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Mercoledì 12 giugno 2024

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Liste di attesa, posti letto e soldi: l’opposizione attacca la Regione sull’ospedale di Cuneo

Nel mirino anche la mancata chiarezza sulle dimissioni dei vertici, la delega "inusuale" al ridimensionamento dell'ospedale e la qualità dei servizi

La Guida - Liste di attesa, posti letto e soldi: l’opposizione attacca la Regione sull’ospedale di Cuneo

Cuneo – “Sull’ospedale di Cuneo, Cirio e la giunta sono in stato confusionale: troppi cambi di direzione su una delicata situazione sanitaria che deve garantire un servizio pubblico all’altezza”: queste le posizioni espresse da una parte della minoranza del Consiglio Regionale in merito al futuro del Santa Croce e Carle. Lanciata anche una raccolta firme per fare pressione in Regione e garantire liste di attesa più brevi, nell’ottica di limitare il ricorso alla sanità privata.

Dopo le dimissioni del direttore generale e quello sanitario, chi si metterà al loro posto? “La giunta Cirio, – spiega la segreteria del PD in una nota – non ha comunicato un percorso lineare ed ha cambiato idea due volte: prima un commissario che arriva dal privato, poi l’affidamento del tanto decantato piano regionale sull’edilizia ospedaliera alla neonata Azienda Zero”.

Il partito dell’opposizione mette nel mirino anche le modalità di finanziamento: si era pensato ai fondi Regionali, poi a quelli Inail, ora all’Azienda Zero dopo vari cambi di rotta (tra cui il Partenariato pubblico-privato). “Eppure – continuano dal Pd – le risorse per Cuneo nel bilancio regionale c’erano ed erano più che sufficienti, ma evidentemente sono state dirottate su altri interventi”.

Sollevati dubbi anche sui posti letto, di competenza regionale e poi delegati al privato con una procedura ritenuta “inusuale”.  Da ultimo l’opposizione attacca Cirio su “come l’ASO possa garantire la copertura del canone di oltre 50 milioni di euro e di durata venticinquennale da versare al gruppo privato che provvederebbe alla costruzione e gestione del nuovo ospedale”.

“In questo marasma – chiosa il comunicato – esplodono le liste di attesa: i tempi superano i 6 mesi e costringono i piemontesi a rivolgersi sempre di più alla sanità privata, pagando per accorciare l’attesa di prestazioni che dovrebbero essere garantite”.

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