Paolo Fusta con la moglie Barbara
Paolo Fusta, innamorato dei libri, è nato a Saluzzo il 18 ottobre 1968 e vive tra Saluzzo e Bertines di Casteldelfino: “Ho trascorso l’infanzia felicemente a giocare nei cortili e oratori di Saluzzo, con l’immancabile visita quotidiana agli zii e nonni. Ho un bel ricordo della professoressa Bernocco, che insegnava italiano: le sue lezioni coinvolgenti mi hanno avvicinato alla letteratura e ai libri!
Cosa sognava di fare da bambino?
Prima il calciatore e poi di fare le Olimpiadi e vivere facendo sport.
Quando ha iniziato a lavorare?
Ho iniziato presto: l’impatto con il Centro professionale di Verzuolo è stato duro. Sono poi andato a lavorare in officina nei pressi di Ponte Po tra Saluzzo e Revello: in bici tutte le mattine! Poi è arrivato il lavoro da ‘Registri Buffetti’, perchè Graziella Bonetto (la titolare) mi vedeva a servire la Messa nella chiesa di San Giovanni e mi ha assunto nel negozio. Sono poi andato in fabbrica alla Miroglio, ho fatto anche il doratore grazie a mio zio Mike Bongiovanni e poi, dopo qualche corso di computer, ho iniziato come lavoratore esterno per la Minerva Medica. Nel frattempo mi era arrivata la convocazione delle Poste: sono stati mesi intensi, portavo la posta nella campagna saluzzese. Ricordo in particolare i primi giorni che finivo tardissimo, esausto, perché non trovavo il nome delle vie e tanto peggio i numeri civici a cui consegnare la corrispondenza!
Quando e come è iniziata l’avventura della tipografia?
Mio papà, che lavorava alla Minerva Medica, mi disse un giorno che ricercavano operatori esterni per la fotocomposizione. Colsi quella occasione, feci un corso per acquisire le prime nozioni tipografiche con l’azienda, e con l’aiuto della famiglia acquistai quello che allora si chiamava il ‘terminale’, e iniziai lavorare da casa. Poi Mauro Meroni, amico di famiglia, mi seguì per farmi impratichire su quei sistemi assai complessi. Alla sera quando mio padre tornava dal lavoro, spesso si sedeva di fianco a me a insegnarmi l’arte dell’impaginazione: lui aveva il “mestiere”, io la... tecnologia. Era il 1991.
Come si è trasformata nel tempo?
L’attività si è evoluta come fotolito, service di pellicole e studio grafico. Poi la stampa digitale ha soppiantato la fotocomposizione. Ho stampato piccoli e grandi formati fino al 2012. Da quel momento, mi sono dedicato completa-mente alla Casa editrice che avevo fondato nel 2002.
Lei oggi come si definisce?
Non saprei a definirmi, credo di essere poco etichettabile!
Perchè ama pubblicare i libri del territorio?
Perchè uniscono la mia passione per i libri a quella della scoperta delle storie e luoghi delle nostre valli e alla curiosità di conoscere profondamente il territorio in cui vivo o in cui in qualche modo frequento. Ormai i titoli in catalogo sono oltre 400, e la Casa editrice si è sviluppata, in particolare in Liguria, terra molto affine alla nostra, dove si è creato un gruppo di autori con cui attraverso romanzi storici, storia contemporanea e non solo, sto portando avanti un lavoro analogo a quello iniziato nel saluzzese.
Una sua giornata tipo?
Il mio è un lavoro vario, non ho una giornata tipo!
La fatica più grande?
Compensare buoni titoli, coerenti con la linea editoriale perseguita, con la vendibilità (e dunque con la sopravvivenza economica).
Pentito o felice della scelta di vita che ha fatto?
Direi soddisfatto per aver sempre cercato di fare scelte stimolanti.
La soddisfazione più grande?
Sono tante piccole soddisfazioni. Forse è il fatto che sempre più persone riconoscono che tra le righe di una nostra pubblicazione c’è sempre un messaggio che si vuole condividere.
La libreria aperta a Casteldelfino: come mai?
Da anni, nella bella stagione, lavoro da Bertines e ho imparato ad apprezzare Casteldelfino. Occupandomi spesso di montagna, mi è sembrato il luogo ideale per lavorarci. Da qui partirono le prime spedizione sul Monviso. Con alcuni amici spesso si discuteva sulle possibilità di rilancio del paese che, come tanti di montagna, ha subito lo spopolamento e l’abbandono. Ho voluto quindi mettermi in gioco, provando a dare una presenza fissa per essere un primo riferimento per chi passa in paese. Qualche attività c’era già e dunque partendo dal presupposto che ognuno di noi può fare la propria parte per migliorare certe situazioni, grazie ad alcuni amici che mi hanno aiutato, abbiamo proposto l’idea all’amministrazione che l’ha accolta con entusiasmo, lasciando i locali in comodato d’uso gratuito e nel giro di pochi giorni ho aperto.
Il mondo di oggi come lo vede?
Pieno di contraddizioni, ma rispetto al passato c’è il rischio di un uso distorto della tecnologia che ci può portare a essere schiavi della stessa e siamo esposti a rischi enormi.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Senza dubbio la famiglia, composta da mia moglie Barbara e dai nostri figli Elisabetta e Samuele. Barbara non mi ha mai fatto mancare il suo prezioso sostegno, sia nelle iniziative riuscite meglio, sia in quelle meno fortunate.
editoriale
Paolo Fusta con la moglie Barbara
Paolo Fusta, innamorato dei libri, è nato a Saluzzo il 18 ottobre 1968 e vive tra Saluzzo e Bertines di Casteldelfino: “Ho trascorso l’infanzia felicemente a giocare nei cortili e oratori di Saluzzo, con l’immancabile visita quotidiana agli zii e nonni. Ho un bel ricordo della professoressa Bernocco, che insegnava italiano: le sue lezioni coinvolgenti mi hanno avvicinato alla letteratura e ai libri!
Cosa sognava di fare da bambino?
Prima il calciatore e poi di fare le Olimpiadi e vivere facendo sport.
Quando ha iniziato a lavorare?
Ho iniziato presto: l’impatto con il Centro professionale di Verzuolo è stato duro. Sono poi andato a lavorare in officina nei pressi di Ponte Po tra Saluzzo e Revello: in bici tutte le mattine! Poi è arrivato il lavoro da ‘Registri Buffetti’, perchè Graziella Bonetto (la titolare) mi vedeva a servire la Messa nella chiesa di San Giovanni e mi ha assunto nel negozio. Sono poi andato in fabbrica alla Miroglio, ho fatto anche il doratore grazie a mio zio Mike Bongiovanni e poi, dopo qualche corso di computer, ho iniziato come lavoratore esterno per la Minerva Medica. Nel frattempo mi era arrivata la convocazione delle Poste: sono stati mesi intensi, portavo la posta nella campagna saluzzese. Ricordo in particolare i primi giorni che finivo tardissimo, esausto, perché non trovavo il nome delle vie e tanto peggio i numeri civici a cui consegnare la corrispondenza!
Quando e come è iniziata l’avventura della tipografia?
Mio papà, che lavorava alla Minerva Medica, mi disse un giorno che ricercavano operatori esterni per la fotocomposizione. Colsi quella occasione, feci un corso per acquisire le prime nozioni tipografiche con l’azienda, e con l’aiuto della famiglia acquistai quello che allora si chiamava il ‘terminale’, e iniziai lavorare da casa. Poi Mauro Meroni, amico di famiglia, mi seguì per farmi impratichire su quei sistemi assai complessi. Alla sera quando mio padre tornava dal lavoro, spesso si sedeva di fianco a me a insegnarmi l’arte dell’impaginazione: lui aveva il “mestiere”, io la... tecnologia. Era il 1991.
Come si è trasformata nel tempo?
L’attività si è evoluta come fotolito, service di pellicole e studio grafico. Poi la stampa digitale ha soppiantato la fotocomposizione. Ho stampato piccoli e grandi formati fino al 2012. Da quel momento, mi sono dedicato completa-mente alla Casa editrice che avevo fondato nel 2002.
Lei oggi come si definisce?
Non saprei a definirmi, credo di essere poco etichettabile!
Perchè ama pubblicare i libri del territorio?
Perchè uniscono la mia passione per i libri a quella della scoperta delle storie e luoghi delle nostre valli e alla curiosità di conoscere profondamente il territorio in cui vivo o in cui in qualche modo frequento. Ormai i titoli in catalogo sono oltre 400, e la Casa editrice si è sviluppata, in particolare in Liguria, terra molto affine alla nostra, dove si è creato un gruppo di autori con cui attraverso romanzi storici, storia contemporanea e non solo, sto portando avanti un lavoro analogo a quello iniziato nel saluzzese.
Una sua giornata tipo?
Il mio è un lavoro vario, non ho una giornata tipo!
La fatica più grande?
Compensare buoni titoli, coerenti con la linea editoriale perseguita, con la vendibilità (e dunque con la sopravvivenza economica).
Pentito o felice della scelta di vita che ha fatto?
Direi soddisfatto per aver sempre cercato di fare scelte stimolanti.
La soddisfazione più grande?
Sono tante piccole soddisfazioni. Forse è il fatto che sempre più persone riconoscono che tra le righe di una nostra pubblicazione c’è sempre un messaggio che si vuole condividere.
La libreria aperta a Casteldelfino: come mai?
Da anni, nella bella stagione, lavoro da Bertines e ho imparato ad apprezzare Casteldelfino. Occupandomi spesso di montagna, mi è sembrato il luogo ideale per lavorarci. Da qui partirono le prime spedizione sul Monviso. Con alcuni amici spesso si discuteva sulle possibilità di rilancio del paese che, come tanti di montagna, ha subito lo spopolamento e l’abbandono. Ho voluto quindi mettermi in gioco, provando a dare una presenza fissa per essere un primo riferimento per chi passa in paese. Qualche attività c’era già e dunque partendo dal presupposto che ognuno di noi può fare la propria parte per migliorare certe situazioni, grazie ad alcuni amici che mi hanno aiutato, abbiamo proposto l’idea all’amministrazione che l’ha accolta con entusiasmo, lasciando i locali in comodato d’uso gratuito e nel giro di pochi giorni ho aperto.
Il mondo di oggi come lo vede?
Pieno di contraddizioni, ma rispetto al passato c’è il rischio di un uso distorto della tecnologia che ci può portare a essere schiavi della stessa e siamo esposti a rischi enormi.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Senza dubbio la famiglia, composta da mia moglie Barbara e dai nostri figli Elisabetta e Samuele. Barbara non mi ha mai fatto mancare il suo prezioso sostegno, sia nelle iniziative riuscite meglio, sia in quelle meno fortunate.
Paolo, il senso di una libreria a Casteldelfino
29 settembre 2023
Cuneo
Paolo Fusta con la moglie Barbara
Paolo Fusta, innamorato dei libri, è nato a Saluzzo il 18 ottobre 1968 e vive tra Saluzzo e Bertines di Casteldelfino: “Ho trascorso l’infanzia felicemente a giocare nei cortili e oratori di Saluzzo, con l’immancabile visita quotidiana agli zii e nonni. Ho un bel ricordo della professoressa Bernocco, che insegnava italiano: le sue lezioni coinvolgenti mi hanno avvicinato alla letteratura e ai libri!
Cosa sognava di fare da bambino?
Prima il calciatore e poi di fare le Olimpiadi e vivere facendo sport.
Quando ha iniziato a lavorare?
Ho iniziato presto: l’impatto con il Centro professionale di Verzuolo è stato duro. Sono poi andato a lavorare in officina nei pressi di Ponte Po tra Saluzzo e Revello: in bici tutte le mattine! Poi è arrivato il lavoro da ‘Registri Buffetti’, perchè Graziella Bonetto (la titolare) mi vedeva a servire la Messa nella chiesa di San Giovanni e mi ha assunto nel negozio. Sono poi andato in fabbrica alla Miroglio, ho fatto anche il doratore grazie a mio zio Mike Bongiovanni e poi, dopo qualche corso di computer, ho iniziato come lavoratore esterno per la Minerva Medica. Nel frattempo mi era arrivata la convocazione delle Poste: sono stati mesi intensi, portavo la posta nella campagna saluzzese. Ricordo in particolare i primi giorni che finivo tardissimo, esausto, perché non trovavo il nome delle vie e tanto peggio i numeri civici a cui consegnare la corrispondenza!
Quando e come è iniziata l’avventura della tipografia?
Mio papà, che lavorava alla Minerva Medica, mi disse un giorno che ricercavano operatori esterni per la fotocomposizione. Colsi quella occasione, feci un corso per acquisire le prime nozioni tipografiche con l’azienda, e con l’aiuto della famiglia acquistai quello che allora si chiamava il ‘terminale’, e iniziai lavorare da casa. Poi Mauro Meroni, amico di famiglia, mi seguì per farmi impratichire su quei sistemi assai complessi. Alla sera quando mio padre tornava dal lavoro, spesso si sedeva di fianco a me a insegnarmi l’arte dell’impaginazione: lui aveva il “mestiere”, io la... tecnologia. Era il 1991.
Come si è trasformata nel tempo?
L’attività si è evoluta come fotolito, service di pellicole e studio grafico. Poi la stampa digitale ha soppiantato la fotocomposizione. Ho stampato piccoli e grandi formati fino al 2012. Da quel momento, mi sono dedicato completa-mente alla Casa editrice che avevo fondato nel 2002.
Lei oggi come si definisce?
Non saprei a definirmi, credo di essere poco etichettabile!
Perchè ama pubblicare i libri del territorio?
Perchè uniscono la mia passione per i libri a quella della scoperta delle storie e luoghi delle nostre valli e alla curiosità di conoscere profondamente il territorio in cui vivo o in cui in qualche modo frequento. Ormai i titoli in catalogo sono oltre 400, e la Casa editrice si è sviluppata, in particolare in Liguria, terra molto affine alla nostra, dove si è creato un gruppo di autori con cui attraverso romanzi storici, storia contemporanea e non solo, sto portando avanti un lavoro analogo a quello iniziato nel saluzzese.
Una sua giornata tipo?
Il mio è un lavoro vario, non ho una giornata tipo!
La fatica più grande?
Compensare buoni titoli, coerenti con la linea editoriale perseguita, con la vendibilità (e dunque con la sopravvivenza economica).
Pentito o felice della scelta di vita che ha fatto?
Direi soddisfatto per aver sempre cercato di fare scelte stimolanti.
La soddisfazione più grande?
Sono tante piccole soddisfazioni. Forse è il fatto che sempre più persone riconoscono che tra le righe di una nostra pubblicazione c’è sempre un messaggio che si vuole condividere.
La libreria aperta a Casteldelfino: come mai?
Da anni, nella bella stagione, lavoro da Bertines e ho imparato ad apprezzare Casteldelfino. Occupandomi spesso di montagna, mi è sembrato il luogo ideale per lavorarci. Da qui partirono le prime spedizione sul Monviso. Con alcuni amici spesso si discuteva sulle possibilità di rilancio del paese che, come tanti di montagna, ha subito lo spopolamento e l’abbandono. Ho voluto quindi mettermi in gioco, provando a dare una presenza fissa per essere un primo riferimento per chi passa in paese. Qualche attività c’era già e dunque partendo dal presupposto che ognuno di noi può fare la propria parte per migliorare certe situazioni, grazie ad alcuni amici che mi hanno aiutato, abbiamo proposto l’idea all’amministrazione che l’ha accolta con entusiasmo, lasciando i locali in comodato d’uso gratuito e nel giro di pochi giorni ho aperto.
Il mondo di oggi come lo vede?
Pieno di contraddizioni, ma rispetto al passato c’è il rischio di un uso distorto della tecnologia che ci può portare a essere schiavi della stessa e siamo esposti a rischi enormi.
Cosa mette al primo posto nella sua vita?
Senza dubbio la famiglia, composta da mia moglie Barbara e dai nostri figli Elisabetta e Samuele. Barbara non mi ha mai fatto mancare il suo prezioso sostegno, sia nelle iniziative riuscite meglio, sia in quelle meno fortunate.