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Sanità regionale, la Cigl: “Servono assunzioni e investimenti reali, non bastano tagli del nastro e annunci”

Conferenza stampa della Cigl a pochi passi dal nuovo Ospedale di comunità: "Come si può pensare di ampliare i servizi sanitari aprendo Case e Ospedali di comunità senza prevedere contestualmente nuove assunzioni?"

Enrico Giaccone 23 luglio 2026

Cuneo

A due passi dall'ospedale di comunità appena inaugurato nell'ex Mater Amabilis, si alza l'appello della Cgil, che chiede assunzioni e investimenti nella sanità regionale, perché la “realtà è ben diversa da quanto raccontato dalla Regione con annunci e tagli del nastro”.

L'occasione è la conferenza stampa convocata nella mattina di giovedì 23 luglio nella piazzetta del Santuario degli Angeli da Cgil Cuneo in collaborazione con il Comitato Vivere la Costituzione, dal titolo “Il fantastico mondo della sanità piemontese”, con un sottotitolo molto chiaro: “I tagli del nastro e le inaugurazioni a favore di camera, i tagli del personale socio sanitario e i disservizi per le cittadine e i cittadini quando le luci si spengono”.


La scelta del luogo è precisa e simbolica: a pochi passi dall'ingresso di quell'Ospedale di comunità inaugurato la settimana scorsa dall'assessore regionale Federico Riboldi, realizzato dall'Asl con fondi Pnrr, aperto il 21 luglio e per il momento sottoutilizzato (2 posti letto occupati sui 20 disponibili) e con il punto interrogativo ancora più grande relativo al personale infermieristico e anche medico che ci lavorerà.

Un problema che riguarda anche ovviamente tutti gli altri Ospedali e Case di comunità inaugurati di recente in provincia, come ha sottolineato il segretario provinciale Piertomaso Bergesio nel suo intervento: “Ci sono le inaugurazioni di Ospedali e Case di comunità, ma i problemi restano e manca il personale per far funzionare questa medicina territoriale, che potrebbe anche essere una soluzione efficace, ma serve che ci sia il personale sanitario, che invece in Piemonte e in provincia di Cuneo manca. Dal presidente della Regione ci aspettiamo soluzioni, non che si limiti a dire che mancano i fondi”.


Il personale sanitario che manca

Una questione, quella della carenza di personale, che è il primo e irrinunciabile punto da affrontare per difendere la sanità pubblica. In provincia di Cuneo, ad esempio, ha ricordato la Cigl, mancano all'appello 89 medici di famiglia e nel 2026 sono previsti appena 20 nuovi ingressi. Nell’area dell’Asl CN1 mancano 140 infermieri e 60 medici specialisti rispetto al fabbisogno, e 36 Operatori Socio Sanitari.

“Come si può pensare di ampliare i servizi sanitari aprendo Case e Ospedali di comunità senza prevedere contestualmente nuove assunzioni? - ha sottolineato Carmelo Castello, segretario della Fp Cigl provinciale - Per gli Ospedali e le Case di comunità nel territorio dell'Asl CN1 abbiamo stimato un fabbisogno di circa 130-150 persone tra infermieri, OSS, professionisti riabilitativi e medici. Ma senza assunzioni come si possono ampliare i servizi se non spostando personale da altre strutture e andando a indebolire i servizi già esistenti? Esprimiamo la netta contrarietà alla scelta dell'Asl Cn1 di garantire la copertura dei turni h24 negli Ospedali di comunità con la rotazione del personale proveniente dai Distretti”.

I nuovi Ospedali di Comunità, sottolinea Castello, al momento sono “scatole vuote o quasi, riempite intorno al 15% delle loro potenzialità: le tre strutture di Cuneo, Ceva e Saluzzo hanno 20 posti letto ciascuna, ma i posti letto occupati sono appena 5”.

“Spostando il personale da altri servizi si impoveriscono i servizi territoriali esistenti e si aggrava il carico di lavoro di operatori che da anni operano in condizioni di forte carenza di organico. Aprire un nuovo servizio e allo stesso tempo imporre il piano di rientro alle aziende sanitarie e ospedaliere è una contraddizione. È necessario un piano straordinario di assunzioni per rendere realmente operativi Ospedali e Case di comunità, evitando di affidare o esternalizzare i servizi al privato”.

Alla base, ovviamente, c'è la mancanza cronica di risorse, a livello nazionale e regionale, con un sottofinanziamento stimato dalla Cigl in circa 47 miliardi di euro.

Servono più risorse per la sanità pubblica: l’Italia si piazza sotto la media europea e il trend è in peggioramento. Dove reperire queste risorse è una scelta della politica. Anche le retribuzioni per chi lavora nella sanità pubblica sono sotto la media europea e questo aumenta la difficoltà nella ricerca di personale”. Dove trovare le risorse rimane il grande problema, e vengono citati i fondi destinati agli armamenti e la ricchezza privata con la possibilità di una patrimoniale per i grandi patrimoni. Ma iniziando però dal rivedere le modalità in cui vengono spese le risorse che già ci sono: “Abbiamo medici gettonisti che guadagnano 1.200 euro a turno: con una programmazione e organizzazione diversa delle risorse per il personale si possono trovare già oggi”.

L'aumento di 4.200 unità negli ultimi anni, rivendicato nei giorni scorsi dall’assessore Riboldi, non è sufficiente: “L’80% delle assunzioni riguarda personale che era già in organico, magari a tempo determinato, e poi assunto a tempo indeterminato. Un piccolo passo avanti, ma certo non sufficiente: oggi le assunzioni non coprono nemmeno il turnover di chi va in pensione e passa al privato. Le graduatorie ci sono, serve utilizzarle, perchè spesso i servizi sono garantiti solo dalla forza di volontà e dagli straordinari degli operatori”.


Le liste d'attesa infinite delle Rsa

Un altro tema, e un'altra nota dolente che grava pesantemente sulle spalle delle famiglie, è quella relativa alle liste d'attesa infinite per un posto in Rsa. In Piemonte si parla di circa 12.000 persone, a fronte di 3.200 posti disponibili e di rette che sono sempre più elevate, e sempre più a carico delle famiglie.

Una bomba sociale che rischia di esplodere e che non viene affrontata dalla politica”, ha detto Bergesio. "La Regione Piemonte è tra quelle che contribuiscono meno alle rette delle Rsa. La Regione Piemonte copre con la sua quota sanitaria il 50% delle rette giornaliere, il dato più basso tra le regioni del Nord Italia”.

Il tema degli anziani non autosufficienti è stato affrontato da Massimo Colombo, segretario provinciale del Sindacato pensionati della Cgil, che ha ricordato il continuo aumento delle rette: “Assistiamo a un notevole aumento delle rette e sempre meno pensionati, specialmente non autosufficienti, riescono ad accedere alle convenzioni. Tante strutture sono a rischio chiusura, lasciando interi territori privi di una presenza fondamentale. Esistono realtà private, ma con rette sostenibili solo da pochi: questo sta diventando il vero problema. È necessario aumentare i posti letto, rivedere gli standard di personale con assunzioni e aumentare la quota sanitaria al 70%”.


Sportello Salute, liste d'attesa e presa in carico

Nell'incontro è intervenuta anche Fulvia Tomatis, referente del Comitato per gli Sportelli Salute, attivati dal Comitato Vivere la Costituzione in provincia di Cuneo, tramite cui i cittadini possono trovare assistenza per richiedere l’appuntamento nei tempi previsti dalla classe di priorità riportata sulla prescrizione, che portato l'attenzione sulle liste d'attesa e ha sottolineato anche che il 50% delle prestazioni "viene prescritto ma non eseguito, sia per tempi di attesa troppo lunghi o problemi economici che spingono le persone a non curarsi, sia per la quota di chi finisce per rivolgersi al privato”.

Al di là dei numeri, a raccontare in prima persona le difficoltà vissute ogni giorno a chi si rivolge al sistema sanitario pubblico, è stata Francesca Parracone, affetta da sclerosi multipla: “La mia condizione richiede continuità delle cure. Chi è nelle mie condizioni può contare su un'eccellenza come l'Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla), ma dall'altra parte c’è una grande carenza nel sistema di prenotazioni degli esami e delle prestazioni presso il servizio sanitario. Solitamente viene prenotata solo la prima visita, non l’esame successivo: bisogna quindi rivolgersi al Cup e ci si ritrova a doversi spostare in altre strutture, ad esempio mi è capitato di dover andare a Torino, con le difficoltà conseguenti vista le mie condizioni di salute”.


Raccolte firme

La Cigl ha avviato anche le raccolte firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: una per rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, richiedendo l'aumento delle risorse al 7,5% del PIL, assunzioni stabili e il superamento delle liste d’attesa, l’altra per garantire parità di salario, tutele e inquadramento ai lavoratori in appalto e subappalto rispetto ai dipendenti dell'azienda committente.

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