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“Quando ci si arrampicava nel campanile perché non c’erano le scale per poter suonare la baudetta”

25 maggio 2024

Cuneo

Paolo Marchetto con il padre Franco Paolo Marchetto con il padre Franco Paolo Marchetto è nato a Torino nel 1972 e vive a Manta: “Sono sposato con Monica da oltre 20 anni e abbiamo Arianna, una figlia che ci tiene molto allegri!”. I suoi genitori?  Papà Franco e mamma Marianna sono entrambi della valle Varaita, ma si sono conosciuti a Torino dove, negli anni Settanta, andavano a cercare un lavoro. Hanno iniziato a lavorare già in età scolare. Gli insegnamenti che hanno ricevuto da bambini (e che a loro volta hanno trasmesso in famiglia a mia sorella e me) sono i valori dell’amicizia, correttezza, impegno, rispetto, onestà. Una frase che, a volte, ci veniva ripetuta quando eravamo contrariati, era: ‘Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te!’. Le scuole?    Ho frequentato le scuole dell’obbligo a Piasco, poi sono andato all’Istituto tecnico Denina a Saluzzo, dove mi sono diplomato. Ricordo gli amici sinceri, l’oratorio, le gite in montagna, lo sci e sono cresciuto nelle comunità piaschese, casteldelfinese e bellinese, sane socialmente.  Quando ha iniziato a lavorare? A 19 anni, subito dopo il diploma, nella banca dove lavoro tuttora. In precedenza, come quasi tutti i miei amici, a quei tempi si facevano dei lavori durante le vacanze scolastiche in estate, in agricoltura e nell’artigianato. La ‘baudetta’: cosa è? È una tradizione religiosa e popolare, legata alla festa di paese del Santo Patrono, quando veniva suonata per accompagnare con la sua melodia festosa la processione dei fedeli che, recitando il Rosario, portava la statua del Santo nelle vie delle borgate. Dove si suona ancora in valle ? Non lo so con esattezza. A Villar di Sampeyre l’hanno sempre suonata il 15 agosto. Poi mi è capitato di sentirla a Confine e a Bellino. Probabilmente però viene suonata ancora in tante feste anche della valle, ma non mi è mai capitato di frequentarle. Chi ha insegnato a suo padre a suonarla? Mio padre Franco ha imparato da bambino dai più grandicelli di lui di Torrette. L’usanza era di arrampicarsi sul campanile (letteralmente!): essendo sprovvisto di scale, la salita avveniva all’interno a mani nude e infilando le punte delle scarpe nei fori presenti del muro in pietra. Nei giorni precedenti la festa, il 24 giugno, c’era un gran fermento tra i bimbi che negli anni 50/60, ancora, non possedevano quasi nulla e non avevano grandi diversivi per giocare. Così, la sera, finito il lavoro in campagna e prima di cena, si arrampicavano anche in 7 o 8 in cima al campanile dove la ‘baudetta’ veniva suonata per qualche momento, a turno, in modo da poter ‘ripassare’ e apprendere la melodia che avrebbe accompagnato la processione nel giorno della festa. E lei, oggi bancario, quando la suona?  Le occasioni per suonarla sono principalmente la festa di San Giovanni a Torrette il 24 giugno e la festa dei Te’ Nou alla cappella omonima. Non presenta particolari difficoltà, necessita di un certo esercizio iniziale per imparare il ritmo scandito a ritmo di martelli sulla campana, e poi il gioco è fatto! Nel mio caso, l’apprendimento è avvenuto in maniera naturale con l’insegnamento di mio padre e sentendolo suonarla, salendo, da ragazzo, sul campanile con lui... Un aneddoto felice? Alcuni anni or sono, ho avuto  l’occasione di insegnare in un primo corso organizzato da ‘Espaci Occitan’ a Dronero. Gli allievi, quasi una ventina (un gruppo di persone davvero speciali, e di questi, alcuni, hanno portato avanti quanto appreso): una lenta rinascita della tradizione (anche, ad esempio, in valle Maira), che ancor oggi prosegue e che il corso organizzato dal Comune di Casteldelfino domenica 26 maggio e domenica 2 giugno, intende riproporre e promuovere. Cosa provate quando suonate la ‘baudetta’? Suonare la ‘baudetta’ fa percepire l’arrivo della festa: scalda il cuore ogni volta perché, quel giorno, si celebra la ricorrenza principale del paese dove tutti si conoscono e tutti fanno festa insieme e l’atmosfera si carica di sentimenti positivi! Come vede il futuro della Valle Varaita? La valle ha grandi potenzialità legate alla sua posizione geografica, alle bellezze naturali, culturali e al fatto di avere ancora un certo numero di residenti che, silenziosamente, ma con costanza, vivono il territorio e lo ‘coltivano’ sotto tutti gli aspetti e settori economici. Peccato non godere dei vantaggi che, come in Valtellina, permettono di vivere in montagna (con tutte le difficoltà che questo comporta) ma con sgravi fiscali da parte dello Stato, consentendo di abitare territori disagiati e con servizi limitati e stimolando la gente a rimanervi. Il mondo di oggi? Ha grandi incognite per il futuro. La tecnologia imperante dilagata in modo esponenziale e capillare nell’ultimo decennio con l’avvento degli smartphone sta distruggendo la socialità, compromette l’educazione e la formazione scolastica dei bambini e dei giovani, mette a rischio i posti di lavoro, con risvolti che si prospettano non così positivi per la gente comune.  Cosa mette al primo posto nella sua vita? I valori classici della famiglia, della socialità, dell’amicizia, dell’impegno, del rispetto e dell’onestà, imprescindibili per vivere la propria vita senza sopraffare nessuno e senza essere sopraffatti. Inseriti in un contesto sociale dove pace, sicurezza, lavoro, sanità pubblica efficiente permettano una convivenza e una crescita sociale virtuose. Franco Marchetto suona la campana Franco Marchetto suona la campana  
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