Un uomo da palcoscenico nella Cuneo degli anni Cinquanta
10 dicembre 2025
Cuneo
C’è modo e modo per rendere omaggio a una persona dalle pagine di un libro. Roberto Baravalle sceglie quello legato ai ricordi di amicizie curate nel tempo, levigate dall’affetto discreto, ma costante. L’omaggio allora si trasforma in ritratto dalle tinte tenui, necessariamente debordante non per eccesso, bensì per bisogno di chiarezza. Quasi consapevolezza che raccontare di un uomo non può che passare attraverso il suo mondo, i suoi sogni.
Il resto lo fa la penna dell’autore. Qui è sempre leggera, ingannevolmente disimpegnata come una chiacchierata, quando invece riesce a definire le coordinate di mondi diversi attraversati in compagnia di amici chiamati a convegno per portare il loro contributo di informazioni e di colore. L’autore infatti non si affida a documenti da far parlare: “non sono un ricercatore” dice di se stesso. Più volte attinge a informazioni scaturite da visite a casa di amici, dal flusso libero e leggero del rievocare momenti con tante ramificazioni che verrebbe voglia di seguire.
Baravalle riordina questo accavallarsi di ricordi ricordando a se stesso, anzitutto, il punto di fuga del libro: la persona e l’artista. Sceglie dunque la figura del cavaliere “ardente” per rendere omaggio a Duilio Del Prete, sempre amichevolmente soltanto Duilio. Scelta non casuale. Mentre infatti rilancia il riferimento al mondo dello spettacolo e della narrazione in genere, coglie anche lo spirito “avventuroso” dell’attore, pronto a misurarsi con varie forme di espressione artistica sempre con la freschezza di chi cerca nel proprio lavoro il divertimento di essere se stesso. A cominciare da quel gioco sul proprio cognome: nato Delprete, rinato, sul palcoscenico, Del Prete.
Non sfugge però come questo omaggio a Delprete, in questo caso da scrivere unito, si atteggi nelle pagine di Baravalle anche a ricordo leggero e schietto della Cuneo di qualche decennio fa, in cui si muove con disinvolta baldanza un Duilio giovane e pieno di vitalità di allora che la memoria rinnova molti altri nomi di persone e luoghi in cui Baravalle accompagna il lettore, letteralmente spigolando tra tanti ricordi personali o raccolti in conversazioni e messi sulla tavolozza da cui attingere vivaci macchie di colori.
Più volte ritorna l’espressione “Cuneo era così…” dove quei puntini di sospensione non cercano un completamento. Invocano invece una complicità affettuosa nell’accogliere il ritratto di una città la quale pare condividere una giovinezza che nulla ha di superficiale. Anzi, col senno di poi, si possono leggere molti aneddoti degli anni giovanili di Duilio Delprete come tentativi di saggiare di una strada da percorrere che lo porterà lontano da Cuneo.
Il libro è così un ulteriore tassello per un quadro sulla nostra città prima di accompagnare l’attore nel suo viaggio a Parigi, Londra poi Milano, Roma, cioè le capitali in quegli anni Sessanta e Settanta dello spettacolo. Un viaggio che si chiude mestamente, non senza un rimprovero, di nuovo in Cuneo, che ancora non ha trovato il modo di omaggiare il suo “cavaliere ardente”.
Duilio Del Prete, il cavaliere ardente
di Roberto Baravalle
Primalpe
euro 14