sanità

Operatori privi di dispensari e allagamenti nella Casa di Comunità

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Il consigliere regionale Mauro Calderoni (Pd) denuncia la situazione in cui versano le strutture che dovrebbero temporaneamente "tamponare" la mancanza di medici nella Valle Infernotto

Redazione 05 novembre 2026

Verzuolo

Dopo le polemiche dei giorni scorsi, anche il consigliere regionale Mauro Calderoni (Pd) prende posizione contro le difficoltà che stanno vivendo i cittadini della Valle Infernotto, rimasti senza medici di famiglia e costretti a lunghi viaggi per farsi visitare negli ambulatori delle Case di Comunità di Saluzzo e Verzuolo.

"Quello che sta accadendo nell’Infernotto è inaccettabile - scrive in una nota ufficiale -. Dal 26 ottobre, con la

cessazione dell’attività del dottor Gerbaldo, un’intera comunità è rimasta senza medico di famiglia e, ad oggi,

non è stato ancora individuato un sostituto. Ma oltre al danno si è aggiunta la beffa. L’Asl ha indicato le Case di Comunità di Saluzzo e Verzuolo come soluzione temporanea per le necessità indifferibili. Eppure, alcuni cittadini che hanno seguito tali indicazioni segnalano di aver trovato operatori addirittura privi dei dispensari necessari per effettuare prescrizioni. Sono quindi tornati a casa senza aver potuto usufruire del servizio sostitutivo. A ciò si aggiunga che la Casa di Comunità di Verzuolo fa letteralmente acqua, nel senso che si allaga ad ogni temporale, nonostante lavori di riqualificazione per oltre 1 milione di euro! Siamo di fronte a un paradosso: prima si lascia un territorio senza medici di famiglia, poi si indica una soluzione alternativa che non è in grado di garantire nemmeno le prestazioni essenziali".

E continua: "La responsabilità politica chiama direttamente in causa la Giunta Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi. Le aree interne, montane e periferiche dovrebbero essere quelle maggiormente tutelate, perché più esposte allo spopolamento e alle difficoltà di accesso ai servizi. Chiediamo alla Regione e all’assessore Riboldi un intervento immediato per garantire un presidio medico temporaneo realmente operativo e tempi certi per il ripristino della medicina generale nell’Infernotto. Il diritto alla salute non può dipendere dal CAP di residenza. Vivere in una valle o in un piccolo Comune non può significare avere meno diritti e, addirittura, dover percorrere chilometri per tornare a casa senza aver ricevuto assistenza".




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