economia
Pagamento con carta di credito. Fotografo: Mauro Bottaro
Copyright European Union, 2019
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Fonte: EC - Audiovisual Service Si chiama “Save now pay later”, letteralmente “Risparmia ora compara dopo” ed è una recente novità in fatto di servizi finanziari. Il nome richiama il “Buy now pay later” (“Compra ora paga dopo”), meccanismo già diffuso e che sta generando non poche preoccupazioni tra gli addetti ai lavori per il crescente livello di indebitamento delle famiglie. L’idea di comprare oggi ciò che non ci si può permettere per pagare in un secondo momento, infatti, se funziona per i beni durevoli e che si possono trasmettere alle future generazioni (come la casa), rappresenta un modello di comportamento quanto mai deleterio per i beni e i servizi con una utilità limitata nel tempo, a maggior ragione se puramente voluttuari. Il “Save now pay later” modifica, seppure solo parzialmente, la logica. Il servizio prevede, infatti, meccanismi di accumulo della somma necessaria per effettuare, in futuro, un acquisto già programmato. L’aspetto positivo è quello di introdurre profili di sostenibilità della spesa nelle operazioni di acquisto. Se non ci si può permettere un certo bene oggi, si dovrà pazientare e aspettare un secondo momento. Si tratta, certamente, di un passo nella giusta direzione di una maggiore consapevolezza nei comportamenti di spesa. Tuttavia, non mancano motivi di perplessità legati, principalmente, al vincolo relativo ai risparmi e alla natura dell’acquisto differito. Scegliere oggi come spendere i soldi domani è una buona prassi solo se inserita in una adeguata programmazione finanziaria. L’indebitamento programmato, esattamente come i debiti già contratti, infatti, introduce meccanismi di rigidità della spesa. I fondi già destinati a un certo acquisto non potranno, ad esempio, essere impiegati per far fronte a una emergenza o per cogliere una opportunità o un’occasione di investimento non previste. Lo stesso beneficio atteso dall’acquisto futuro, se si tratta di un bene di puro consumo o alla moda, potrebbe non essere all’altezza delle aspettative coltivate al momento della decisione di bloccare le somme; questo potrebbe capitare, per esempio, se i gusti del consumatore o le preferenze dovessero cambiare tra il momento del vincolo e quello della fruizione del bene. Anche con il nuovo servizio, infatti, se non si può riconsiderare l’idea della spesa, si perde il controllo della scelta del tempo più opportuno per l’impiego delle risorse. Warren Buffett, leggendario uomo d’affari statunitense, ama ripetere che non esistono buoni o cattivi investimenti, ma che si dovrebbe, piuttosto, parlare di operazioni fatte nel momento giusto oppure in quello sbagliato. Chiunque si occupi seriamente di consulenza in ambito finanziario sa e dice che non esistono ricette valide per ognuno e per ogni tempo. Quello che conta è capire quale è il momento della vita personale e professionale del risparmiatore o della sua famiglia e ragionare di conseguenza. Le esigenze e le disponibilità di una giovane coppia, ad esempio, non sono quelle di una famiglia che si accinge a sostenere gli oneri legati agli studi universitari dei figli, o di una persona che si avvia verso la terza età e ha bisogno di pensare con maggiore attenzione (anche se sarebbe meglio cominciare per tempo) alla copertura di possibili servizi assistenziali. In un contesto di questo tipo, l’idea di vincolare le proprie disponibilità per acquisti futuri deve essere valutata alla luce della natura dell’acquisto (anche in questo caso, una casa non equivale a una vacanza o a un capo di abbigliamento di lusso) e, più in generale, del più ampio contesto di una sana programmazione finanziaria, assistenziale e previdenziale. In questi campi, il “fai da te” è tendenzialmente sconsigliabile, e non solo perché il livello di complessità degli strumenti finanziari è tale da rendere indispensabile il ricorso a un supporto professionale serio, ma anche perché, quando si tratta di soldi, i fattori di natura emotiva e irrazionale possono giocare brutti scherzi, e il consiglio distaccato di esperti preparati può fare la differenza. Desiderio di imitazione, spinte ai consumi eccessivi o irragionevoli, avidità o anche timori immotivati possono fare capolino anche negli animi più solidi. Prendere atto di alcune personalissime vulnerabilità nel nostro rapporto con le risorse è un passaggio di maturità che riguarda molti se non tutti, anche i più attrezzati.
I nuovi servizi finanziari e una sana programmazione
17 marzo 2024
Cuneo
Pagamento con carta di credito. Fotografo: Mauro BottaroCopyright European Union, 2019
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Fonte: EC - Audiovisual Service Si chiama “Save now pay later”, letteralmente “Risparmia ora compara dopo” ed è una recente novità in fatto di servizi finanziari. Il nome richiama il “Buy now pay later” (“Compra ora paga dopo”), meccanismo già diffuso e che sta generando non poche preoccupazioni tra gli addetti ai lavori per il crescente livello di indebitamento delle famiglie. L’idea di comprare oggi ciò che non ci si può permettere per pagare in un secondo momento, infatti, se funziona per i beni durevoli e che si possono trasmettere alle future generazioni (come la casa), rappresenta un modello di comportamento quanto mai deleterio per i beni e i servizi con una utilità limitata nel tempo, a maggior ragione se puramente voluttuari. Il “Save now pay later” modifica, seppure solo parzialmente, la logica. Il servizio prevede, infatti, meccanismi di accumulo della somma necessaria per effettuare, in futuro, un acquisto già programmato. L’aspetto positivo è quello di introdurre profili di sostenibilità della spesa nelle operazioni di acquisto. Se non ci si può permettere un certo bene oggi, si dovrà pazientare e aspettare un secondo momento. Si tratta, certamente, di un passo nella giusta direzione di una maggiore consapevolezza nei comportamenti di spesa. Tuttavia, non mancano motivi di perplessità legati, principalmente, al vincolo relativo ai risparmi e alla natura dell’acquisto differito. Scegliere oggi come spendere i soldi domani è una buona prassi solo se inserita in una adeguata programmazione finanziaria. L’indebitamento programmato, esattamente come i debiti già contratti, infatti, introduce meccanismi di rigidità della spesa. I fondi già destinati a un certo acquisto non potranno, ad esempio, essere impiegati per far fronte a una emergenza o per cogliere una opportunità o un’occasione di investimento non previste. Lo stesso beneficio atteso dall’acquisto futuro, se si tratta di un bene di puro consumo o alla moda, potrebbe non essere all’altezza delle aspettative coltivate al momento della decisione di bloccare le somme; questo potrebbe capitare, per esempio, se i gusti del consumatore o le preferenze dovessero cambiare tra il momento del vincolo e quello della fruizione del bene. Anche con il nuovo servizio, infatti, se non si può riconsiderare l’idea della spesa, si perde il controllo della scelta del tempo più opportuno per l’impiego delle risorse. Warren Buffett, leggendario uomo d’affari statunitense, ama ripetere che non esistono buoni o cattivi investimenti, ma che si dovrebbe, piuttosto, parlare di operazioni fatte nel momento giusto oppure in quello sbagliato. Chiunque si occupi seriamente di consulenza in ambito finanziario sa e dice che non esistono ricette valide per ognuno e per ogni tempo. Quello che conta è capire quale è il momento della vita personale e professionale del risparmiatore o della sua famiglia e ragionare di conseguenza. Le esigenze e le disponibilità di una giovane coppia, ad esempio, non sono quelle di una famiglia che si accinge a sostenere gli oneri legati agli studi universitari dei figli, o di una persona che si avvia verso la terza età e ha bisogno di pensare con maggiore attenzione (anche se sarebbe meglio cominciare per tempo) alla copertura di possibili servizi assistenziali. In un contesto di questo tipo, l’idea di vincolare le proprie disponibilità per acquisti futuri deve essere valutata alla luce della natura dell’acquisto (anche in questo caso, una casa non equivale a una vacanza o a un capo di abbigliamento di lusso) e, più in generale, del più ampio contesto di una sana programmazione finanziaria, assistenziale e previdenziale. In questi campi, il “fai da te” è tendenzialmente sconsigliabile, e non solo perché il livello di complessità degli strumenti finanziari è tale da rendere indispensabile il ricorso a un supporto professionale serio, ma anche perché, quando si tratta di soldi, i fattori di natura emotiva e irrazionale possono giocare brutti scherzi, e il consiglio distaccato di esperti preparati può fare la differenza. Desiderio di imitazione, spinte ai consumi eccessivi o irragionevoli, avidità o anche timori immotivati possono fare capolino anche negli animi più solidi. Prendere atto di alcune personalissime vulnerabilità nel nostro rapporto con le risorse è un passaggio di maturità che riguarda molti se non tutti, anche i più attrezzati.