L'informazione quotidiana in Cuneo e provincia

15 luglio 2026

cuneo

Il rilancio del nucleare e la centrale di Trino Vercellese

24 maggio 2026

Cuneo

Nella congiuntura, segnata dalla crisi energetica globale innescata dall’invasione russa dell’Ucraina e dalla conseguente ridefinizione degli equilibri europei, il nucleare è tornato con forza al centro del dibattito politico italiano. Dopo anni di marginalità, la questione non è più soltanto tecnica, ma profondamente strategica. In questo contesto, nell’ottobre 2025, mentre l’attenzione pubblica era concentrata su altre crisi internazionali in Medio Oriente, il governo guidato da Giorgia Meloni ha inserito nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) un obiettivo ambizioso: sviluppare entro il 2050 una capacità nucleare compresa tra gli 8 e i 16 GW, in grado di coprire tra l’11% e il 22% della domanda elettrica nazionale. Il rilancio del nucleare si colloca però in uno scenario complesso e, per molti aspetti, contraddittorio. I sostenitori lo indicano come una fonte capace di garantire produzione continua, basse emissioni e supporto ai settori industriali più difficili da decarbonizzare, anche grazie alle prospettive offerte dai piccoli reattori modulari (SMR). Allo stesso tempo, permangono forti incertezze relative ai costi elevati, ai tempi di realizzazione, all’assenza di prototipi pienamente operativi su larga scala in Occidente e al rischio di non rispettare le scadenze della transizione energetica. A livello globale, inoltre, il peso del nucleare appare in ridimensionamento rispetto alla crescita molto più rapida delle fonti rinnovabili. Sul piano interno emergono limiti strutturali difficili da ignorare: la dipendenza dall’estero per tecnologie e le materie prime, la complessità nell’individuare siti idonei in un territorio fragile e densamente vincolato e, soprattutto, la questione ancora irrisolta dei rifiuti radioattivi. L’Italia non dispone infatti di un deposito nazionale definitivo. In questo quadro, sospeso tra ambizioni politiche e criticità concrete, per comprendere cosa significhi davvero oggi parlare di nucleare in Italia è necessario partire dai luoghi in cui questa stagione si sta chiudendo: le centrali dismesse. Tra queste, la “Enrico Fermi” di Trino rappresenta uno dei simboli più significativi. Attiva dal 1964 al 1987, anno del referendum che segnò lo stop al nucleare in Italia, la centrale è oggi un cantiere di decommissioning gestito da Sogin, la società pubblica incaricata della messa in sicurezza degli impianti e dei rifiuti radioattivi. Attraverso l’iniziativa “Open Gate”, Sogin apre periodicamente i propri siti a cittadini, istituzioni e media, con l’obiettivo di garantire trasparenza sulle attività in corso. L’edizione 2026 si è svolta il 16 e 17 maggio coinvolgendo le centrali di Trino, Latina, Caorso e Garigliano. Per il sito di Trino si sono registrate 1800 adesioni: un pubblico eterogeneo composto da famiglie, curiosi, appassionati e visitatori attratti dalla possibilità di accedere a luoghi normalmente inaccessibili. Tra loro c’è chi ha già visitato Chernobyl, ma anche bambini e genitori che hanno scelto di trascorrere una giornata diversa. L’iniziativa si è svolta sotto il patrocinio del Parlamento Europeo, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero dell’Università e della Ricerca, del Ministero dell’Istruzione e del Merito, delle Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Lazio e Campania e del Comune di Trino. Un sostegno istituzionale ampio che riflette la centralità del tema.1 Entrare oggi nella centrale di Trino significa attraversare una soglia che è insieme fisica e simbolica. Dopo i controlli di sicurezza, si accede a uno spazio sospeso nel tempo. L’impatto è immediato e contrastante: da una parte il peso della storia, l’eco di un’Italia che guardava al futuro con fiducia tecnologica; dall’altra una sottile inquietudine, inevitabilmente legata all’immaginario costruito da eventi come Chernobyl e Fukushima. Il tour inizia nei piazzali antistanti il reattore, dove è esposta una turbina di dimensioni imponenti. Le torri di raffreddamento non esistono più, ma il reattore resta: massiccio, silenzioso, quasi monumentale. Domina lo spazio come un gigante addormentato, testimonianza concreta di una stagione industriale ormai conclusa. Oggi la centrale è soprattutto un luogo di trasformazione. Dal 1999 sono stati rimossi impianti, decontaminati componenti e demolite strutture. Nei depositi temporanei sono custoditi circa 1500 metri cubi di rifiuti radioattivi, in attesa di essere trasferiti al Deposito Nazionale (quando sarà realizzato) una volta completato lo smantellamento. Il momento più intenso della visita è l’ingresso nell’area del vessel, il grande contenitore d’acciaio dove avveniva la reazione nucleare. Con un peso di 200 tonnellate e uno spessore fino a 25 centimetri, rappresenta il cuore tecnologico dell’impianto. L’accesso, con tute protettive bianche, dosimetri e dispositivi di sicurezza, restituisce una sensazione da film di fantascienza. Qui si coglie pienamente la portata dell’impresa industriale italiana degli anni Sessanta, quando Trino rappresentava un’eccellenza a livello internazionale. Allo stesso tempo emerge la complessità dello smantellamento, una sfida ingegneristica senza precedenti, anche perché gli impianti non erano stati progettati pensando alla loro futura disattivazione. Le operazioni in corso sono altamente sofisticate. Il vessel è immerso in una vasca con circa 800 metri cubi di acqua demineralizzata, che funge da schermo biologico. Le attività vengono eseguite da remoto, tramite sistemi robotizzati, per garantire la sicurezza degli operatori. Solo la preparazione di questa fase ha richiesto anni di lavoro. L’ultima tappa del percorso è la sala controllo, la cosiddetta “stanza dei bottoni”: pannelli analogici, quadranti e spie che un tempo governavano la produzione di energia. È un viaggio nel tempo che restituisce la dimensione concreta e umana della tecnologia. Nel confronto finale, il sindaco di Trino, Daniele Pane, sottolinea la necessità di affrontare il tema con pragmatismo, considerandolo anche come una possibile opportunità per il territorio. Una posizione che si scontra però con le difficoltà politiche e sociali che continuano a rendere il nucleare un tema divisivo. L’amministratore delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, descrive un sentimento ambivalente: orgoglio per il patrimonio tecnologico costruito e, al tempo stesso, frustrazione per il suo abbandono. Esclude comunque un ritorno operativo della centrale, ormai smantellata per l’80%, ma non chiude alla possibilità di un nuovo utilizzo energetico del sito. L’area dispone infatti di infrastrutture rilevanti, opere elettriche, idrauliche e di drenaggio, e presenta condizioni favorevoli, come l’assenza di vibrazioni significative. Elementi che rendono potenzialmente adatta all’insediamento sia di piccoli reattori modulari (nel numero di quattro), sia di grandi data center. Appena fuori dalla centrale, il territorio mostra già una transizione in atto. Al posto della ex Galileo Ferraris sorge oggi un grande parco fotovoltaico da 130 ettari, capace di alimentare circa 47.000 famiglie, contro le 300.000 servite in passato dalla centrale nucleare su una superficie più contenuta. Nel breve periodo, le rinnovabili da sole non bastano ancora a sostenere la domanda crescente e a garantire continuità produttiva. Tuttavia, innovazioni come sistemi di accumulo, reti intelligenti e gestione flessibile stanno rapidamente modificando lo scenario. La riconversione prosegue anche con un progetto da 4 miliardi di euro per un grande data center dedicato ad intelligenza artificiale e al cloud, con circa 300 posti di lavoro qualificati. Un’iniziativa che aumenterà ulteriormente il fabbisogno energetico e che riapre il tema dell’uso del suolo. Il punto, forse, non è stabilire quale tecnologia prevarrà, ma comprendere se e come diverse forme possano coesistere in modo efficiente, senza generare costi e rigidità incompatibili con la rapidità richiesta dalla transizione energetica. La vera sfida non è scegliere una fonte contro un’altra, ma costruire un sistema energetico sostenibile, sicuro e adattabile. E, in questa partita, il tempo resta la risorsa più scarsa.    

trino vercellese