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15 luglio 2026

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Servizi sanitari e assistenziali nelle valli, Uncem: “Non è riorganizzazione ma spoliazione”

05 giugno 2026

Cuneo

"Oggi è necessario parlare con grande chiarezza, come Uncem ha sempre fatto, perché sui territori montani della provincia di Cuneo e di tutto il Piemonte sta crescendo una preoccupazione reale, forte, diffusa.�Noi continuiamo a sentir parlare di riorganizzazione, ottimizzazione, efficientamento. Ma i cittadini delle vallate vedono soprattutto un'altra cosa: servizi che si allontanano. E il recente spostamento della Continuità Assistenziale da Venasca a Verzuolo ne è l'ennesimo esempio. Possiamo usare tutte le formule tecniche che vogliamo. Possiamo dire che il servizio resta garantito. Possiamo spiegare che esiste il 118. Ma la realtà concreta è che un presidio sanitario viene tolto da una valle e spostato più a valle. E chi vive nei territori montani sa benissimo cosa significa. Significa aumentare le distanze, aumentare i tempi, lasciare più soli gli anziani, dire a chi vive in montagna che, ancora una volta, deve adattarsi. Perché il punto politico è questo: la montagna continua a essere trattata come un territorio dove i servizi possono essere ridotti perché ci sono meno abitanti". Stefania Dalmasso, sindaca di Piasco, componente della Giunta Uncem Piemonte, è molto chiara: "Il diritto alla salute non può dipendere dal CAP di residenza". Lo ribadisce in queste ore in numerosi incontri sulla "riorganizzazione dei servizi sanitari e assistenziali", che in realtà è spoliazione. Mentre arrivano nuovi abitanti, aprono alcune nuove imprese, vi sono segnali economici migliori rispetto a tanti quartieri urbani. Uncem respinge chi parla di spopolamento, senza conoscere i numeri, e poi però consente allo spostamento verso il basso dei servizi. Non si gioca con geografie e geometrie. "Noi amministratori locali siamo stanchi di apprendere decisioni già prese, presentate come inevitabili - evidenzia -. Perché qui non si tratta solo di organizzazione sanitaria. Qui si tratta della tenuta sociale delle nostre comunità. La provincia di Cuneo, gran parte del Piemonte, ha una conformazione territoriale unica: vallate lunghe, viabilità difficile, popolazione anziana diffusa, distanze importanti. Non si possono applicare modelli pensati per le aree urbane. Perché dieci minuti sulla carta non sono dieci minuti reali in una valle alpina, di notte, d'inverno, con una persona fragile da assistere. E allora io credo che oggi la Regione debba assumersi una responsabilità chiara: dire se vuole mantenere una presenza sanitaria vera nelle aree montane oppure no. Perché se la linea è quella di accentrare progressivamente tutto nei fondovalle o nei grandi centri, allora bisogna avere il coraggio di dirlo apertamente ai cittadini". "Se i Sindaci sono responsabili della salute pubblica - sottolinea Marco Bussone, presidente nazionale Uncem - abbiano i mezzi per garantirla. Altrimenti è una presa in giro. E di Sindaci-eroi ce ne facciamo niente. Smettano i rappresentanti delle Istituzioni a dire che i piccoli Comuni sono magnifici, Sindaci bravissimi, eroi del territorio. Se non hanno strumenti e risorse, in accordo con i titolari delle funzioni, sanitarie ad esempio, e i gestori dei servizi, quella responsabilità i Sindaci non la vogliono più. Lo diciamo a Prefetti e Ministri. Parlamentari e Regioni. Siano loro responsabili della salute pubblica, senza strumenti a disposizione, spoliati dai servizi ogni giorno, portati a valle". "Noi come Sindaci e come Uncem Piemonte - prosegue Dalmasso - non possiamo accettare che la montagna venga governata solo con logiche ragionieristiche. La sanità territoriale non è un costo da comprimere. È una condizione minima per garantire dignità, sicurezza e permanenza delle persone nei territori. Allora oggi chiediamo con forza: che si fermino ulteriori arretramenti dei servizi sanitari nelle vallate; che ogni riorganizzazione venga discussa prima con i territori e non comunicata dopo; che per la montagna vengano applicati criteri specifici e non parametri urbani; che la Regione presenti un piano vero per la sanità territoriale nelle aree montane della provincia di Cuneo". "Stiamo difendendo il diritto delle persone a continuare a vivere nei propri territori con pari dignità rispetto a chi vive nei grandi centri - aggiunge Roberto Colombero, presidente Uncem Piemonte. E su questo non possiamo più accettare passi indietro. Serve una azione forte. Se la legge della montagna, nuova, non consente cambiamenti, si agisca su altre leve. Istituzionali e politiche. Ma si agisca. Uncem alza l'asticella, anche della mobilitazione". "La Regione giustamente ci rappresenta una situazione nazionale di carenza di personale sanitario - spiega Dalmasso - Ma la Regione Piemonte non è soltanto ente gestore della sanità: appartiene anche alla maggioranza di Governo nazionale. E allora credo sia legittimo chiedere che questa emergenza venga portata con forza anche ai tavoli nazionali. Perché non possiamo limitarci a gestire la scarsità redistribuendo risorse sempre più ridotte. Serve una strategia politica per rendere attrattiva la medicina d'urgenza, per aumentare il numero dei professionisti disponibili, per sostenere il personale sanitario che oggi lavora in condizioni estremamente difficili. I sindaci sono chiamati ogni giorno a dare risposte ai cittadini. Ma non possiamo essere lasciati soli a spiegare cambiamenti così delicati senza che vi sia una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti i livelli istituzionali. E questa responsabilità deve tradursi in impegni concreti:�Investimenti sul personale; incentivi per lavorare nei territori montani e periferici; tutela dei presidi territoriali; programmazione seria sul medio e lungo periodo. Altrimenti il rischio è che i territori montani paghino per primi il prezzo della carenza sanitaria nazionale".

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