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Giovedì 13 dicembre 2018

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Visto con voi: Cherkaoui a “Torinodanza”

Il celebre coreografo belga-marocchino inaugura la rinomata rassegna di danza contemporanea, che continua con molti appuntamenti imperdibili fino al 1° dicembre

La Guida - Visto con voi: Cherkaoui a “Torinodanza”

Cuneo – Lunedì 10 ottobre, al Teatro Regio di Torino, è iniziata “Dance Me To The End of Love”, l’edizione 2018 (la prima diretta da Anna Cremonini) di “Torinodanza”, diventato nel corso degli anni, senza se e senza ma, il più importante festival italiano dedicato alla danza contemporanea.

Protagonista della serata inaugurale era Sidi Larbi Cherkaoui, noto anche per aver recentemente curato le coreografie del discusso e spettacolare video del brano “Apes**t” girato da Beyoncé Jay-Z all’interno del Louvre. L’artista belga-marocchino a Torino, però, non ha certo mostrato il lato pop del suo lavoro ma due pezzi complementari all’insegna di un’idea di danza concettuale e filosofica: “Noetic” (2014) e “Icon” (2016), realizzati (e presentati anche qui) con i fenomenali ballerini della GöteborgsOperans Danskompani, la più importante formazione di danza contemporanea dell’Europa settentrionale.

Il primo vedeva i danzatori – in completo scuro con camicia bianca gli uomini, in vestito corto di pelle nera e ginocchiere le donne (il tutto curato da Les Hommes) – muoversi con leggerezza in uno spazio bianco come stormi di uccelli o sciami di insetti e costruire spazi e forme tridimensionali con aste flessibili di fibra di carbonio (create dallo scultore londinese Antony Gormley), non perdendo mai precisione e fluidità, nonostante la complessità dei movimenti e delle operazioni da svolgere. L’idea di fondo dell’opera è che il mondo e le relazioni tra gli esseri che lo abitano siano riconducibili ad una struttura di tipo aritmetico-geometrica che ricalca antiche tesi pitagoriche e platoniche, recentemente recuperate in chiave esoterico-teologica dalla cosiddetta “Vortex-based Mathematics” del controverso Mark Rodin. Considerata dagli esperti pura fuffa pseudoscientifica, questa tesi è stata oggetto di ulteriori discussioni dopo che il matematico Randy Powell, allievo di Rodin, è stato ospitato dalle celebri conferenze TED, i cui curatori però hanno presto deciso di rimuovere dai propri canali il video dell’intervento, viste le infuocate polemiche scoppiate.

Forse affascinato dagli aspetti allo stesso tempo teoretici e mistici della tesi, Cherkaoui fa recitare dai ballerini intere parti in inglese della lezione di Powell, accompagnate da gesti volutamente spigolosi e geometrici. Sono questi però i momenti meno riusciti di una coreografia altrimenti tanto algida quanto bella, grazie soprattutto all’interazione tra i movimenti e la splendida musica originale composta dal polacco Szymon Brzóska (una vera scoperta) e proposta nella registrazione della Göteborg Opera Orchestra. In bilico tra sinfonico e minimalistico, la colonna sonora vedeva a Torino l’intervento live del flauto e delle percussioni tradizionali giapponesi di Kazunari Abe e dell’emozionante canto in latino del soprano svedese Miriam Andersén, che dava un imprevisto tocco di medioevale con testi tratti da Orazio e – ovviamente – Platone.

Quanto “Noetic” era geometrico, elegante, astratto e quasi incorporeo, tanto “Icon” era all’insegna della fisicità, del materico e della pesantezza. Vestiti con abiti ampi e svolazzanti dai colori ispirati alla terra e alla polvere, i ballerini (tra cui anche cinque della compagnia personale di Cherkaoui, Eastman, con sede ad Anversa) interagiscono con oltre tre tonnellate di argilla, materiale scelto per la sua imprevedibile duttilità con cui vengono prodotti faticosamente oggetti, maschere, protesi corporee, trasformando presto il palcoscenico in una sorta di caotico laboratorio di scultura. Tema dello spettacolo è infatti la costruzione e la distruzione delle icone nel nostro mondo, che in compenso nella realtà rifiuta sempre di più la materialità. “Ciò che portiamo di più pesante è spesso il nostro zaino”, ha detto infatti Cherkaoui in un’intervista. Qua, infatti, provocatoriamente i danzatori recuperano la fatica del lavoro, lo sforzo dei gesti, il peso delle cose.

Se anche in “Icon” troviamo un (superfluo) intervento filosofico recitato collettivamente (tratto da una conferenza ispirata al “Rinascimento psichedelico” del futurologo e presentatore tv americano Jason Silva), la colonna sonora è invece totalmente eseguita dal vivo da un sestetto di musicisti e cantanti (tra cui la giapponese Anna Sato): un mix (un po’ caotico) di canzoni tradizionali delle nipponiche isole Amami, brani dell’Italia meridionale e due pezzi medioevali di cui uno di Guillaume de Machaut.

I prossimi appuntamenti di “Torinodanza” sono numerosi. Informazioni precise sono a vostra disposizione su www.torinodanzafestival.it, ma non è possibile non segnalare qui alcuni degli spettacoli, tutti in scena alle Fonderie Limone di Moncalieri (e quindi facilmente raggiungibili dalla provincia di Cuneo), in programma di qui al 1° dicembre.

Il primo è, ovviamente, l’imperdibile “The Great Tamer” (20-21-22 settembre) di uno dei nomi più importanti del teatro contemporaneo, Dimitris Papaioannou. Regista teatrale, coreografo, artista visuale e fumettista, tra l’altro è colui che è stato scelto dal “Tanztheater Wuppertal Pina Bausch” per creare e dirigere il primo lavoro della compagnia tedesca dopo la morte della sua fondatrice. Papaioannou presenterà anche una videoinstallazione, “Inside”, alle OGR di Torino (dal 20 al 30 settembre).

Non si dovrebbe, inoltre, mancare ad almeno uno degli spettacoli degli israeliani Sharon Eyale Gai Behare della loro L-E-V Dance Company: presenteranno il 29 settembre “OCD Love”, il 30 “Love Chapter 2”.

Il 18 e il 19 ottobre è, invece, il turno di “Tango Glaciale Reloaded (1982 – 2018)”, ovvero il riallestimento dello storico “Tango Glaciale” del gruppo Falso Movimento di Mario Martone: uno spettacolo che ha segnato la storia del teatro di ricerca italiano e che ora viene riproposto da Raffaele Di Florio e Anna Redi con tre performer di oggi, Josef Gjura, Filippo Porro e la fossanese Giulia Odetto.

Il 25 e il 26 ottobre sono di scena i ballerini della compagnia Mouvements Perpétuels diretti da Salia Sanou, celebrato coreografo originario del Burkina Faso, che ha costruito “Du Désir d’horizons” grazie alle suggestioni emerse durante i workshop di danza da lui tenuti nei campi profughi del suo Paese e del Burundi.

Infine, il 30 novembre e il 1° dicembre tornano a “Torinodanza” Les ballets C de la B del celeberrimo Alain Platel, ospite pressoché fisso della rassegna nonché star della danza contemporanea. Quest’anno va in scena il suo “Requiem pour L.”, dove la riscrittura del “Requiem” di Mozart realizzata dal compositore Fabrizio Cassol con 14 musicisti africani è il punto di partenza per una coreografia che celebra il rito della morte e il suo mistero.

 

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