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Mercoledì 12 giugno 2024

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Agricoltura sociale, una buona pratica a favore di chi fa più fatica

Un’attività inclusiva, riabilitativa, educativa e di sostegno sociale per tanti

La Guida - Agricoltura sociale, una buona pratica a favore di chi fa più fatica

Cuneo – Il vantaggio è duplice: l’inserimento sociale e lavorativo di chi fa più fatica e la produzione di beni. L’agricoltura sociale che, già in passato era presente con regole non scritte nelle campagne cuneesi, mette al centro dell’attenzione il benessere di tutti. Una buona pratica che, dal 2015, è regolata da una legge dello Stato. È stato un iter lungo e complesso, che ha visto Coldiretti in prima linea, quello che ha riconosciuto l’agricoltura sociale come un bene per la collettività in grado di creare prodotti e servizi con valore non solo economico, ma anche per tutta la società. La legge è la 141 del 23 settembre 2015. Promuove l’agricoltura sociale come espressione di una delle molte valenze delle imprese di questo settore, capaci di affiancare, alla produzione, attività e servizi sociali, sanitari, assistenziali, educativi e occupazionali a favore di zone e persone svantaggiate. Un riconoscimento giuridico di ciò che l’agricoltura, in molti casi, fa da tempo come protagonista di un nuovo modello di welfare sul territorio. “La legge 141 – spiegano da Coldiretti – definisce, come attività di agricoltura sociale, quelle svolte dagli imprenditori agricoli per l’inserimento socio-lavorativo di persone con disabilità e di minori in età lavorativa coinvolti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale per lo sviluppo di abilità e capacità di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazione e di servizi utili per la vita quotidiana. Ne fanno parte anche le prestazioni e i servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative per migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati, ad esempio, con l’ausilio dell’allevamento degli animali e la coltivazione delle piante. E ancora, i progetti di educazione ambientale e alimentare, per la salvaguardia della biodiversità e per la diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale. La normativa prevede interventi a sostegno dell’imprenditore agricolo sociale, come la possibilità, per le istituzioni pubbliche che gestiscono le mense scolastiche e ospedaliere, di indicare, come priorità per l’assegnazione nelle gare di fornitura, i prodotti che provengono da operatori dell’agricoltura sociale. I Comuni, invece, possono introdurre misure di valorizzazione dei prodotti, che provengono dall’agricoltura sociale, nel commercio su aree pubbliche e le Regioni promuovere il recupero dei fabbricati rurali destinandoli alle attività agricole sociali. Inoltre, sono previsti criteri di priorità, per favorire l’inserimento e lo sviluppo di attività di agricoltura sociale, nell’ambito di operazioni di alienazione e locazione dei terreni demaniali agricoli e di quelli appartenenti a enti pubblici del territorio e di altre zone e, nei Psr (Piani di sviluppo rurale), possono essere inseriti programmi per lo sviluppo dell’agricoltura sociale. Le attività possono essere svolte attraverso cooperative, imprese, associazioni di promozione sociale e in collaborazione con i Servizi socio-sanitari e gli enti pubblici del territorio. Le linee guida e i monitoraggi sono stati affidati all’osservatorio sull’agricoltura sociale istituito dal Ministeri delle politiche agricole. E, infine, i produttori impegnati in agricoltura sociale possono costituire organizzazioni di produttori”.

In Italia, le fattorie sociali sono 9.000 e producono un valore economico di 1 miliardo di euro: 600 milioni in prodotti e 400 milioni in servizi sociali. Le esperienze di agricoltura sociale si concentrano per la maggior parte nel nord Italia (52,4%). Sul territorio piemontese, da 10 anni Coldiretti è impegnata ad attivare progetti in questo ambito, tanto che si contano già oltre 600 pratiche già sviluppate. “C’è chi offre un’opportunità lavorativa e un reinserimento sociale a persone che vivono situazioni di difficoltà – spiegano da Coldiretti – chi si dedica all’ortoterapia, all’ippoterapia e ad altre attività con disabili fisici e psichici, chi orienta l’attività agricola al miglioramento del benessere nella terza età”. 

A livello provinciale è attivo, attraverso la cooperativa sociale onlus “Linfa Solidale” che concretizza le azioni sociali di Coldiretti in aree rurali e marginali, il progetto Buona Terra Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione). L’obiettivo è quello di far conoscere le pratiche di agricoltura sociale attraverso la proposta di incontri di sensibilizzazione e la promozione di attività per favorire l’inclusione sociale e lavorativa. “Linfa Solidale” nasce nel 2010 per volontà di Coldiretti Cuneo con lo scopo di sviluppare attività e servizi innovativi a carattere sociale. È una cooperativa sociale di tipo A e si rivolge alle famiglie, agli anziani, ai minori, alle persone fragili o svantaggiate e alle comunità locali concentrando, per scelta, l’attività nelle aree rurali e marginali, le più carenti di servizi alla persona. Lavora in rete e le sue azioni mirano a presidiare il territorio e a sostenere le comunità rurali sul territorio della provincia di Cuneo. “Linfa Solidale” promuove l’agricoltura sociale per far conoscere al settore pubblico, ma non solo, le tante opportunità che la multifunzionalità delle aziende agricole offre nella realizzazione di interventi e servizi sociali, socio-sanitari, educativi e di inserimento socio-lavorativo. È inoltre online il nuovo sito web, www.linfasolidsale.it , su cui visionare i progetti e servizi della cooperativa: agricoltura sociale e autismo, iniziative rivolte alla famiglia e progetti di longevità.

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