Oss condannata a 2 anni e 9 mesi per maltrattamenti ad anziani malati di Alzheimer
30 gennaio 2026
Cuneo
È stata condannata a 2 anni e 9 mesi M.F.G. l’operatrice socio sanitaria ex dipendente della casa di riposo Tapparelli d’Azeglio, accusata di maltrattamenti agli ospiti del Nucleo Alzheimer Temporaneo in cui era impiegata. A rivolgersi ai carabinieri era stata a gennaio del 2022 una sua collega che con lei aveva lavorato per alcuni giorni nel nucleo Nat; da qui partì l’indagine dei carabinieri che cercarono conferme al racconto della donna che aveva parlato di modi sgarbati, bruschi, poco consoni, di urla, insulti e di quella tecnica, “il segreto del mestiere, così era stato definita la torsione del pollice per indurre le persone meno collaborative a fare quello che dicevano loro” ha ricostruito il pubblico ministero Francesco Lucadello nella requisitoria al termine della quale aveva chiesto la condanna dell’imputata a 2 anni di reclusione. Nulla di particolare era emerso dalle telecamere installate dai carabinieri, ma le voci su quella modalità di afferrare i pazienti si rincorrevano tra i dipendenti che avevano più volte visto la collega utilizzare quella tecnica, “secondo me era una manovra che faceva male, efficace ma non consona” aveva riferito in aula una collega, mentre un’altra aveva raccontato al giudice di essere presente quando M.F.G. “strinse così forte le braccia di una paziente contro il petto da lasciarla quasi senza respiro. Le dissi di lasciarla andare ma lei la teneva così per non farla scappare”, testimonianza cui si era aggiunta anche quella di un’altra collega che vide quella tecnica messa in atto su un’ospite per obbligarla ad andare al bagno a lavarsi, “mi disse di andare a prendere l’occorrente per l’igiene personale e quando uscii sentii un tonfo, al mio rientro rimasi pietrificata, teneva la testa della donna contro la parete e costringerla col suo peso a rimanere ferma”. Una condotta subdola per il pubblico ministero perchè messa in atto ai danni persone che non erano in grado di parlare e spiegare. Stessa conclusione di richiesta di condanna per le parti civili costituite in giudizio, la famiglie di quattro ospiti, rappresentate dall’avvocato Monica Anfossi, “si tratta di persone vulnerabili, incapaci di raccontare gli episodi e quello che subivano a causa della loro malattia, e questo rende più odiosa e grave questa condotta”. Costituita in giudizio anche la residenza sanitaria con l’avvocato Giorgio Panero che ha sottolineato come quel tipo di comportamento rappresenti “tutto l’opposto dell’empatia che dovrebbe muovere un operatore nei confronti di un ospite”, evidenziando anche il danno in termini di gestione del personale a causa delle richieste di trasferimenti dal reparto Nat avanzate dagli operatori con conseguente necessità di ricollocamento e sostituzione del personale. Nella sua arringa l’avvocato Andrea Carpinelli difensore della donna ha invece contestato l’accusa di maltrattamenti ordinari parlando piuttosto di azioni di contenimento adottate in determinati momenti, in un periodo di tempo, quello della pandemia di Covid, in cui tutto era diventato più difficile a causa delle restrizioni nelle visite dei parenti e la sospensione di 6 operatori che non si erano vaccinati e che erano stati sostituiti da neodiplomati, “è stata definita la torsione dei pollici ma io la definirei presa per i pollici e la mia assistita non era l’unica ad adottarla. Se è vero che questa manovra non lasciava segni, è anche vero che non è compatibile con quel grado di violenza un’assenza di lesioni”, concludendo con la richiesta di assoluzione perchè non era stata pienamente raggiunta la prova della colpevolezza. Di diverso avviso il giudice che ha condannato la donna anche al risarcimento di 10mila euro per le parti civili.