editoriale
La “Madonna di Gradac”
Alcune delle più commoventi statuette dell’Europa Antica rappresentano una madre in atteggiamento di tenerezza verso il proprio bambino, anticipando un’iconografia venerata in epoca cristiana, ma in realtà antichissima, come nel caso della “Madonna di Gradac” (Vinˇca, Gradac, Valle Moraca, Montenegro, 5000 a.C. circa): sfortunatamente con la testa rotta, mostra una donna che allatta un bambino. I gruppi di linee parallele incise sui seni e sulle spalle suggeriscono la presenza del latte.
Numerose statuette risalenti al Paleolitico e al Neolitico rappresentano, attraverso il corpo femminile, il potere di dare la vita, nutrire e rigenerare.
Il fatto che non si tratti di raffigurazioni naturalistiche è confermato dalle forme e dalle proporzioni enfatizzate e dunque simboliche: il corpo rappresentato allude alla nascita, all’origine della vita. Sembra dunque che la Madre sia stata la prima immagine dell’umanità, forse perché gli esseri umani si percepivano figli della natura, in relazione col tutto, parte di un insieme. Questa antichissima rappresentazione della Madre ne ispirerà altre successive, con una continuità che sorprende: immagini che rappresentano la nascita, il nutrimento dal seno, il ri-accoglimento del morto nel ventre perché possa rinascere, sono riproposte per millenni dal Paleolitico al Neolitico e poi nell’Età del Bronzo e del Ferro, e vivono ancora oggi, nella cultura occidentale, nella rappresentazione della Vergine Maria.
Le testimonianze archeologiche e mitologiche parlano chiaramente di un antico culto della Dea Madre, protettrice del ciclo vita-morte-vita, della connessione e interdipendenza degli esseri, emblema della natura sacralizzata.
Siamo tutti figli, questo è un fatto. E sentirci figli, non solo della nostra madre affettiva, ma della Vita, della sua potenza e del suo mistero, ci solleva e libera da quel senso di “orfanitudine” che sopravviene quando le madri muoiono: qualcosa dentro di noi si ribella, al pensiero che le madri non dovrebbero morire, perché sono il nostro collegamento con la vita, con i suoi processi generativi e trasformativi. Nella settimana in cui si festeggiano le mamme è bello ricordare anche questo.
Madre
14 maggio 2023
Cuneo
La “Madonna di Gradac”
Alcune delle più commoventi statuette dell’Europa Antica rappresentano una madre in atteggiamento di tenerezza verso il proprio bambino, anticipando un’iconografia venerata in epoca cristiana, ma in realtà antichissima, come nel caso della “Madonna di Gradac” (Vinˇca, Gradac, Valle Moraca, Montenegro, 5000 a.C. circa): sfortunatamente con la testa rotta, mostra una donna che allatta un bambino. I gruppi di linee parallele incise sui seni e sulle spalle suggeriscono la presenza del latte.
Numerose statuette risalenti al Paleolitico e al Neolitico rappresentano, attraverso il corpo femminile, il potere di dare la vita, nutrire e rigenerare.
Il fatto che non si tratti di raffigurazioni naturalistiche è confermato dalle forme e dalle proporzioni enfatizzate e dunque simboliche: il corpo rappresentato allude alla nascita, all’origine della vita. Sembra dunque che la Madre sia stata la prima immagine dell’umanità, forse perché gli esseri umani si percepivano figli della natura, in relazione col tutto, parte di un insieme. Questa antichissima rappresentazione della Madre ne ispirerà altre successive, con una continuità che sorprende: immagini che rappresentano la nascita, il nutrimento dal seno, il ri-accoglimento del morto nel ventre perché possa rinascere, sono riproposte per millenni dal Paleolitico al Neolitico e poi nell’Età del Bronzo e del Ferro, e vivono ancora oggi, nella cultura occidentale, nella rappresentazione della Vergine Maria.
Le testimonianze archeologiche e mitologiche parlano chiaramente di un antico culto della Dea Madre, protettrice del ciclo vita-morte-vita, della connessione e interdipendenza degli esseri, emblema della natura sacralizzata.
Siamo tutti figli, questo è un fatto. E sentirci figli, non solo della nostra madre affettiva, ma della Vita, della sua potenza e del suo mistero, ci solleva e libera da quel senso di “orfanitudine” che sopravviene quando le madri muoiono: qualcosa dentro di noi si ribella, al pensiero che le madri non dovrebbero morire, perché sono il nostro collegamento con la vita, con i suoi processi generativi e trasformativi. Nella settimana in cui si festeggiano le mamme è bello ricordare anche questo.