Lo spaccio di droga avveniva sulle scale (da cui il nome dell'operazione "Up and down"), in uno stabile nella zona di Bra, con movimenti e passaggi che i poliziotti cuneesi hanno tenuto d’occhio nei mesi scorsi. A febbraio un primo sequestro, a inizio giugno un altro: in totale oltre undici chili di cocaina, di alta qualità, da cui poter ricavare 55.000 dosi e almeno quattro milioni di euro. E un altro numero dà l’idea della forza “distributiva” degli arrestati: oltre 300 cessioni in una settimana, con un via vai nello stabile braidese (con segnalazioni di cittadini che hanno dato il via alle indagini).
A febbraio l’arresto in flagranza di due soggetti, un 50enne e un 20enne, padre e figlio di origine albanese, dopo l’irruzione dei poliziotti nell’alloggio, sfondando una porta rinforzata, vicino a un alloggio all’apparenza disabitato ma in realtà “centrale” dello spaccio. Con il 20enne (ora in carcere) c’era anche la fidanzata, denunciata, e c’era anche un altro giovane, che è riuscito a scappare gettandosi da un balcone alto quattro metri e facendo perdere le proprie tracce lungo i binari della vicina stazione.
Il blitz era partito dall’arrivo di una persona che aveva lasciato una borsa del supermercato ma il cui modo di muoversi aveva insospettito gli agenti in appostamento. L’intuizione era giusta, ed ecco “saltar fuori” nove panetti da un chilo ciascuno, con un noto marchio del lusso (per indicare la qualità della sostanza), e un decimo appena suddiviso in dieci sacchetti. Nel sequestro, anche un chilo di marijuana e 15.000 euro in contanti.
Le indagini continuano, pur nelle difficoltà di pedinamenti e appostamenti, vista la capacità del gruppo di non lasciare tracce e usare prestanomi per sim, auto e alloggi. Si cercano riscontri su chi ha effettuato quella consegna, ed ecco spuntare un altro uomo di mezza età, residente in centro Cuneo: alle spalle un arresto nel 2019, sempre legato allo spaccio, e intanto emerge un’attività frenetica (anche 700-800 chilometri in auto, in certi giorni) che lo aveva portato ad allargare il “giro d’affari”. Il 1° giugno, in una trasferta nell’hinterland milanese, l’uomo raggiunge una zona di traffici di droga in mano a criminalità straniera: i poliziotti lo bloccano, in auto ha un chilo di cocaina in sei involucri, in vani nascosti ricavati dentro i sedili. Per l’uomo scattano i domiciliari, ma visto che ha continuato ad avere contatti e attività legati allo spaccio, il 14 luglio è scattata la misura che lo ha riportato in carcere.
“Non si trattava di semplici spacciatori ma veri e propri imprenditori della droga - hanno sottolineato gli inquirenti -. Oltre alle attenzioni quotidiane per non essere visti, usavano come manovalanza soggetti stranieri con visto turistico, pronti a piazzare velocemente la merce per certi periodi e poi a dileguarsi. Ricorrevano anche a canali digitali e piattaforme di messaggistica, per aumentare l’offerta e quindi i guadagni, con messaggi tipo ‘è arrivata neve fresca’ per i loro clienti. E soprattutto erano diventati punti di riferimento per lo spaccio e l’approvvigionamento di droga su un’ampia parte del territorio, un canale importante e con la capacità di diffondere sempre più la sostanza, grazie a una presenza capillare e a prezzi in calo”.
