editoriale

Ospedale, dalle parole si passi ai fatti

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Una rete per non disperdere risorse e senza rivalità

Massimiliano Cavallo 12 settembre 2026

Cuneo

Anche il Consiglio di Stato, dopo il Tar, ha dato ragione alla decisione presa dall’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle, all’epoca diretta da Livio Tranchida, e dalla Regione di stoppare il progetto del privato Inc. di project financing per la costruzione del nuovo ospedale a Confreria. Una scelta che permette di proseguire con il progetto Inail.

Tutta la politica e i vertici della sanità regionale hanno salutato con enfasi la sentenza del Consiglio di Stato. Con la stessa forza ma in modo deciso e senza più rimandi o cronoprogrammi da aggiornare ora alla stessa politica i cuneesi chiedono che si abbandonino le parole e si vedano finalmente fatti concreti.

Che significa, dopo anni di promesse e di parole, tante parole, tanti incontri, tante visite ufficiali con date sempre da spostare in avanti, arrivare a certezze di date e passaggi, di fondi e procedimenti. Abbandonare la retorica della politica degli annunci e l’enfasi di quello che si farà, per fare davvero e dare risposte al diritto di cura.

Dopo 10 anni, il nuovo ospedale di Cuneo, che non serve la città ma come hub ha un ruolo di ampio territorio provinciale ed extra provinciale, non ha ancora posato la prima pietra e chissà quanto ancora dovrà attendere. Per ora siamo solo al nuovo bando di gara con un iter e un modello di finanziamento su cui la politica regionale ha cambiato idea tre volte.

Ma non si può più attendere. Perché i cittadini hanno bisogno di una sanità pubblica che funzioni non solo nei futuri nuovi ospedali, ma in quelli attuali. E tra liste di attesa, Cup che non funziona, carenza di medici e infermieri, ospedali e case di comunità con sedi ristrutturate ma senza personale, risorse sempre più esigue e una collaborazione che continua a non esserci tra ospedali e territorio, a rimetterci sono sempre i cittadini.

L’ospedale di Cuneo è un’eccellenza garantita dalla serietà e l’abnegazione dei suoi professionisti, da una storia di un ospedale che è sempre cresciuto nei decenni, dalla qualifica di hub che ne configura servizi, ruoli e doveri e da una programmazione che deve essere garantita, in una rete pubblica che non può mettere in concorrenza gli ospedali tra loro in provincia, e non può, oggi più di ieri, permettersi di disperdere risorse. Serve un piano che sappia guardare in avanti e serve una classe politica e dirigenziale unita che punti all’obiettivo del diritto alla salute di tutti.



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