chiesa
Anche la natura e i fiori di montagna ci parlano di Dio
08 ottobre 2023
Cuneo
Don Giuseppe Guerrini, nella realtà cuneese, è conosciuto soprattutto per il titolo di Vescovo cattolico e, dal 2017, di Vescovo emerito di Saluzzo. Tuttavia, dietro la carriera ecclesiastica, si cela anche un passato da giovane animato presso la parrocchia del Sacro Cuore, poi da studente di Psicologia, facoltà che l’ha messo a stretto contatto con il mistero della vita, e anche da docente di Religione presso il Liceo Classico “S. Pellico”. Tutte queste sfumature appartengono al medesimo uomo che, nel corso degli anni, ha incontrato numerose persone che ha e da cui è stato influenzato.
Quali sono i colori e gli odori della sua infanzia?
Da bambino, trascorrevo il mio tempo all’oratorio Frassati o in un cortile, dove giocavo con le mie sorelle e la mia amica Tea Zocchi, oggi Suor Graziella. Grazie alla leadership di Tea, si era creato un bel gruppo e lei organizzava rappresentazioni teatrali prendendo i temi dal libro “Cuore” di De Amicis. Poi, a 11 anni, sono entrato in seminario: volevo fare il prete e mi affascinava la vita serena e generosa dei curati. Ma lì, la vita era decisamente ordinata, raramente vedevo gli amici e il gruppetto che avevamo si è disgregato. Credo che, nella vita, s’incontrino poche persone davvero significative e non so se ciò avvenga per fortuna o per Provvidenza. Di certo, noi siamo plasmati dalle persone che incontriamo e io sono grato di avere avuto questa vita.
Spesso, si tenta di imporre come novità il passato, bloccando i pensieri nuovi, la speranza, la voglia di futuro… Come cambiare tutto ciò?
Ricordo una leggenda che recitava: siamo corsi troppo lontano e troppo in fretta; ora, dobbiamo fermarci per aspettare che la nostra anima ci raggiunga.
Ero convinto che il 20 luglio 1969 sarebbe divenuta una di quelle date che scandisce le ere storiche ma, oggi, chi ricorda l’allunaggio? La storia mi ha sorpreso: il grande cambiamento non è avvenuto per mano degli extraterrestri, bensì dello smartphone, che ha portato aspetti positivi, come un’elevata possibilità di comunicazione, e negativi, ovvero che siamo spaventosamente isolati gli uni dagli altri.
La gentilezza non stanca mai e se alcune parole feriscono come lame altre, invece, sono carezze. Quali sono le sue parole gentili?
Amo le parole gentilezza e mitezza, che concordano con ascolto, attenzione, empatia. Sì, ci sono parole che possono essere carezze, quali misericordia, pace, speranza, serenità, fiducia, rispetto, ma non devono essere vuote. Le parole, per essere vere, devono essere autentiche e consistenti.
È facile essere un buon insegnante con i buoni alunni, meno, magari, con i “cattivi”. Oggi, come si possono aiutare i ragazzi a trovare il proprio posto in classe e, quindi, nel mondo?
A scuola, spesso, ho incontrato ragazzi difficili, ovvero provocatori e stimolanti, che hanno suscitato in me una reazione. Insegnare Religione non è come insegnare Matematica, dove hai un problema da risolvere, o Storia, in cui ci sono date da imparare a memoria, ma significa porsi domande esistenziali: da dove vengo, dove vado, che cos’è la vita, dove risiede il bene e dove il male? È ovvio che un docente sia più preparato, ma il ragazzo non è digiuno di questi temi: le domande sono le sue e dunque le risposte le ha dentro di sé, deve solo trovarle.
Come possono gli uomini riconoscere la presenza di Dio nella storia?
Guardando la mia vita dall’alto, penso di avere maturato una fede sia solida sia inquieta: ho sempre letto molto e mi sono posto numerosi interrogativi. Per me, Dio è nella natura, soprattutto nei fiori di montagna. È bello avere uno sguardo incantato ed interrogante sulla natura, ove Dio è la risposta più comprensiva ed aperta. Tuttavia, la natura non riguarda solo il bello, ma anche terremoti, epidemie ed estinzioni, e sa quindi mettere insieme incanto e disincanto, lo splendore della creazione ed il dramma della croce.