula una ricostruzione complessa e contraddittoria, si ascoltano altri testimoni nei prossimi giorni

La Guida - Pugno in faccia e conseguenze molto gravi: giovane a processo

Garessio – Era “al posto sbagliato e nel momento sbagliato”: questo si sarebbe sentito dire P., un 19enne neodiplomato, dopo aver ricevuto un pugno in pieno volto dalle conseguenze molto serie. A finire a giudizio per lesioni aggravate è stato S. A., giovane di origini albanesi residente da molti anni a Garessio. I fatti risalgono alla sera del 25 luglio 2021, la sera della festa del ‘miglio d’oro’, manifestazione iniziata intorno alle 18 e che si stava protraendo fino a notte tarda, e ciò che è certo nella controversa dinamica di questa aggressione è che in seguito a quel pugno il giovane è stato ricoverato per una frattura scomposta del naso e del complesso orbitozigomatico che richiese l’installazione di due placche di titanio tra sopracciglio e guancia. A causa di quel pugno il giovane, che aveva subìto un danno al nervo della nutrizione dei denti perdendo sensibilità su tutto il lato sinistro del volto, dovette ricorrere a continue visite di controllo sia ai denti sia agli occhi. Per molto tempo non poté mangiare cibi solidi e perse venti chili di peso. Era l’estate dopo la maturità e lui si stava preparando per il test per l’accesso a Medicina, a cui dovette però rinunciare viste le gravi conseguenze dell’aggressione di quella sera di luglio. Al processo il giovane ha riferito che era diretto a casa e di aver attraversato la passerella pedonale che sostituisce il ponte alluvionato quando è passato accanto a due ragazzi che discutevano animatamente, riconoscendo in uno dei due l’imputato del processo. Dopo averli superati il ragazzo ha riferito di essersi ritrovato in piazza Marconi completamente sporco di sangue con una ragazza che gli disse che aveva lo zigomo rotto. In aula ha anche deposto il compagno della madre della vittima, il quale ha riferito di aver incontrato S. A. il giorno dopo l’accaduto: “Era mortificato, ha detto che P. era nel luogo e nel momento sbagliato ed era sicuro di dover pagare per quello che aveva fatto ma non mi disse che lo avrebbe denunciato. Anche i genitori del ragazzo vennero a casa nostra per chiedere scusa”. Nella controversa dinamica di questa aggressione infatti dalle scuse per quel violento e improvviso pugno si passò alle accuse e S. A. denunciò sia P. sia l’altro ragazzo di minacce e percosse; il pugno divenne così un tentativo di difesa. In aula è stata anche ascoltata la fidanzata del ragazzo con cui S. A. aveva avuto una discussione quella sera e la sua versione dei fatti, molto dettagliata, era però diversa da quella resa dal giovane aggredito. Secondo la ricostruzione della giovane, c’era stata una discussione tra il suo fidanzato e S. A. che nutrivano una forte e reciproca antipatia. I due si erano allontanati dalla passerella in direzioni opposte e sul passaggio erano rimasti lei e la vittima del pugno a parlare mentre camminavano piano verso il fidanzato della ragazza: “A un certo punto S.A. ha riattraversato la passerella correndo verso il mio ragazzo, noi eravamo in mezzo e lui ha urtato contro P. e forse pensando che volesse ostacolarlo gli ha dato un pugno e P. è svenuto a terra”. Il processo è stato rinviato al 10 novembre per ascoltare gli altri testimoni.

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