
Questa ricerca originale ricorda quanta parte abbia il tatto nella nostra vita di relazione e nella crescita equilibrata della persona. Il presupposto su cui si basa è l’intima connessione tra corpo e mente. Non è solo una questione di biologia molecolare o di neurofisiologia: “è un linguaggio universale che plasma la nostra cultura”.
L’era del distanziamento sociale, dei timori del contatto fisico, della violenza ha registrato questo senso nella sfera della paura. Eppure proprio per la sua caratteristica di unire fisicità e psiche rappresenta uno degli strumenti privilegiati per esprimere la propria intimità, per comunicarla ad altri in un processo che può essere anche involontario.
L’autrice ravvisa anche nel campo medico l’importanza del toccare. La percussione come la palpazione o l’auscultazione sono tecniche da sempre alla base della ricerca diagnostica. “Il tocco medico non è però solo tecnica”, aggiunge subito, costruisce fiducia. Eppure, constata anche, nell’epoca degli schermi, delle Tac, della rapidità “il tatto in ambito medico sembra essere in via di estinzione”.
Tra l’altro è l’unico senso che innesca una reciprocità. In due mani o corpi che si toccano c’è lo scambio di sensazioni e informazioni. Una comunicazione bidirezionale che può essere proficua per entrambi creando quell’empatia necessaria per un salutare incontro. L’autrice rimanda a molti esperimenti che dimostrerebbero quanto questo contatto fisico giochi un ruolo essenziale nel costruire una comunione di affetti. L’abbraccio è così gesto di grande valore simbolico, ma soprattutto favorisce senso di sicurezza, riduce lo stress come il massaggio o le carezze.
La pelle che pensa
di Marta Paterlini
Editrice Codice
euro 22





