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Martedì 11 dicembre 2018

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Visto con voi: “Killing Desdemona” di Michela Lucenti

La Guida - Visto con voi: “Killing Desdemona” di Michela Lucenti

La XXI edizione del Festival delle Colline Torinesi, svoltasi tra il 2 e il 21 giugno, è stata un’occasione ghiotta per gli appassionati di teatro di ricerca (tanti cuneesi inclusi) per vedere spettacoli di grande valore e interesse, altrimenti non sempre facili da raggiungere. In quest’occasione, sono state 37 le recite per 21 diversi lavori, allestite in otto spazi diversi, in tre diverse città, per un totale di 66 artisti in scena, 10 lingue recitate e 8440 spettatori. Una delle location scelte erano le suggestive Fonderie Limone  di Moncalieri, che si trovano nello stesso luogo dove, per oltre quarant’anni (a partire dal 1924), si sono fusi bronzo, alluminio e ghisa. Negli ultimi 5 giorni della rassegna diretta da Sergio Ariotti, questo teatro un po’ inusuale (molto conosciuto però dai frequentatori dello Stabile) ha ospitato tre spettacoli su cui merita soffermarsi. Del primo si parla qui di seguito, degli altri (“Socrate il sopravvissuto” e “Donne che sognarono cavalli”) in due prossimi numeri di questa rubrica. Era molto atteso “Killing Desdemona”, il nuovissimo lavoro di Michela Lucenti e del suo Balletto Civile, la compagnia di teatro-danza (o “collettivo nomade di performers” come preferisce autodefinirsi), che ha appena vinto il premio Hystrio 2016 nella categoria dedicata ai “linguaggi del corpo”. I cuneesi, tra l’altro, la ricorderanno per l’emozionante “I prodotti”, presentato al Teatro Toselli del 2010, dove l’attrice/coreografa/regista di La Spezia aveva scelto come protagonista un gruppo di straordinari acrobati kenioti, gliAfro Jungle Jeegs. In questo nuovo spettacolo, invece, in prima assoluta proprio a Moncalieri, il 17 giugno, l’attitudine dei suoi collaboratori, ovvero quella di esser capaci di recitare, ballare e cantare senza soluzione di continuità, è stata sviluppata dando ancora maggiore spazio – per così dire – al teatro piuttosto che alla danza, la quale resta comunque la cifra stilistica specifica del gruppo. Il lavoro è ovviamente ispirato all’”Otello” di Shakespeare, anche se tutta l’attenzione drammaturgica è focalizzata sulla figura della sfortunata moglie del Moro, vittima diretta o indiretta dei protagonisti maschi e delle loro attenzioni più o meno egoistiche nei suoi riguardi. Sull’espressiva colonna sonora in bilico tra elettronica e noise, suonata dal vivo da Jochen Arbeit, già chitarrista dei leggendari Einstürzende Neubauten e ora pilastro degli Automat, Lucenti ha intrecciato in modo intrigante il dramma e il grottesco, l’analisi psicofisica dei personaggi e il gusto del gioco e del paradosso, facendo usare ai suoi attori/ballerini una molteplicità di lingue, quasi a sottolineare come possano sorgere improvvise barriere tra le persone. Contrapponendo uomini (egoisti, superficiali, illusi) e donne (sensibili ma impotenti, solidali ma troppo fiduciose delle apparenze), ha mostrato lo sviluppo inesorabile del piano di Jago (il bravo Maurizio Camilli) e la pochezza dei suoi inconsapevoli complici (il Cassio volutamente un po’ ridicolo di Andrea Capaldi, il caricaturale Roderigo di Fabio Bergaglio e l’Otello scosso dalla passione e – ovviamente – dalla gelosia dello statuario e convincente Demian Troiano). Fino al finale, che non è lo scontro conclusivo tra Otello e Jago previsto da Shakespeare (episodio riassunto quasi en passant al termine dello spettacolo), ma proprio la passione e morte di Desdemona, interpretata in modo viscerale dalla stessa Lucenti: prima sola, scalza, in un delirio di morte sottolineato dalla chitarra allucinata di Arbeit, poi in un conclusivo “corpo a corpo” con Demian Troiano (lui così alto e forte, lei così piccola e minuta) dove la danza e il teatro diventano un tutt’uno.Da non dimenticare, nel cast coeso ed efficace, anche Natalia Vallebona (Bianca, l’amante di Cassio) e Ambra Chiarello (Emilia, la moglie – qua inconsapevole – di Jago).

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