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Lunedì 15 luglio 2024

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Furti in abitazione nel cuneese e non solo, presa famiglia sinti (video)

Blitz all'alba tra Cerialdo e Cuneo, oltre a torinese e astigiano. Almeno venti colpi attribuiti al gruppo, per un bottino sui 300.000 euro. Sei in carcere e per quattro l'obbligo di dimora

La Guida - Furti in abitazione nel cuneese e non solo, presa famiglia sinti (video)

Cuneo – Con l’operazione “Family affairs” (Affari di famiglia) la Squadra Mobile della Questura di Cuneo ha posto fine all’attività di una banda criminale composta da una famiglia e da congiunti che operavano insieme per compiere furti e reati predatori, soprattutto nei confronti di persone anziane e sole, quindi più deboli e indifese. I colpi attribuiti al gruppo da aprile sono almeno venti, nelle province di Torino e Aosta, oltre a Cuneo (Busca, Demonte, Casalgrasso e Barge tra i paesi coinvolti), ma i casi potrebbero essere più numerosi e riguardare il passato.
Dieci i provvedimenti cautelati disposti dalla Procura di Cuneo, con sei arresti e quattro obblighi di dimora, nei confronti di persone di etnia sinti: il blitz è scattato all’alba di oggi (martedì 20 ottobre) nella zona di Cuneo (sette persone tra il campo nomadi di Cerialdo e il centro città), oltre che a Carmagnola, Volvera e Asti. Inoltre è stato riconosciuto, fin dalle indagini preliminari, il reato associativo, non sempre semplice da dimostrare; in questo caso, invece, è emersa una regia efficace per l’attività continuativa dei soggetti coinvolti.
Nelle perquisizioni sono stati recuperati circa 20.000 euro in contanti e una decina di orologi di valore, oltre a oro e preziosi: si tratta di una piccola parte della refurtiva, che i poliziotti hanno stimato nell’ordine dei 300.000 euro complessivi, in base alle denunce ricevute (senza considerare che spesso, per vergogna, casi simili nemmeno vengono denunciati dalle vittime: dagli inquirenti viene ribadito l’invito a denunciare, sempre, anche per attribuire altri colpi a simili gruppi criminali).
L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata a reati predatori: in carcere sono finiti Osvaldo Barovero (72 anni) e la moglie Alfrida Laforé (67) e il figlio Gianni (43, conosciuto come “Telemaco”), i parenti Romano e Valentino Debar (60 e 39) e Giacomo Bresciani (37); obbligo di dimora per le quattro figlie di Osvaldo Barovero (Claudia, 49; Angela, 48; Selica, 39; Glenda, 36). Tra questi, due sicuramente percepivano il reddito di cittadinanza; sugli altri sono in corso verifiche.
La madre, Alfrida Laforé, è stata indicata come figura principale, colei che organizzava le trasferte dei componenti e spartiva i proventi dei furti; il figlio Gianni non era coinvolto nei colpi ma aveva il compito di monetizzare la refurtiva, che vendeva per poi spartirne i proventi. Le vittime erano soprattutto persone anziane e sole, scelte in modo da poter ricavare un buon bottino e in base alle abitudini e alle presenze di figli o altre persone. Il tutto in paesi piccoli, magari al confine tra territori provinciali o di competenza di forze dell’ordine differenti. Venivano effettuati sopralluoghi, si cercava anche di verificare le presenze in casa lanciando con fionde sassolini contro vetri: se la persona anziana si affacciava, la coppia o il trio entrava in azione.
Il metodo era quello dei finti operatori di servizi di pubblica utilità (acquedotto, gas, poste, ecc., anche con pettorine e tesserini falsi): una volta ottenuta la fiducia delle persone anziane, uno le teneva sotto controllo durante la presenza in casa in modo che il complice potesse agire indisturbata e compiere razzie tra le stanze.
In un caso, avvenuto a luglio a Perosa Argentina e rivelato dalla Polizia, l’anziana donna era già stata presa di mira circa un anno fa. E anche se “questa l’abbiamo già fatta”, il gruppo è entrato ugualmente in azione: “Signora, siamo delle Poste. Lei aveva subito un furto di circa 70.000 euro: ora dobbiamo farle firmare dei documenti per la restituzione di una parte dei soldi che sono stati recuperati”. La donna ha lasciato entrare una delle donne fermate oggi, che le ha parlato a lungo mentre i complici le portavano via di casa 2.500 euro.
I colpi fruttavano bottini interessanti, che permettevano di “vivere” a nuclei familiari imparentati tra loro; e lo stile di vita, secondo quanto riscontrato nelle perquisizioni, era elevato. Se un furto permetteva di raccogliere molto denaro, l’obiettivo settimanale era raggiunto; altrimenti ne venivano compiuti altri, anche più di uno nella stessa giornata. Tutto questo è andato avanti anche nel periodo del lockdown, in primavera, e comunque il gruppo ha sempre operato con una forte mobilità sul territorio provinciale e regionale, richiedendo un vasto impegno di tempo, uomini e mezzi da parte delle forze di Polizia, da cui giunge l’appello a segnalare tutti i furti non denunciati condotti con queste modalità.

Nel video sotto, il blitz dei poliziotti cuneesi al campo nomadi di Cerialdo, la mattina di martedì 20 ottobre, con un centinaio di agenti e il supporto di un elicottero.

 

 

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