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13 luglio 2026

cronaca

Condannato a 11 anni e 8 mesi per violenze sull’ex fidanzata minorenne

03 giugno 2026

Cuneo

Undici anni e otto mesi di reclusione è la pena inflitta dai giudici del collegio del Tribunale di Cuneo a E.P., il 47enne che per circa due anni e mezzo, tra la fine del 2020 e l’estate del 2023, ebbe una relazione con un’adolescente di 30 anni più giovane di lui nel corso della quale la giovane fu sottoposta a ripetute violenze fisiche e psicologiche. Una relazione la cui vera natura era stata tenuta nascosta alla famiglia che solo dopo molti mesi scopri che il ragazzo frequentato dall’adolescente poco più che 14enne non era il coetaneo che lei aveva voluto far credere ma un uomo molto più anziano di lei che la picchiava abitualmente inducendola anche al consumo di droga. Atti persecutori, lesioni, cessione di sostanze stupefacenti e violazione di domicilio i reati contestati dal pubblico ministero Francesco Lucadello che al termine della sua requisitoria lo scorso aprile, aveva chiesto la condanna dell’uomo a 8 anni e 10 mesi di reclusione. L’ultimo episodio di violenza si era verificato a luglio del 2023, quando l’uomo, davanti ad attoniti passanti in strada, aveva trascinato la ragazza per i capelli fuori casa fino alla vicina piazza prendendola ripetutamente a calci fino poi ad abbandonarla a terra ferita e dolorante, allontanandosi in fretta per evitare di essere fermato dai carabinieri che intanto erano stati chiamati dai vicini di casa allarmati dalla urla che sentivano provenire dall’appartamento della giovane. Fu quello l’ultimo di almeno altri venti episodi di maltrattamenti raccontati da parenti, amici e estranei testimoni in strada, su cui i carabinieri di Fossano coordinati dal maresciallo Cortellessa avevano cercato e ottenuto riscontri riferiti in aula ai giudici. Dalla fine di ottobre del 2020 al luglio del 2023 ci furono inoltre 6 accessi al pronto soccorso e almeno altrettante richieste di aiuto al 112 che però non avevano mai portato ad una denuncia perché la giovane aveva sempre rifiutato di sporgere querela, inizialmente soggiogata e succube di quell’uomo molto più anziano di lei e poi impaurita dalla minacce che lo stesso aveva rivolto a lei e alla madre che in tutti i modi aveva cercato di convincerla a porre fine a quella relazione malata. Proprio questa condizione di sudditanza psicologica aveva indotto il pubblico ministero a considerare la testimonianza della vittima assolutamente genuina e credibile, “priva di qualsiasi intento vendicativo e sincera nel momento in cui aveva raccontato in aula anche episodi non favorevoli alla sua posizione, riferendo di essere stata in varie occasioni poco lucida anche a causa della continua assunzione di cocaina che lui le forniva”. A corredo della denuncia e delle testimonianze anche le fotografie che la mamma e le amiche le scattavano a testimonianza delle botte prese, sperando che prima o poi la giovane decidesse di rivolgersi alle forze dell’ordine: un repertorio macabro di lividi sul viso che lei cercava di coprire col trucco, di graffi sulla schiena, ematomi sulla testa quella volta che lui la sbatté contro il muro o segni sul collo quando cercò di strangolarla col filo di una lampada, oltre alla frattura di un polso e delle costole certificate dagli accessi in pronto soccorso. A sua difesa l’uomo ha raccontato di non aver mai alzato le mani contro la ragazza e che quelle ferite se le era autoinferte, facendo riferimento alla fragilità di lei, che in passato aveva compiuto un gesto anticonservativo. Una circostanza riferita anche dall’avvocato Gallo che nella sua arringa difensiva aveva sottolineato che solo pochissimi degli episodi di lesione contestati avevano avuto un riscontro oggettivo ma che per il pubblico ministero aveva invece costituito proprio una delle aggravanti contestate, oltre alla violazione del divieto di avvicinamento disposto dal giudice su sua richiesta dopo la denuncia della vittima. Alla richiesta di condanna si era associata l’avvocato Mana chiedendo per la propria assistita un risarcimento di 18mila euro. Una richiesta accolta integralmente dal collegio dei giudici che oltre alla condanna ad 11 anni e 8 mesi di reclusione hanno disposto per E.P. anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione temporanea dalla patria potestà (l’uomo è sposato e padre di un figlio) per la durata della pena.