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15 luglio 2026

editoriale

Campeggi, incontri, amicizie: è questo il tempo di “avere amore gli uni per gli altri”

06 luglio 2025

Cuneo

campeggio Questo per molti è tempo di campeggi, di campi-scuola, tempo di incontri più distesi con amici anche mentre si lavora ancora, con le sere più lunghe, ritmi più distesi e il calore estivo che costringe a rallentare. Le nostre parrocchie e anche diocesi dedicano molte energie a organizzare periodi di vita comunitaria, di esperienze da affrontare innanzi tutto insieme ad altri. A volte qualcuno ha pensato che si trattasse quasi di trucchi, mirati soprattutto a ragazzi e giovani: “Li faccio venire con la scusa del gioco, poi affrontiamo anche dei discorsi seri”. Ma in realtà già questa dimensione comunitaria è centrale per il mondo biblico. Lasciamo per una volta stare il Primo Testamento, che proviene da un mondo culturale per il quale è stato faticoso recuperare l’importanza del singolo, tanto era incentrato sulla famiglia e sul clan. Là la dimensione comunitaria della fede è semplicemente la prima a essere colta. Diventa però più interessante il Nuovo Testamento, che si confronta anche profondamente con una cultura greca molto più simile a noi, molto incentrata sul successo e sulle questioni dei singoli. Una cultura che poteva essere tentata, come noi, di pensare che l’adesione a un nuovo gruppo umano comportasse innanzi tutto l’ubbidienza a regole nuove, e che magari si trattasse in primo luogo di una scelta personale, intima. Questa dimensione ovviamente esiste ed è rilevante, ma intorno a Gesù tutto si muove anche  a livello di comunità. Uno dei suoi primi gesti, d’altronde, consiste nel chiamare intorno a sé dodici apostoli. Il vangelo di Marco (3,13-19) è molto interessante al riguardo, perché non si limita a indicare i nomi ma spiega anche, molto brevemente, lo scopo di questa nuova comunità. Vi si dice che li costituì per due scopi: perché stessero con lui e per mandarli. Il primo scopo è semplicemente di comunità, per stare con lui. Solo chi non ha mai sperimentato l’amicizia (se qualcuno esiste!) coglie che davvero questa dimensione di una piccola comunità di scelta in cui vivere fino in fondo armonia e fiducia reciproca non è semplicemente un condimento in più alla vita, ma può spesso essere il nutrimento principale. Il secondo scopo è di inviarli, a realizzare due obiettivi: annunciare (che cosa non si dice: qualche traduttore aggiunge “il vangelo”) e avere il potere di scacciare i demoni. Questo ci pare eccessivo, a fronte della “normalità” quasi banale di ciò che viene chiesto prima. Ma ci ricordiamo come nella prima parte del vangelo di Marco Gesù è intervenuto a guarire malattie che allontanavano dall’umanità, dalla relazione con gli altri: un lebbroso, la suocera di Pietro, un paralitico. Ma, prima di tutto e soprattutto, un indemoniato, noi diremmo un “pazzo scatenato”, ciò che ci spaventa e allontana di più. “Avere il potere di scacciare i demoni”, in quel contesto, prima ancora che a pratiche miracolose, fa pensare a quella capacità di rimettere le persone in rapporto con gli altri, “magia” disponibile, dice Gesù, a chi si sintonizza con lui. Ma anche Luca, negli Atti degli Apostoli, insiste a più riprese sul fatto che “i fratelli” (cioè i credenti) vivessero insieme, avessero tutto in comune, stessero in armonia. Insiste più su questo che sull’ascolto della parola di Dio! E se guardiamo alla vita di Gesù narrata dai vangeli, è un costante stare in mezzo alle persone, dialogare, ascoltare, prendere posizione, guarire... Quando Gesù non è insieme agli altri, è in preghiera, in dialogo con il Padre. Ecco allora la ragione dell’unica verifica di identità cristiana che troviamo nel Nuovo Testamento, in Gv 13,35. Lì si dice che il criterio per capire se si sarà discepoli di Gesù non sarà nella formula di fede conosciuta a memoria o in una vita rispettosa di comandamenti e precetti morali, bensì «se avrete amore gli uni per gli altri». La vita secondo Gesù è innanzi tutto una vita di relazioni di amore. Come all’interno della Trinità, di cui gli esseri umani sono immagine. Sarebbe a questo punto interessante porci di nuovo la domanda di Dietrich Bonhoeffer (“Se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te?”), ma nel frattempo facciamo bene a goderci la compagnia e il confronto con gli amici: ovunque cresca l’umanità autentica, fatta di fiducia e amore, cresce secondo la Bibbia la presenza di Dio.
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