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Venerdì 12 luglio 2024

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Carcere di Cuneo, 23 avvisi di garanzia per l’accusa di tortura

Fatti avvenuti a ottobre e dicembre 2021, ad aprile 2022 e nel giugno scorso, con annesso abuso di autorità contro arrestati e con lesioni aggravate

La Guida - Carcere di Cuneo, 23 avvisi di garanzia per l’accusa di tortura

Cuneo – Gli avvisi di garanzia e le perquisizioni eseguite il 3 ottobre a carico di 23 agenti di Polizia Penitenziaria del carcere Cerialdo di Cuneo parlano di reato di tortura con annesso abuso di autorità contro arrestati e di lesioni aggravate. Un reato, quello di tortura, introdotto nel codice dal 2017 e punito con la reclusione da quattro a dieci anni che si riferisce a chi “agendo con crudeltà cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà o vigilanza”.
Vari sarebbero stati gli episodi su cui la Procura di Cuneo aveva acceso i riflettori già da molto tempo: “C’erano stati vari campanelli d’allarme e situazioni anomale all’interno del Cerialdo, come la mancanza di telecamere in alcuni punti del carcere; unendo più filoni d’indagine è nato questo fascicolo”, ha commentato il procuratore capo Onelio Dodero. Episodi ce n’erano stati già a ottobre e dicembre 2021, poi ad aprile 2022, fino all’ultimo episodio, quello che ha dato l’accelerata finale all’indagine con l’esecuzione degli avvisi di garanzia e delle perquisizioni a carico dei 23 indagati, con la richiesta di incidente probatorio.
Quanto avvenuto nella notte del 21 giugno scorso racconta di ripetuti calci, pugni e  schiaffi a quattro detenuti di origini pakistane nella cella 417 della quarta sezione che nel corso del giorno avevano protestato battendo contro le sbarre della cella perché un detenuto della cella accanto aveva invano chiesto di essere portato in infermeria per un forte dolore alla gamba. Quando l’uomo venne infine condotto dal medico, gli altri della cella 417 smisero di protestare. A quel punto 14 agenti, alcuni dei quali fuori dal servizio e in abiti civili, sarebbero entrati nella cella e avrebbero picchiato i quattro detenuti. Il pestaggio sarebbe proseguito nel corridoio, lungo le scale che portavano all’infermeria e nella stanza attigua a quella delle visite tra insulti e minacce. Nel pestaggio sarebbe stato coinvolto anche il detenuto che già si trovava in infermeria per il dolore alla gamba: gli agenti lo avrebbero preso a calci e pugni, condotto nella stanza accanto insieme agli altri e alla fine del pestaggio tutti e cinque sarebbero stati messi nelle celle d’isolamento prive di materassi e cuscini, senza acqua nel bagno, uno di loro lasciato a terra con le sole mutande addosso. A tutti furono riscontrati plurimi traumi contusivi al capo e all’addome, guaribili tra 7 e 15 giorni.
Prima di questo episodio altri tre fatti, avvenuti ai danni di due detenuti, avevano indotto la Procura ad accendere un faro su quello che avveniva all’interno del carcere. Come l’episodio dell’aprile 2022 in cui un detenuto sarebbe stato picchiato con un oggetto metallico che gli procurò una ferita alla testa causandone la perdita di conoscenza. Ancora svenuto sarebbe stato condotto in cella d’isolamento e qui trovato in stato d’incoscienza dall’addetto alla vigilanza durante il giro di controllo. Trasferito d’urgenza all’ospedale, il detenuto ebbe una prognosi di 30 giorni. In attesa della decisione del Gip sulla richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura, alcuni dei 23 indagati (tramite il loro avvocato Alessandro Ferrero) rigettano le accuse: “I nostri assistiti – precisa l’avvocato Ferrero – negano recisamente le condotte loro addebitate, delle quali, al di là di quanto descritto nei capi d’imputazione, nulla sanno, non potendo al momento prendere visione degli atti d’indagine né tanto meno del tenore delle denunce a loro carico. Siamo sicuri in ogni caso, essendo estranei ai fatti, di poter dimostrare l’assoluta infondatezza degli addebiti”.

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