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Mercoledì 17 ottobre 2018

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“I giovani hanno bisogno di autenticità, non di vivere da rimbambiti”

Il messaggio di don Luigi Verdi durante l’incontro al cinema “don Bosco”

La Guida - “I giovani hanno bisogno di autenticità, non di vivere da rimbambiti”

Cuneo – “I giovani hanno bisogno di sentire che una cosa è autentica”. Questo il messaggio di don Luigi Verdi, fondatore della comunità toscana di Romena, che nella serata di ieri, giovedì 27 settembre, al teatro “don Bosco” ha incontrato nella sala più di 250 persone. Alternando le sue parole profonde e in dialetto toscano con dei video e delle canzoni, che servivano da spunto, padre Verdi ha delineato sei mali e difetti della modernità che i giovani respirano a ciclo continuo e cinque possibilità per evitare di vivere da “rimbambiti, quello che stiamo facendo noi”.

Sala don Bosco

“Sei mali della modernità che ci hanno rimbambito”

Sei mali della modernità che ha definito così. In questo momento gli uomini sono “soli e muti di fronte al dolore”, non sanno nominarlo, pensano di essere sempre connessi, ma in realtà sono sempre più soli. Da qui la “deresponsabilizzazione” che ci porta a scappare dalla colpa, a non prenderci in mano le nostre miserie e le nostre bellezze. Questo perché ci hanno “ucciso consapevolezza”, nel senso che per capire la vita bisogna toccarla, “Il virtuale ci sta rimbambendo, si scappa dalla vita, si ha paura di abitarla”, dice don Verdi. I genitori sono esauriti, vivono a ritmi folli che porta a separare la mente, il corpo e l’anima. “Il corpo da una parte, la mente da un’altra e l’anima non si sa. Ci hanno ammazzato la percezione – continua padre Verdi –, quella che ti fa capire che nella relazione con i figli e il compagno c’è qualcosa che non va. Allora vi do un consiglio: quando tornate a casa dal lavoro fatevi un giro dell’isolato e poi entrate in casa e abitatela”.
I ragazzi sono meravigliosi, fragili e li abbiamo rimbambiti. Gli si fa nascere un bisogno, non gli si lascia un momento per loro, glielo si fa divorare e sotto con un altro. Sono infelici, gli manca la luce negli occhi. I sogni che gli abbiamo messo in testa sono troppo alti, poi si scontrano con la realtà che è mediocre e certo che stanno male, non trovano un aggancio con la vita. Per vivere bene bisogna vivere bene un sogno. L’unico modo è che un piccolo sogno lo vivo. Non si può scollegare il desiderio dalla vita”.
Infine questa modernità, secondo don Verdi, ha “ammazzato la volontà”, non si insegna più cos’è la fatica, cosa vuol dire camminare e così abitare le domande. I metodi di catechesi e di educazione hanno fallito perché si cerca di dare la rispostina, senza la fatica della ricerca.

La profezia di Nietzsche si è avverata

Don Verdi trova nelle pagine dell’ultimo Nietzsche la profezia, oggi avverata, nei confronti del mondo che stiamo vivendo: “Siamo stanchi perché abbiamo smesso di camminare, ma non perché si è camminato troppo, ma perché ci manca la meta. Perciò tutti a cercare di staccare dal quotidiano, ma questo è il sintomo che il quotidiano fa schifo, se fosse realizzante non ci sarebbe bisogno di staccare. Poi Nietzsche aveva previsto la solitudine, infatti siamo tutti più soli. Terzo punto è la fatica a trovare un luogo dove si sta a casa. Un luogo dove uno mi guarda e mi ascolta davvero, mi perdona, un luogo dove posso avere una faccia sola. Infine, siamo stati avvelenati dall’antico serpente: siamo più egoisti e prepotenti. Mi spaventa il disinteresse delle persone che sentire che diventa ‘non me ne frega niente’, il fascismo usava il motto ‘me ne frego’, penso che valga la pena tornare all’ ‘I care’, mi interessa, di don Milani”.

Cinque possibilità

Don Verdi inizia con l’esempio di Davide che per sconfiggere Golia getta via l’armatura e con la fionda e i ciottoli del fiume lo abbatte. “Così va fatto nei confronti della modernità e bisogna aiutare i giovani a farlo, perché in questo momento ci manca il coraggio”.
La prima via è quella della “Libertà e dignità”. Secondo Verdi quella di oggi è la società più schiava della storia, le catene sono invisibili, ma ci sono. “Gesù mi piace perché è l’unico che non si è fatto comprare da nessuno: né i soldi, né il potere, vuole essere l’ultimo dei servi, non si lascia trattenere neppure dalla Maddalena. Per questo nella bibbia Dio è così arrabbiato con gli idoli, perché nella lingua ebraica significa ‘qualcuno che ti compra’, invece quello che vuole è che nessuno ti compri. È difficile essere liberi”.
La seconda via è la “Forza della debolezza”. L’idea della paura della debolezza, se una persona ha un difetto lo nasconde, ma si vede di più. “Nascondere i difetti è la cosa più stupida. Fare sì che le tue debolezze siano la forza, è la cosa più potente del vangelo”.
Il coraggio di alzarsi e tornare a camminare. “Sorridi e smetti di lamentarti. Il peggiore dei mali è la malinconia, volere sempre cose migliori, così perdo il contatto con la realtà e non sono più capace di dire grazie. Alcune volte basta fermarsi. Il rischio è di vedere solo il peggio. La paura ti fa vedere dei mostri, ma basta guardare meglio”.
Poi il perdono. Per don Verdi perdonare il nemico è la cosa più dura e Gesù arriva fino a questo punto. “Misericordia in ebraico ha lo stesso radice di utero. La madre perdona perché lo ha generato. Non può non farlo. Dio non ce la fa a non perdonarci. Se non si perdona il passato il futuro è finito. Mio padre picchiava, urlava e beveva. Io mi chiedevo perché grida e mi picchia. Ho odiato mio padre, poi ho cercato di capirlo. Lui era il più grande dei fratelli, a 10 anni muore suo padre e tutto è sulle sue spalle. Dovevo capire perché si comportava così con me. Capire non vuol dire giustificare, ciò che è male è male. L’ho odiato e poi ho capito che la lotta vera era con me stesso. Se odi qualcuno diventi uguale a lui. Bisogna perdonare. Prima che morisse l’ho fatto”.
Gli ultimi tre “Tenerezza, gioia, bellezza” sono per don Verdi necessari per riprendere il cammino. La modernità ha fatto il contrario: “Ha tolto la tenerezza, persino la femminilità si è trasformata in durezza. Invece se stai vicino a chi sta per morire sai che non puoi fare più nulla, gli puoi solo addolcire la morte. La tenerezza è la finezza dell’amore. Poi hanno sostituito con felicità la parola gioia. La parola felicità è da eliminare, perché è lunatica, ha delle condizioni, se tutto va bene sei felice, sennò sei infelice. La gioia invece è uno stato d’animo permanente che diventa come in San Francesco perfetta letizia, anche quando ti bastonano. La bellezza è quando hai qualcosa che non ti meriti, che bello significa che ce l’hai dentro. La bellezza è qualcosa che è viva, una danza. Avere negli occhi la bellezza, non ferma nessuno”.

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