A Cuneo 5.000 persone in piazza per Gaza (video)
03 ottobre 2025
Cuneo
https://youtu.be/j19F6DbonIk Quasi 5.000 persone in piazza questa mattina (venerdì 3 ottobre) al grido “Cuneo lo sa da che parte stare, Palestina libera dal fiume fino al mare”. Studenti, lavoratori, bambini, famiglie, anziani, sono scesi in strada, aderendo allo sciopero generale indetto da Cgil e Usb per chiedere lo stop al genocidio e per esprimere solidarietà alla Global Sumud Flotilla. Una partecipazione che non si vedeva da tempo a Cuneo. Tantissime le bandiere della Palestina e della pace, numerosi i cartelli che invocavano lo stop alla guerra ed esprimevano solidarietà alla Flotilla.
Quasi 5,000 persone in corteo nel centro città
https://youtu.be/XKi4n__M0bU Il corteo, che ha attraversato corso Nizza, piazza Galimberti, corso IV Novembre ed è poi rientro in piazza Europa, è stato aperto dall'intervento da una rappresentante del Centro islamico di Cuneo e dai sindacati. Fuori programma dell'ultima ora, il corteo si è spostato e ha occupato Viadotto Soleri.“Non ci fermeremo”
https://youtu.be/yWDrsU77JPQ “Siamo qui oggi non solo per solidarietà, non solo per gridare Palestina libera - ha detto Inas Tazouda del Centro islamico Cuneo -. A Gaza non c'è una guerra, c'è un massacro, c'è un progetto sistematico di cancellazione. E chi non lo dice è parte del problema. Come Centro di Cultura Islamica di Cuneo, diciamo basta. Non useremo mezze parole, non staremo zitti per paura di disturbare chi ha la coscienza pulita solo quando è conveniente. Il nostro messaggio è chiaro: non esiste pace senza giustizia. Non esiste dialogo senza libertà. Non esiste due popoli, due stati, mentre uno dei due viene sterminato! Chi oggi si gira dall'altra parte, un giorno dovrà rispondere. E quando quel giorno arriverà, vogliamo poter dire: noi c'eravamo. Noi abbiamo parlato. Noi non abbiamo lasciato soli i fratelli e le sorelle palestinesi. Che si sappia, non ci fermeremo. Non smetteremo di denunciare. Non smetteremo di boicottare. Non smetteremo di lottare, finché la Palestina sarà libera. Free, free Palestine!".“Questo e’ uno sciopero per l’umanità”
https://youtu.be/ryVaZYMW0Zk “Questa piazza è responsabile, gli irresponsabili sono coloro che da anni hanno precarizzato il nostro lavoro, hanno tolto diritti alla slaute, all'istruzione, a quello che è il senso e il significato di vivere in una comunità - ha detto Piertomaso Bergesio della Cgil -. Quello che accade in Palestina, dove hanno distrutto case e ospedali, scuole e luoghi di culto, è l'esempio di una svolta autoritaria che viviamo anche nei nsotri paesi. Dobbiamo ricordarcelo ogni volta che scendiamo in piazza, scendiamo in piazza per l'umanità, questo è uno sciopero per l'umanità, Presidente Meloni, Salvini, queste piazze ci sono, ci saranno oggi, ci saranno domani e noi ci saremo. Non sono i vetri rotti a fare i responsabili e a urtare i benpensanti, sono la violenza criminale, militare, sociale ed economica che viene agita continuamente anche nel nostro paese. Noi ci ribelliamo e scioperiamo contro questa violenza”."A Gaza le scuole non ci sono più e il 95% degli ospedali è stato distrutto"
https://youtu.be/mTcoabffnx4 "Nella striscia di Gaza ci sono stati 788 attacchi a strutture sanitarie e ambulanze - ha detto Sara Doronzo del Sindacato di base autonomo Cub -. Il 95% degli ospedali è danneggiato o fuori uso e dall'inizio della guerra sono rimasti uccisi più di 1.600 operatori sanitari. Dall'ottobre 2023 tutte le scuole della striscia di Gaza sono state chiuse. A Gaza le scuole non ci sono più e l'istruzione è un pilastro fondamentale per lo sviluppo di qualsiasi società, ma nella striscia di Gaza il sistema educativo ha subito danni catastrofici. 396 scuole hanno subito un impatto diretto, il 70% del totale delle scuole di Gaza, 80 sono state completamente distrutte. Il conflitto ha avuto effetti devastanti sugli studenti e sul personale scolastico. Oltre 12.800 studenti, 800 tra insegnanti e personale amministrativo sono stati uccisi. Più di 19.000 studenti e 2.400 insegnanti sono rimasti feriti. 625.000 bambini in età scolare non hanno avuto accesso all'istruzione per oltre un anno. Ai governanti che al caldo delle stanze di governo, senza contraddittorio, sentenziano delle intenzioni degli attivisti, delle imbarcazioni assaltate, noi preferiamo le strade, le piazze piene di persone che si parlano, si confrontano, agiscono collettivamente, non sopportando più le atrocità quotidiane in Palestina e il futuro che vorrebbero apparecchiarci. Per tutto questo oggi scioperiamo, contro il genocidio in Palestina, per la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele, per il sostegno alla Global Sumud Flotilla e il pieno accesso agli aiuti umanitari. Contro la guerra e l'economia di guerra, per tagliare le spese militari e investire in servizi, salari, sanità, scuola"."Al centro gli interessi dei popoli, dei lavoratori, dei giovani"
https://youtu.be/rmY_CJ5wqWA "L'impresentabile Ministro degli Esteri italiani farfuglia che il diritto internazionale vale solo fino a un certo punto - ha commentato Massimo Gabella del sindacato Usb -. La nostra premier, Giorgia Meloni, che cerca sempre di darsi un tono da statista, non trova niente di meglio da fare che insultare gli attivisti della Flotilla e insultare i lavoratori che scioperano oggi dicendo che vogliono andare al mare. Ebbene cara Giorgia Meloni, no. Centinaia di migliaia, speriamo un milione di persone, oggi scioperano e sono in piazza e non sono al mare. Sono in piazza per dire una cosa molto chiara: che hanno scelto da che parte stare. Mentre voi state dalla parte di Israele, del genocidio e della guerra, noi stiamo parte della giustizia, dell'umanità, della lotta contro l'apartheid, il genocidio, contro la guerra. C'è un altro elemento che emerge dalle piazze di queste settimane, il ritorno dell'idea che non siamo solo individui in competizione gli uni con gli altri, dell'idea che è possibile prendere parola e mettere in discussione le priorità alla base delle scelte politiche e che tutto questo sia possibile farlo collettivamente. Tornano al centro così gli interessi dei popoli, delle lavoratrici e dei lavoratori, dei giovani e degli studenti che anche oggi sono in piazza a migliaia, dimostrando che non sono una generazione apatica e indifferente. Ecco perché oggi lottare contro il genocidio, a sostegno del popolo e della resistenza palestinese, significa lottare per tutto questo e molto di più".