Scuola, orientarsi nel conflitto Israelo-Palestinese
29 ottobre 2025
Cuneo
Cercare di orientarsi all'interno della complessità di ciò che sta accadendo in Palestina è stato l'obiettivo dell'assemblea d'Istituto che mercoledì 29 ottobre ha riunito gli studenti delle classi quarte e quinte dell'Istituto Superiore "Bianchi-Virginio" al cinema Monviso di Cuneo. "Una terra senza pace" è il titolo scelto per l'incontro che è durato tutta la mattina.
Il motivo del confronto sul conflitto israelo-palestinese è stato espresso da Laura Caniggia, docente dell'Istituto cuneese: "Non possiamo stare indifferenti come insegnanti ed educatori, sentiamo la responsabilità di rispondere alle tante richieste di dibattito che ci sono arrivate da voi studenti dall'inizio dell'anno, sentiamo la vostra curiosità su questi temi e percepiamo la vostra esigenza di fermarci. Quindi riteniamo che sia un bel momento di crescita e di formazione per tutti noi. La scuola non serve, se non a formare un pensiero critico e a una capacità di analisi. Siamo consapevoli che il tema è drammaticamente complesso, quindi è molto difficile dare delle risposte agli argomenti che stiamo per affrontare".
Sono intervenuti Roberto Alciati, docente di storia delle religioni all'università di Firenze, Gigi Garelli, direttore dell'Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea, e Luca Prestia, storico, giornalista e fotoreporter.
Garelli ha proposto una ricognizione storica tra il 1948 e oggi in Palestina: "Siamo in un territorio che ha conosciuto molte guerre negli ultimi 100 anni. I conflitti sono stati particolarmente accesi, anche prima del 7 ottobre 2023. Stiamo parlando di una regione geografica chiamata Palestina: non è uno stato, ma una regione grande come la Toscana. Contesa da millenni, perché lo è? Non ha giacimenti d'oro o metalli preziosi. Non ha petrolio. Perché questa terra è così contesa? Ha un patrimonio religioso potentissimo: Gerusalemme ha un valore potente per tre religioni".
Poi Garelli ha segnalato anche il conflitto economico e la differenza tra uno stato come Israele e uno stato "non vero e proprio" come quello Palestinese, facendo notare come sia cambiata la porzione di terra tra i due stati e le motivazioni soggiacenti alle guerre che hanno interessato la zona.
Prestia ha parlato del valore della comunicazione per la narrazione della guerra: "Chi fa il giornalista ha la possibilità di scegliere cosa dire e cosa non dire. I fatti vanno raccontati tutti". E continua: "Abbiamo visto sui giornali italiani e stranieri che le cose sono cambiate: si è iniziato a parlare non solo della risposta di Israele all'attacco, ma anche di ciò che stava succedendo a Gaza". E dà un consiglio agli studenti: "Se io come cittadino ho la possibilità di formarmi sentendo anche più voci, sentendo il racconto dei fatti, è la migliore garanzia per sviluppare un senso critico".
Roberto Alciati ha trattato il rapporto tra religione e violenza, in particolare affrontando l'evoluzione dei concetti di fondamentalismo, antisemitismo e antisionismo.
La parola fondamentalismo nasce all'interno del cristianesimo protestante americano alla fine dell'Ottocento e significa "tornare ai fondamenti" di fronte alle scoperte della modernità, tra rivoluzione industriale e darwinismo. Non ha una connotazione negativa, ma è la parola usata per difendere una determinata modalità di vivere una religione di fronte alla modernità. Questo termine ha avuto poi fortuna nel Novecento con la nascita di organizzazioni politiche e religiose che si oppongono alla modernità, invocando la restaurazione di un sistema tradizionale. Così, nel momento in cui la difesa diventa attiva, il fondamentalismo assume un nuovo significato. Può valere per cristiani, musulmani, induisti e buddisti.
L'antisemitismo è una parola che nasce nel 1879 come opposizione al processo di emancipazione degli ebrei, un movimento tradizionalista che non perseguita gli ebrei ma vuole tornare alla condizione in cui essi "erano rispettati, ma un po' meno". Con questo termine siamo di fronte alla difesa tradizionale di come stavano le cose in precedenza, perché la novità è un problema. Fondamentalismo e antisemitismo sono due termini che parlano di difesa e di protezione. "Ma c'è anche una difesa che diventa attacco - dice Alciati - infatti sia il fondamentalismo sia l'antisemitismo sono diventati forme di difesa violente."
Per ultima, l'antisionismo. Anche questa nasce alla fine dell'Ottocento e rappresenta un movimento politico ebraico che vuole ritornare nella terra di Sion, in Palestina. La contrapposizione tra sionisti e antisionisti nasce tra chi voleva uno stato di Israele e chi invece voleva vivere nella diaspora. Un'attenzione al significato delle parole è fondamentale per intavolare qualsiasi discorso.