Raggira una coppia per 84.000 euro: loro perdono i soldi, lui finisce in carcere
04 febbraio 2026
Cuneo
Gli avevano affidato i risparmi di una vita convinti che l’amico sarebbe riuscito a farli fruttare come aveva fatto per se stesso, investendoli in maniera oculata grazie alla professionalità di un broker svizzero, ma quegli 84mila euro svanirono nel nulla e quando cercarono di contattare direttamente il broker per capire le ragioni di quel fallimento, l’amico gli fornì un numero di telefono che in realtà era quello di casa sua. Il broker esiste nella realtà ma in questa storia non c’entra nulla e di M.P. non aveva mai curato gli affari. Ai due coniugi non restò altro che denunciare la truffa subita, che si è conclusa al tribunale di Cuneo con la condanna dell’uomo. Un ultimo tentativo di risarcimento era stato promesso dall’imputato a fronte della remissione di querela, ma anche quei 35mila euro promessi entro la fine di gennaio non sono mai arrivati. La coppia di Paesana lo aveva conosciuto tramite un amico, e pian piano l’amicizia era diventata frequentazione abituale nei fine settimana in cui la coppia andava a Paesana. I coniugi erano rimasti colpiti dallo stile di vita dell’uomo, un benessere che certo non poteva derivare dalla sola pensione d’invalidità che lui aveva detto di ricevere dall’esercito, “se alla mia compagna piace qualcosa gliela compro” gli aveva raccontato l’uomo, inducendoli a credere che quegli investimenti di cui parlava fossero davvero una cosa buona e a mettere in gioco i propri risparmi. “Sono ben 84mila euro che la coppia ha perso consegnandoli un po’ alla volta all’imputato - ha concluso nella sua requisitoria il pubblico ministero Anna Maria Clemente - per fare investimenti di cui lui addirittura consegnò le ricevute. Ha sfruttato al massimo la sua posizione fingendosi un rappresentate delle istituzioni e riferendo di percepire una pensione d’invalidità dall’esercito”. Una richiesta di condanna a 2 anni 6 mesi e 800 euro di multa era stata la richiesta dell’accusa, ribattuta dalla difesa che ha contestato la prova degli artifizi e raggiri necessari a dimostrare la condotta truffaldina del proprio assistito. Secondo l’avvocato furono i due coniugi, e non l’amico, a chiedere di quegli investimenti che gli consentivano una vita così agiata, non lui a carpire la loro fiducia e per questo ne aveva chiesto l’assoluzione quantomeno con la formula dubitativa. Accolta la disponibilità dell’imputato a risarcire almeno 35mila euro di quelli ricevuti dalle parti offese, il giudice aveva dato tempo fino alla fine di gennaio per eseguire il versamento che però non è avvenuto, mentre è arrivata la condanna di M.P. a 3 anni di reclusione e una multa da 1200 euro.