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Lunedì 10 dicembre 2018

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Anche sei cuneesi testimoniano le “Cure nel cuore dei conflitti” di Medici senza frontiere

Campagna di sms solidale per sostenere l'azione medico-umanitaria in contesti di guerra. Tra le testimonianze anche quelle di Elena Ghibaudo, Alessandro Massa, Fabrizio Loddo, Federica Laurenti, Caterina Becchio e Marco Sandrone

La Guida - Anche sei cuneesi testimoniano le “Cure nel cuore dei conflitti” di Medici senza frontiere

Cuneo – Dal 12 al 30 novembre Medici Senza Frontiere promuove una campagna di sms solidale al 45598 per sostenere la propria azione medico-umanitaria in contesti di guerra.

A parlare di questa campagna sono – come al solito per MSF – gli operatori umanitari, ovvero tutti coloro che in quegli scenari di guerra lavorano e portano aiuto alle persone. I testimonial da Yemen, Libano, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana sono un centinaio di tutta Italia, ma ben sei di loro vengono dal cuneese, terra generosa di uomini e donne che partono con MSF.

Per questa campagna, parlano – dopo essere appena tornati dal terreno o mentre sono ancora là – Fabrizio Loddo (infermiere), Federica Laurenti (ostetrica) entrambi di Bagnolo Piemonte, Caterina Becchio infermiera di Bra, Elena Ghibaudo (costruzioni) di Caraglio, Alessandro Massa (infermiere) di Cuneo, Marco Sandrone (logista) di Savigliano.

Elena Ghibaudo

Tra loro ci sono professionalità di ogni tipo, perché in Medici Senza Frontiere, oltre a chirurghi, medici, infermieri, ostetrici, anestesisti, lavorano antropologi, tecnici di sanificazione dell’acqua, costruttori, logisti che garantiscono gli approvvigionamenti e il funzionamento di ogni apparecchiatura nell’ospedale, amministrativi, architetti, ingegneri, e così via.

Federica Laurenti

Portrait of Federica Laurenti, a midwife with Medecins Sans Frontieres (MSF) at Bangassou Hospital.

Scopo della campagna è sottolineare come, quando scoppia un conflitto armato, è la popolazione civile a subirne le conseguenze più devastanti. Oltre alle vittime dei combattimenti, che non risparmiano scuole, mercati e nemmeno ospedali, intere comunità si trovano a vivere in città distrutte, spesso senza cibo né beni primari o sono costrette a fuggire per salvarsi la vita. I medici in prima linea curano le ferite, assistono pazienti con malattie comuni, aiutano le donne a partorire, e quando gli ospedali sono distrutti o sovraffollati, allestiscono sale operatorie, ambulanze, cliniche per cure di base, programmi nutrizionali e vaccinali. Perché anche in guerra la vita continua e gli operatori di Medici Senza Frontiere fanno di tutto per garantirlo.

Per sostenere le “Cure nel cuore dei conflitti”dal 12 al 30 novembre si possono donare 2 euro con sms da rete mobile, 5 o 10 euro con chiamata da rete fissa al numero 45598 oppure online sul sito www.msf.it/conflitti. Il ricavato andrà a sostegno di quattro ospedali di MSF in zone di conflitto: l’ospedale materno-infantile di Taiz in Yemen, dove la popolazione è schiacciata da uno dei conflitti più pesanti del momento; quello di Castor in Repubblica Centrafricana, che ha fatto nascere quasi 6.300 bambini nel 2017; il centro di salute nel campo rifugiati di Doro in Sud Sudan, che accoglie più di 50.000 sudanesi in fuga dalla guerra, e il nuovo ospedale chirurgico di Bar Elias in Libano, a 20 chilometri dalla Siria, che è appena stato inaugurato e ha bisogno di aiuto per funzionare a pieno regime. Bastano 2 euro per 15 garze con chiusura adesiva, 5 euro per 6 teli isotermici da sopravvivenza, 10 euro per un kit chirurgico per un’operazione di emergenza

La campagna “Cure nel cuore dei conflitti” chiude le celebrazioni dei 25 anni dalla fondazione di MSF in Italia. MSF fornisce soccorso in 72 paesi, in base ai principi dell’etica medica e dell’imparzialità, ed opera solo grazie al sostegno di donatori individuali, aziende e fondazioni, che garantisce l’indipendenza anche economica della nostra azione. Il 100% dei fondi raccolti da MSF in Italia proviene da donazioni private.

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