Nelle scorse settimane una rete di sonde acquatiche è stata progressivamente installata nei corsi d’acqua e nei laghi del territorio transfrontaliero compreso tra le alte valli del Parco del Monviso e il Queyras francese. Si tratta di piccoli cilindri poco più grandi di una pallina da ping-pong, immersi nell’acqua e fissati a una catena ancorata alle rocce tramite tasselli. Un accorgimento indispensabile, soprattutto nei torrenti alpini, per evitare che la forza della corrente possa trascinare le apparecchiature verso valle, compromettendo la continuità del monitoraggio.
Anche se di dimensioni ridotte, il loro compito è di primaria importanza: raccogliere in continuo e sul posto informazioni aggiornate sullo stato di salute di fiumi, torrenti e laghi intorno al Monviso. I sensori rilevano diversi parametri fondamentali, tra cui la temperatura dell’acqua, il livello idrico, la quantità di ossigeno disciolto e la conducibilità, vale a dire la capacità dell’acqua di far passare la corrente elettrica.
Informazioni che, osservate nel tempo e messe in relazione tra loro, permettono di comprendere meglio l’evoluzione degli ambienti acquatici e gli effetti esercitati sia dai cambiamenti climatici sia dalle attività antropiche.
La caratteristica più innovativa di queste apparecchiature risiede nella continuità delle misurazioni. Se un campionamento tradizionale fornisce soltanto una fotografia delle condizioni presenti in un determinato momento, le sonde possono registrare dati 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Diventa così possibile osservare le variazioni tra il giorno e la notte, seguire l’andamento stagionale dei corsi d’acqua o verificare cosa accade prima e dopo un intenso evento meteorologico. La lettura effettuata direttamente sul posto riduce il rischio di alterazione dei campioni e limita le uscite manuali e l'uso di reagenti chimici.
Il monitoraggio è curato dalla Réserve naturelle nationale de Ristolas-Mont-Viso, nel Parc naturel régional du Queyras, in stretta collaborazione con il Parco del Monviso. Raccogliere dati con metodologie confrontabili sui due versanti consente di costruire un quadro ampio e omogeneo delle trasformazioni ambientali in corso.
Per il Parco il tema si collega alle ricerche condotte a Ostana presso il Centro Alpstream, dedicato allo studio degli ecosistemi fluviali. In un’estate segnata da temperature sopra la media, siccità ed eventi estremi come le recenti bombe d'acqua nelle valli Po e Varaita, la rete si conferma uno strumento indispensabile per proteggere la risorsa idrica.
