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Mercoledì 15 agosto 2018

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8 marzo, è festa ma non per il lavoro: “Donne ancora penalizzate”

Una riflessione della Cgil sull'occupazione femminile e sul divario troppo forte nel nostro Paese

La Guida - 8 marzo, è festa ma non per il lavoro: “Donne ancora penalizzate”

Cuneo – “Il lavoro delle donne è ancora penalizzato”: viene sintetizzata così la riflessione del mondo sindacale, in una nota diffusa dalla Cgil della provincia di Cuneo in occasione della festa della donna.
“Il lavoro delle donne in Italia – si legge nel testo – continua a essere caratterizzato da segregazione occupazionale, impieghi poco qualificati, employment gap (divario occupazionale; ndr), sottoccupazione. Record negativi che allontanano ulteriormente il nostro mercato del lavoro dai livelli degli altri Paesi europei. Quanto sostenuto si evince dai dati contenuti nel rapporto della Fondazione Di Vittorio elaborato in occasione della giornata internazionale della donna, che evidenzia che ‘molto resta ancora da fare’. In particolare, la Cgil lancia l’allarme su alcuni aspetti messi in rilievo nello studio: nonostante la crescita della percentuale delle donne occupate, il gap tra il tasso di occupazione maschile (67,1%) e femminile (48,9%) resta di oltre 18 punti (dati provvisori Istat 2017), maglia nera tra gli Stati Ue insieme alla Grecia e inferiore solo a Malta. La forbice si allarga tra Centro-Nord e Sud del Paese: nel Mezzogiorno sfiora il 25% contro circa il 15% del resto della penisola (dati Istat primi tre trimestri 2017)”.
Inoltre, la Cgil sottolinea che le “donne italiane risultano svantaggiate anche sul fronte della qualità e delle tipologie di occupazione”. Per quanto riguarda la prima “vi è un’incidenza maggiore del lavoro a termine e del ricorso al part time (nel 2016 34% contro l’8,6% per gli uomini), specie involontario”. Per la seconda “in particolare colpisce lo sbilanciamento tra i lavoratori e le lavoratrici indipendenti con la quota femminile ferma al 31%, e il livello da un lato di segregazione di genere e dall’altro di prevalenza di genere raggiunto in determinati gruppi socio-professionali: se tra gli operai dell’industria e nella fascia alta di imprenditori e dirigenti le donne si attestano al 13,5% e al 26,7%, nell’assistenza alle persone e nei lavori non qualificati dei servizi , la quota raggiunta è pari all’88,2% e al 77,6% (elaborazioni su dati Eurostat 2016)”.
Infine, il differenziale di genere si traduce anche in termini di reddito da lavoro: nel 2014 (ultimi dati disponibili) il reddito guadagnato dalle donne è in media del 24% inferiore agli uomini. Il quadro delineato rende urgente per la Cgil “favorire lo sviluppo e la crescita professionale delle donne in tutti i settori e in tutte le professioni perché decisivi per la crescita, in termini di Pil e di benessere complessivo della società. Il lavoro inoltre è la principale ‘arma’ di contrasto alla violenza delle donne. Per questo come ieri e per domani, la Cgil continuerà a battersi”.

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